Dopo il gelo Unicredit, Mps con Carige e Popolare di Bari?

Teresa Scarale
Teresa Scarale
2.12.2020
Tempo di lettura: 5'
L'apparente disinteresse di Unicredit per Mps pare avere chiuso le porte a un'acquisizione che sembrava cosa fatta. È davvero così? Il Monte farà entità a sé con Carige e Popolare di Bari dopo il presunto «no» di Piazza Gae Aulenti? Daniele Funaro, partner di Bain & Company, offre una bussola per l'orientamento

Lo scacchiere italiano del risiko bancario si sta muovendo sempre più freneticamente per arrivare a compimento – in tempi stretti – al consolidamento di settore. Quello che, nel giro di un paio d'anni, dovrebbe portare a tre banche che controllano il 70% del mercato

Sotto ai giochi del risiko, si muovono varie correnti politiche, ognuna con precise preferenze di assetto bancario. La commissione Bilancio della Camera ha riammesso al voto l'emendamento del M5s alla manovra per ridurre a un massimo di 500 milioni i crediti fiscali per le banche che si aggregano nel 2021

Sommare tre banche non performanti non sarebbe vincente. Unicredit è performante: un'acquisizione di Monte Paschi potrebbe generare sinergie di costo ed economie di scala

A fine 2021, la Banca Popolare di Sondrio (di cui Unipol ha una quota intorno al 2%) diventerà una spa. È interessante notare in questa sede che la PopSo presenta delle forti affinità con Bper

Col "diniego" di Unicredit, Mps sceglierà Carige e Bari?


Unicredit tira un sospiro di sollievo. Gli effetti della comunicazione del cda che «non accetterà mai alcuna operazione che possa danneggiare gli interessi del gruppo», si fanno sentire. Il titolo chiude infatti la giornata borsistica del 2 dicembre 2020 a +0,42%. Nei due giorni precedenti, la pioggia di vendite aveva bruciato un miliardo e mezzo di capitalizzazione. Cosa significa esattamente la nota del consiglio di amministrazione di Piazza Gae Aulenti? «Non ci sarà nessuna acquisizione di Mps»? Potrebbe non essere così. Raggiunto da We Wealth, Daniele Funaro, partner di Bain&Company, amplia gli orizzonti. «Lo scacchiere del risiko bancario si sta muovendo sempre più freneticamente per arrivare a compimento – in tempi stretti – al consolidamento di settore. L'industria bancaria in Italia è molto frammentata. Stiamo convergendo verso uno scenario in cui tre o quattro grossi attori avranno circa il 70% del mercato».
La nomina di Pier Carlo Padoan alla presidenza di Unicredit e l'uscita del ceo Jean Pierre Mustier da Piazza Gae Aulenti sono figlie di un ri-orientamento della strategia su operazioni straordinarie di Unicredit. Una corrente politica (tendenzialmente di centro-sinistra) spinge per l'aggregazione di Monte Paschi e Unicredit, considerata sufficientemente solida per neutralizzarne – o quasi – i rischi. «Mustier spingeva per scindere le attività estere della banca e quotarle a Francoforte».

L'unione di Mps-Carige-Bari non potrebbe fare meglio di Unicredit


Il problema di Mps è la sua carenza di capitale. Chiunque la comprerà, potrà avere il beneficio fiscale delle imposte differite, minori tasse per qualche miliardo di euro». Che potrebbe trovare qualche ostacolo di tipo ideologico dalle parti dei Cinque Stelle, più propensi a un altro tipo di operazione. La commissione Bilancio della Camera ha infatti [aggiornamento 3/12/2020] riammesso al voto l'emendamento del M5s alla manovra per ridurre a un massimo di 500 milioni i crediti fiscali per le banche che si aggregano nel 2021.

La richiesta riguarderebbe anche una eventuale acquisizione di Mps da parte di un altro istituto di credito, riducendo quindi i benefici dell'operazione per l'acquirente. Riammessi anche analoghi emendamenti delle opposizioni. Il motivo è che si tratta di "materia particolarmente complessa rispetto alla quale" la commissione ritiene "necessario acquisire più dettagliati elementi di quantificazione, con particolare riguardo agli esercizi successivi al 2022".

Come riportava La Stampa il 2/12/2020, qualche corrente governativa forse preferirebbe un'aggregazione fra Mps, Carige e la Popolare di Bari. Una sorta di “banca pubblica”.
In realtà, alcuni fra gli osservatori più addentro vedrebbero con maggior favore un'aggregazione Unicredit – Mps, rispetto ad altre possibilità. Rocca Salimbeni ha bisogno di una realtà bancaria solida e vasta. Sommare tre banche non performanti non sarebbe vincente. Unicredit è performante: un'acquisizione di Monte Paschi potrebbe generare sinergie di costo ed economie di scala. Significherebbe creare un altro campione nazionale come Intesa, in grado di fronteggiare il mercato.

Gli investitori guardavano Mustier come un ceo orientato al mercato, con una politica di dividendi molto ricca. La Borsa mal digerisce l'addio dell'ad francese anche perché l'apertura a Siena che comporta prefigura una presenza dello Stato nelle politiche della banca. Forse non tutti rammentano che Monte Paschi verrebbe ripulita dei crediti deteriorati e dotata di risorse aggiuntive. Come era stato fatto nel 2017 per le banche venete (Veneto Banca e Popolare di Vicenza).

Entro due anni potrebbero chiudersi molti dossier


Giuseppe Castagna, ceo Bpm, in giornata (2/12) ha ribadito che «siamo disponibili a farne un'altra [di fusione], ma i tempi sono lunghi. C'è anche un discorso di sovrastruttura regolatoria europea che forse rallenta i processi». Dal canto suo, Alessandro Vandelli, ad Bper, ha spiegato che «l'ingresso delle filiali [Ubi] si completerà nei prossimi mesi. Solo allora avremo una visione di insieme per inserire anche questa nuova fisionomia in un quadro completo. […] Verso la fine del 2021 credo sarà il momento ideale per essere pronti con la presentazione al mercato».

Afferma Funaro, «dovrebbero delinearsi a quel punto tre macro-aggregati, i poli che poi attrarrebbero altre realtà». Al netto della partita già conclusa fra Ubi e Intesa Sanpaolo e quella in corso Creval-Credit Agricole, le prossime due sono Unicredit-Mps e Bper-Bpm. A fine 2021, la Banca Popolare di Sondrio (di cui Unipol ha una quota intorno al 2%) diventerà una spa. È interessante notare in questa sede che la PopSo presenta delle forti affinità con Bper. I due istituti condividono infatti le fabbriche prodotto, la parte assicurativa (Unipol), un humus culturale simile.
caporedattore

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