Il futuro rosa della consulenza finanziaria

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Il direttore generale dell'Anasf spiega i programmi dell'associazione per ridurre il gender gap nella categoria (21% sono donne)
Quella del consulente finanziario è una professione a misura di donna e lo sarà sempre di più nel tempo: non ha dubbi su questo Germana Martano, direttore generale di Anasf, l'associazione che rappresenta oltre 12mila consulenti finanziari e che affronta con We Wealth il tema della diversità di genere e dello sviluppo dei talenti femminili.

A chi avesse preso parte a ConsulenTia 2019, l'evento annuale dei consulenti promosso dall'Anasf svoltosi all'inizio di febbraio a Roma, qualche dubbio sarà tuttavia venuto. Dei 64 interventi in programma alla conferenza soltanto 12 erano di donne - per metà giornaliste che intervistavano i relatori - e uno sguardo d'insieme alla affollata platea mostrava impietosamente l'ampiezza del gender gap.

Per Martano, però, la battaglia è appena cominciata e lascia parlare i numeri. “Le donne iscritte ad Anasf sono poco più del 17% del totale, più esattamente 2.144 su oltre 12 mila iscritti. Questi numeri, aggiornati a gennaio 2019, sono destinati a crescere. L'attuale rapporto tra donne e uomini di 1 a 5 circa sarà sempre più equilibrato col passare del tempo. È un auspicio basato su più di un elemento concreto: ad esempio, secondo gli ultimi dati disponibili dalle relazioni Ocf (relativi al 2017, ndr) le donne costituiscono il 21% dei consulenti finanziari abilitati all'offerta fuori sede iscritti all'albo e oltre il 37% delle iscrizioni alle prove valutative. La componente femminile degli iscritti all'albo ha registrato un incremento del 3,7% rispetto all'anno precedente”, esordisce Martano.

“La professione del consulente finanziario si basa sulla gestione autonoma della propria attività e questo elemento può favorire la conciliazione tra tempo di lavoro e tempo da dedicare alla famiglia. Certo, se poi ci fossero anche supporti alla maternità ciò darebbe un impulso ancora maggiore allo sviluppo delle carriere femminili”.

Qual è la situazione in Anasf?


“Riflette il settore in cui opera con 4 donne sui 25 componenti totali del consiglio nazionale. Allargando lo sguardo all'intero settore le donne manager nelle reti sono ancora poche e generalmente hanno funzioni di supporto più che ruoli operativi. Ben vengano tutte le iniziative (mentoring, comitati dedicati etc) realizzate dalle società che spronano le donne a far crescere la propria leadership e a superare la propensione, troppo spesso diffusa tra le donne, a sottostimare le proprie capacità e competenze. Facendo un ragionamento con una prospettiva di più ampio respiro possiamo dire, inoltre, che le reti dovranno fare i conti con il ricambio generazionale e, quindi, dovranno investire di più sui giovani e questo, ovviamente a parità di competenze professionali, farà crescere il peso delle donne in questa professione”.

Da dove si parte per lo sviluppo dei talenti femminili nel settore finanziario?


“Dalle basi, vale a dire dall'acquisizione delle conoscenze finanziarie. L'alfabetizzazione finanziaria degli italiani, in generale, non è ancora soddisfacente e anche per questo Anasf porta avanti iniziative di educazione finanziaria, come Economic@mente che da 10 anni si rivolge ai giovani che frequentano gli ultimi anni delle scuole superiori. Alcune analisi, come quella messa a punto da Mef, ministeri del lavoro, istruzione e sviluppo economico, Bankitalia, Consob, Ivass, Covip, Ocf e consiglio nazionale consumatori, hanno messo in risalto come il divario di conoscenze tra uomini e donne in Italia sia più elevato (15 punti circa) rispetto a quello che si registra a livello globale (5 punti circa) e soprattutto che questo divario di conoscenze esiste anche tra i 15enni: questo gender gap tra giovanissimi è una singolarità italiana da recuperare velocemente”, conclude Martano.

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