Mercati, le conseguenze del "nuovo" Afghanistan

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Alberto Battaglia
23.8.2021
Tempo di lettura: 5'
La crisi umanitaria ed economica del Paese finora non ha impressionato gli investitori

Per l'economia globale il peso del commercio afgano è limitato, a dispetto delle ingenti risorse minerarie ancora in attesa di sfruttamento

L'indebolimento politico della presidenza Biden negli Usa costituisce la sfida più immediata ai piani di investimento multimiliardari, che ancora aspettano il via libera del Congresso

In Afghanistan il ritorno al potere dei talebani provocherà un duro colpo per l'economia del Paese, anche se le conseguenze sui mercati internazionali probabilmente si confermeranno limitate. Nel 2020, il Covid-19 aveva già contribuito a portare l'Afghanistan in recessione, con un calo del Pil pari al 2%; prima della svolta delle ultime settimane il Fondo monetario internazionale aveva previsto un rimbalzo del prodotto interno lordo del 2,7%. Ma lo scenario è radicalmente cambiato. Ora, l'agenzia di rating Fitch prevede un impatto negativo sulla produzione del Paese, che potrebbe perdere fino al 20% del reddito nazionale.

A rinforzare lo scenario di un tracollo economico in Afghanistan sono l'erosione degli aiuti internazionali al Paese, unita all'introduzione delle sanzioni economiche volte a impedire il rafforzamento del regime. "Già alcuni dati delle Nazioni Unite suggeriscono che gli aiuti sarebbero diminuiti di almeno il 20% rispetto ai livelli del 2020 nel 2021 in seguito alla partenza degli Stati Uniti”, ha affermato Fitch, “ma ciò non ha tenuto conto della conquista così rapida del Paese da parte dei talebani in modo così rapido".
Tutto questo ha già contribuito all'indebolimento della valuta afgana, che ad agosto ha perso oltre il 7% del valore sul dollaro, toccando un nuovo minimo storico. Ciò contribuirà a ridurre il potere d'acquisto della popolazione e l'accesso ai prodotti alimentari, aggravando così la crisi umanitaria prodotta dal cambio di regime. "Per i Paesi confinanti, il rischio immediato per i profili creditizi dell'incertezza politica in Afghanistan è legato a un potenziale afflusso di rifugiati", ha aggiunto Fitch, indicando il Pakistan come la meta più importante per chi fuggirà dal Paese.

Il rallentamento dell'economia afghana interesserà i principali partner commerciali del Paese: Emirati Arabi, Pakistan, India e Cina, che da soli costituiscono oltre il 68% delle importazioni afgane. In ogni caso, il peso dell'Afghanistan sull'economia globale è assai limitato: con i suoi 6,92 miliardi di dollari, il Paese rappresenta solo la 118esima destinazione del commercio internazionale (il dato è del 2019). Sul versante delle esportazioni, il principale prodotto dell'Afghanistan è l'oro, che rappresenta oltre il 43% dell'export nazionale per un valore di 968 miliardi di dollari.

Dal punto di vista operativo, ha argomentato Credit Suisse, le società che potrebbero beneficiare delle aumentate tensioni geopolitiche potrebbero essere quelle del settore difesa, che nei mesi scorsi avevano registrato performance inferiori alla media. “Crediamo che la crisi in Afghanistan aumenti i rischi geopolitici a livello globale” hanno affermato gli analisti della banca svizzera, “è probabile che i paesi di tutto il mondo rispondano con un aumento significativo della spesa per la difesa e la sicurezza in armi convenzionali e sistemi di difesa, nonché sofisticate tecnologie di sicurezza informatica e droni e sistemi di sorveglianza”.

 

Afghanistan, le risorse minerarie


Il ritorno dei talebani al potere, inoltre, solleva interrogativi sulle modalità con le quali potrebbero essere sfruttate le risorse minerarie dell'Afghanistan, il cui valore, secondo un rapporto militare statunitense del 2010, sarebbe vicino ai mille miliardi di dollari. Oltre all'oro, al ferro e al rame sarebbero presenti nel Paese alcune delle più importanti riserve di litio al mondo. Questo metallo è fondamentale per la produzione delle batterie, la cui importanza è destinata a crescere con la transizione alla mobilità elettrica. L'estrazione di queste risorse può avere impatti ambientali estremamente negativi quando non viene effettuata in modo responsabile.

In ogni caso, è probabile che per molto tempo i talebani non riusciranno a trarre profitto dalle risorse geologiche del Paese: "I talebani hanno preso il potere, ma la transizione da gruppo di insorti a governo nazionale sarà tutt'altro che semplice", ha affermato alla Cnn Joseph Parkes, analista della sicurezza in Asia presso la società di intelligence Verisk Maplecroft, "la governance funzionale del nascente settore minerario richiederà probabilmente molti anni".

L'impatto politico sugli Usa e i piani di rilancio economico


A dispetto delle larghe conseguenze sociali del ritorno dei talebani, è soprattutto il destino politico dei piani dell'agenda Biden sulle infrastrutture a preoccupare gli analisti economici. Per il presidente americano quello dell'Afghanistan si è già rivelato uno schiaffo per l'immagine: il suo consenso popolare è sceso sotto il 50% per la prima volta dall'inizio del mandato. Questo potrebbe ritardare o ridimensionare le ambizioni del pacchetto di stimoli economici multimiliardari che ancora attende l'approvazione del Congresso Usa. “La maggior parte degli osservatori di Washington più stagionati sa che è tutt'altro che un affare concluso. Alla fine si farà, ma non con un valore da 3.500 miliardi di dollari”, aveva dichiarato a Bloomberg Dave Lutz, ceo di Jonestrading, “le notizie dall'Afghanistan renderanno sicuramente più difficile per la speaker Pelosi mettere insieme un voto vincente".
Responsabile per l'area macroeonomica e assicurativa. Giornalista professionista, è laureato in Linguaggi dei media e diplomato in Giornalismo all'Università Cattolica

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