Bruxelles boccia la manovra italiana, verso le sanzioni

Redazione We Wealth
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21.11.2018
Tempo di lettura: 5'
Bruxelles ha rigettato definitivamente il documento programmatico di Bilancio del Governo italiano. Si avvicina la procedura per deficit eccessivo, che sarà forse avviata entro la fine dell'anno. La Borsa sale, lo spread scende, ma attenzione al cds a 5 anni sull'Italia che vola ai suoi massimi dal 2013

Secondo Bruxelles è "giustificata" l'apertura di una procedura per deficit eccessivo

Nonostante la bocciatura i listini nazionali ed europei chiudono in rialzo e lo spread va sotto 310, ma è

Il prossimo passo sarà l'incontro tra il premier italiano e il presidente della Commissione Ue in agenda il 24 novembre

La bocciatura era nell'aria già dal primo scambio di lettere tra Roma e Bruxelles, ma oggi è arrivato il "no" definitivo. La Commissione europea ha rigettato il documento programmatico di Bilancio del governo italiano per il 2019, ritenendo che "l'apertura di una procedura per deficit eccessivo", ovvero il disavanzo che non consente al debito di calare quanto indicato, sia "giustificata". Le modifiche apportate dal Governo alla prima versione della legge di Bilancio, secondo Bruxelles, non hanno rispettato la raccomandazione rivolta il 13 luglio all'Italia dal Consiglio, in cui si chiedeva di ridurre il deficit strutturale dello 0,6%.

Per Bruxelles si sta andando in senso contrario, con stime che parlano di un aumento di circa l'1% l'anno prossimo. La stroncatura dell'Ue rappresenta il primo atto verso l'apertura di una procedura per deficit eccessivo nelle prossime settimane. Ma da Roma il premier Conte ribadisce l'intenzione di non cambiare il provvedimento. "Siamo sempre convinti della nostra manovra e della solidità del nostro impianto economico", ha ribadito, annunciando che ne parlerà con il presidente della Commissione Ue.

"In una situazione di debito molto alto, l'Italia sta essenzialmente pianificando una spesa aggiuntiva significativa, invece della necessaria prudenza di bilancio", ha dichiarato il vicepresidente della Commissione Ue, Valdis Dombrovskis, commentando la decisione di Bruxelles. "Inoltre - ha aggiunto -, voglio dire che l'impatto di questa manovra sulla crescita sarà probabilmente negativo dal nostro punto di vista. Non contiene misure significative per rafforzare il potenziale di crescita, anzi, possibilmente il contrario".

Il commissario europeo agli Affari Economici, Pierre Moscovici, ha chiarito che dall'Italia non è arrivata nessuna risposta ai dubbi e alle domande provenienti da Bruxelles e che nelle prossime due settimane i Paesi membri dovranno esprimere il proprio parere sull'apertura della procedura di infrazione, come suggerisce la Commissione. "Il dialogo non dev'essere un pretesto, ma una realtà perché molto dipende dalla qualità del nostro dialogo con le autorità italiane. Il dialogo non è un'opzione, ma un imperativo assoluto", ha proseguito il Commissario Ue.

Quanto ai mercati, Piazza Affari non si è preoccupata della sentenza europea, allineandosi in chiusura ai rialzi degli altri principali listini della Regione. Milano ha terminato gli scambi guadagnando l'1,41% a 18.731,55 punti. Bene in Europa anche Londra (+1,2%), Francoforte (+1,3%) e Parigi (+0,8%).  Lo spread è sceso a 311 punti base, ma è volato ai suoi massimi dal 2013 il cds (credit default swap) a cinque anni sull'Italia. Si tratta di un contratto-polizza che protegge dal rischio di insolvenza dello Stato italiano e dal rischio di 'ridenominazione', ovvero dalla possibilità che il Paese esca dall'euro e che i Titoli di Stato italiani in euro siano ridenominati in lire, con successiva, pesante, svalutazione. Ebbene, mentre lo spread chiudeva a 311 punti, dopo aver raggiunto martedì 20 novembre quota 336, il cds a cinque anni ha raggiunto i 286,1 punti, salendo del 2,3% rispetto alla chiusura del giorno prima, di 279 punti.  Inoltre, l'Istat ha rivisto al ribasso le previsioni per il Pil 2018, a +1,1%, e l'Ocse ha parlato di "perdita di slancio" della ripresa.

Cosa prevede la procedura d'infrazione


La procedura di infrazione è lo strumento usato dalle istituzioni europee per assicurarsi che i governi dell'Ue non si indebitassero troppo. Nella storia dell'Unione ne sono stati soggetti quasi tutti i Paesi membri tranne Svezia ed Estonia, soprattutto negli anni della crisi. La Commissione non è mai arrivata fino in fondo, ovvero non ha mai imposto sanzioni trovando sempre un compromesso dopo settimane o mesi di trattative. La Commissione potrà chiedere a Roma specifiche misure di risanamento dei conti pubblici secondo una tempistica precisa, che prevede come prima tappa una manovra correttiva già nei primi mesi dell'anno nuovo.

In seguito all'Italia verrebbe subito chiesta una cauzione dello 0,2% del Pil, circa 3,5 miliardi. Inoltre a Roma sarebbe chiesto di rispettare un percorso forzato di rientro del debito pubblico. In numeri, l'Europa potrebbe chiedere per il prossimo anno una manovra da 60 miliardi (contro gli attuali circa 37 miliardi previsti) e altri aumenti per gli anni successivi. E se il Governo non riuscisse a rispettare i patti potrebbero scattare le sanzioni, tra lo 0,2 e lo 0,5% del Pil, ovvero tra i 3,5 e gli 8,5 miliardi. Bruxelles potrebbe anche decidere di sospendere tutti i fondi strutturali e i finanziamenti agevolati attualmente in essere.

I prossimi passi


Quello che si prospetta all'Italia è un cammino complesso e inedito. Nelle prossime settimane tuttavia c'è ancora spazio per il dialogo e i compromessi. Il primo appuntamento è fissato per sabato sera, quando il presidente del Consiglio Giuseppe Conte incontrerà a Bruxelles il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker e cercherà di fargli cambiare idea sulla manovra, senza proporre modifiche sostanziali.

La prossima scadenza sulla data della procedura è però attesas tra due settimane, termine entro il quale il Comitato economico e finanziario dell'Unione dovrà confermare il suo appoggio al percorso intrapreso dalla Commissione. A quel punto Bruxelles preparerà la raccomandazione per aprire formalmente la procedura. Secondo il vicepresidente dell'esecutivo europeo, Valdis Dombrovskis, l'iter potrebbe terminare anche prima della fine dell'anno. In ogni caso dovrà concludersi entro gennaio.

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