Gennaio bollente per Mps e Unicredit, le carte sul tavolo

Teresa Scarale
Teresa Scarale
11.1.2021
Tempo di lettura: 3'
Anno infuocato per la più antica banca italiana e la sua possibile acquirente. Fra cda rimandati e veti politici, si profilano varie opzioni all'orizzonte, non tutte gradite all'Ue. La meta finale sembra restare quella di piazza Gae Aulenti

Molti auspicherebbero una soluzione «come quella delle banche venete» (lo conferma a We Wealth una fonte vicina a Mps). Le quali nel 2017 vennero cedute a Intesa Sanpaolo al prezzo simbolico di un euro

Da altre fonti trapela che una soluzione alternativa sarebbe quella di spezzettare la quota pubblica della banca fra altre banche italiane, conservando comunque una partecipazione pubblica

C'è poi chi vorrebbe una Mps «indipendente sul territorio». A tal proposito le indiscrezioni parlano di una banca di piccolo taglio, per un totale di 300 sportelli nella regione, «per un periodo transitorio di 2-3 anni»

Il prossimo cda Monte Paschi si terrà il 28 gennaio 2021 e non più il 19. Rocca Salimbeni affida a uno scarno comunicato la notizia del differimento di quello che dovrebbe essere un incontro decisivo per il suo futuro. Nella stessa nota la banca senese scrive di aver conferito a Credit Suisse l'incarico di consulente finanziario da affiancare a Mediobanca per valutare «le alternative strategiche a disposizione» dell'istituto. Entro il 31 gennaio Siena dovrà in ogni caso sottoporre alla Banca centrale europea il proprio «piano di capitale». Attualmente il fabbisogno stimato di capitale della banca si aggira intorno ai 2, - 2,5 miliardi di euro.
Il Tesoro ha fretta di vendere la sua quota (64%) nella banca e sta facendo di tutto per renderla appetibile, dalla scissione del ramo d'azienda corrispondente ai crediti deteriorati ai benefici fiscali miliardari che andrebbero all'ipotetico acquirente.

Molti auspicherebbero una soluzione «come quella delle banche venete» (lo conferma a We Wealth una fonte vicina a Mps). Le quali nel 2017 vennero cedute a Intesa Sanpaolo al prezzo simbolico di un euro. L'operazione costò ai contribuenti italiani 5 miliardi di euro. La non trascurabile differenza fra Monte Paschi e le banche venete, commenta caustico il Ft «è che Mps non è in liquidazione». Ad ogni modo, la cessione della banca di Guido Bastiani a Unicredit sarebbe «politicamente tossica», osserva il quotidiano londinese. Il riferimento è alla contrarietà dei Cinque Stelle alla fusione con l'istituto di Gae Aulenti. Il M5S in particolare lamenta la norma in manovra «per trasformare le imposte differite di Mps in crediti d'imposta di cui si avvantaggerebbe Unicredit in caso di matrimonio».
Da altre fonti trapela che una soluzione alternativa sarebbe quella di spezzettare la quota pubblica della banca fra altre banche italiane, conservando comunque una partecipazione pubblica. Soluzione gradita ai Cinque Stelle, proni a «conservare l'italianità della banca» e la partecipazione statale in essa. Tuttavia, un'opzione simile lascerebbe aperto il conflitto con la normativa Ue sugli aiuti di Stato. Per gli osservatori internazionali, anche l'acquisizione da parte di una banca estera sarebbe difficile da realizzare dal punto di vista politico. Dal canto suo, il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, vorrebbe una Mps «indipendente sul territorio». A tal proposito le indiscrezioni parlano di una banca di piccolo taglio, per un totale di 300 sportelli nella regione, «per un periodo transitorio di 2-3 anni».

Intanto, è prossimo alla riunione il comitato nomine di Unicredit. Dopo l'uscita dell'ex ceo Jean Pierre Mustier (contrario alla fusione con Mps) è infatti giunto il momento di restringere «a meno di cinque» la rosa dei candidati per trovare il suo sostituto. Il successore di Mustier dovrà agire in perfetta sintonia col presidente della banca Pier Carlo Padoan, deus ex machina dell'operazione «venete» e promotore della fusione Mps-Unicredit.
Risuonano le parole di qualche giorno fa del segretario della Fabi (Federazione autonoma bancari italiani), Lando Maria Sileoni. «Si è parlato di mantenere Mps e il suo marchio autonomi fino a tre anni, ma io credo che non si supererà un anno». Inoltre «la politica regionale e locale in questi ultimi giorni ha parlato sempre di meno, quindi sono certo che siano in corso contatti per far digerire un'operazione dove alla base di tutto c'è una impostazione di partenza che vede Monte dei Paschi non reggersi in piedi da sola». In altre parole, non si sfuggirà alla fusione, secondo l'osservatore. Il prossimo appuntamento è ora per mercoledì 13, quando si terrà un consiglio comunale per «decidere del futuro della banca». L'anno è appena iniziato.

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