L'inflazione Usa sale ancora, ma non è più l'energia a trainarla

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Alberto Battaglia
12.1.2022
Tempo di lettura: 5'
Su base mensile l'indice Cpi è aumentato dello 0,5% a dicembre, ma l'inflazione core (che esclude l'energia) ha segnato un +0,6%

Il tasso d'inflazione Cpi americano è cresciuto un po' di più del previsto a dicembre, con un tasso annuo del 7% (massimo dal 1982) e una variazione mensile dello 0,5%. La reazione di mercato è stata benevola, probabilmente perché focalizzata sulla riduzione del ritmo di crescita mensile, che nei due mesi precedenti era stato dello 0,9 e 0,8%

A dicembre si è osservata la prima riduzione, dopo svariati mesi, della componente legata all'energia – in calo dello 0,4% rispetto a novembre. A questo fattore, però, si è affiancata la decisa accelerazione di altre componenti del paniere

I prezzi al consumo negli Stati Uniti sono aumentati leggermente più del previsto a dicembre, nonostante una riduzione su base mensile della componente energetica. Il tasso d'inflazione Cpi è aumentato dello 0,5% rispetto allo scorso novembre, rallentando la corsa rispetto ai mesi precedenti, ma un po' meno rispetto a quanto previsto dagli economisti sondati dal Wall Street Journal, che avevano stimato un +0,4%. Su base annua il tasso d'inflazione sale così dal 6,8 al 7%, aggiornando il massimo dal 1982. L'incremento è stato più evidente nell'indice di fondo “core”, che esclude le componenti più volatili del paniere come energia ed alimenti: questo ...
L'aspetto più interessante che emerge dagli elementi che hanno guidato i rincari a dicembre è la prima riduzione, dopo svariati mesi, della componente relativa all'energia – in calo dello 0,4% rispetto a novembre. A questo fattore, però, si è affiancata la decisa accelerazione di altre componenti del paniere, in particolare le auto usate che hanno registrato un rincaro su base mensile del 3,5% (in aumento rispetto al +2,5% di novembre).

Si mantengono sostenuti anche gli aumenti dei costi per l'alloggio, che sono aumentati di un altro 0,4% (sempre su base mensile) a dicembre. Anche il vestiario ha segnato, poi, un'accelerazione all'1,7% congiunturale. Il rallentamento della componente energetica probabilmente continuerà a influenzare l'andamento dell'inflazione nei prossimi mesi, in particolare dopo l'inverno, quando diminuirà la domanda per il riscaldamento. Tuttavia, i banchieri centrali sono consapevoli che le altre voci di spesa per le famiglie potrebbero mantenere i rincari accumulati sinora e sostenere le aspettative di un'inflazione più elevata. Una parte dell'inflazione attualmente osservata, dunque, rischia di non essere transitoria e richiede una rapida uscita dalle politiche di allentamento monetario e di tassi ai minimi storici.

Oltre alla sfida per la politica monetaria, la fiammata dell'inflazione è un crescente problema anche per l'amministrazione Biden, in costante calo di popolarità. Gli avversari politici della Casa Bianca, in vista delle elezioni di medio termine di novembre si sono già posizionati per capitalizzare il malcontento sul crescente costo della vita, che sarebbe stato alimentato anche dalla decisione di estendere gli stimoli fiscali per le famiglie (gli Economic Impact Payments) con il terzo round del marzo 2021. L'incremento della disponibilità economica degli americani avrebbe alimentato la domanda in una fase in cui l'offerta di molti prodotti era stata ridotta dal covid.

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