Bce: ecco la rotta degli stimoli monetari per il dopo-Pepp

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Alberto Battaglia
16.12.2021
Tempo di lettura: 3'
La Bce ha deciso di mantenere invariato il percorso di riduzione degli acquisti netti anti-pandemia (Pepp) e di estenderne il rifinanziamento

La Bce ha confermato l'agenda sul termine degli acquisti netti del programma anti-pandemico Pepp al prossimo marzo, ma ha deciso di estendere il reinvestimento dei titoli a scadenza dal 2023 a fine 2024. Inoltre, raddoppierà il ritmo dell'App, il quantitative easing già utilizzato prima del covid, da 20 a 30 miliardi di acquisti netti mensili nel secondo trimestre del 2022

Le nuove previsioni della Bce sull'inflazione sono state fortemente rialzate per il 2022, che nel complesso si concluderà con un tasso d'inflazione del 3,2% (contro il +1,7% stimato a settembre). Nel 2023 il tasso dovrebbe tornare sotto il target del 2%, ma in misura inferiore rispetto a quanto previsto tre mesi fa

Nel frattempo, la Banca d'Inghilterra ha deciso di procedere con un rialzo dei tassi non del tutto scontato secondo le attese della vigilia: il costo del denaro passa dallo 0,1 allo 0,25%.

Le condizioni accomodanti della politica monetaria della Bce saranno mantenute un po' più a lungo, tramite l'estensione del reinvestimento dei titoli in scadenza acquistati nell'ambito del Pepp, il piano di espansione monetaria anti-pandemico da 1850 miliardi di euro, dal 2023 a fine 2024.

La sua conclusione, per quanto riguarda gli acquisti netti mensili, però, è stata confermata per il prossimo marzo, annunciando che il ritmo sarà ulteriormente ridotto nel primo trimestre del 2022. Il Pepp potrà essere ripreso qualora si renda necessario, ha dichiarato la presidente della Bce, Christine Lagarde nel corso della conferenza stampa.

Ma non è tutto: “in linea con una riduzione graduale degli acquisti di attività e per assicurare che l'orientamento di politica monetaria rimanga coerente con la stabilizzazione dell'inflazione al suo obiettivo nel medio termine, il Consiglio direttivo ha deciso” di raddoppiare da 20 miliardi a 40 miliardi di acquisti netti mensili il piano App (il quantitative easing già noto prima del covid) nel secondo trimestre del 2022, per poi ridurlo a 30 miliardi nel trimestre successivo. “A partire da ottobre 2022, il Consiglio direttivo manterrà gli acquisti netti di attività nell'ambito dell'App a un ritmo mensile di 20 miliardi di euro per tutto il tempo necessario a rafforzare l'impatto accomodante dei suoi tassi di policy”, si legge nel comunicato dell'Eurotower. I tassi d'interesse sono rimasti, invece, invariati, così come la forward guidance sul loro futuro andamento.

Le decisioni sembrano coincidere con le attese del mercato, vista la minima reazione dell'indice di riferimento per le azioni europee, lo Stoxx 600, che si è mantenuto in rialzo dell'1,65%.

"In estrema sintesi la Bce ha optato per ridurre gli acquisti in modo un po' più marcato rispetto alle attese, ribadendo l'intenzione di non volere rialzare i tassi nel 2022 grazie al fatto che l'inflazione rientrerà dai picchi sull'orizzonte temporale di tre anni, come testimoniato dalle stime su inflazione 2023 e 2024", è il commento a caldo del chief global strategist di Intermonte, Antonio Cesarano.



Per quanto riguarda le prospettive economiche, la Bce prevede che una ripresa più lenta si estenderà nella prima parte del 2022.

L'inflazione, nel frattempo si manterrà oltre il 2% “per la maggior parte del 2022”, ma finirà col rientrare entro la fine dell'anno prossimo. L'inflazione elevata attualmente osservata nei dati è dovuta, per circa la metà, ai prezzi energetici, ha precisato Lagarde. Le nuove previsioni della Bce sull'inflazione sono state fortemente rialzate per il 2022, che nel complesso si concluderà con un tasso d'inflazione del 3,2% (contro il +1,7% stimato a settembre). Nel 2023 il tasso dovrebbe tornare sotto il target del 2%, ma in misura inferiore rispetto a quanto previsto tre mesi fa.

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Nel frattempo, la Banca d'Inghilterra ha deciso di procedere con un rialzo dei tassi non del tutto scontato secondo le attese della vigilia: il costo del denaro passa dallo 0,1 allo 0,25%.

Le decisioni di Francoforte sono state anticipate, in Europa come negli Usa, da una una decisa accelerazione dei prezzi. A novembre Eurostat ha stimato un tasso d'inflazione del 4,9%, decisamente oltre gli obiettivi di medio termine (2%) anche se più contenuto rispetto a quello osservato negli Stati Uniti (6,8% ai massimi dal 1982) e nel Regno Unito (5,1% ai massimi dal 2011).

Anche sul fronte occupazionale i dati registrati nell'Eurozona hanno mostrato un certo miglioramento: con un tasso del 7,3% ad ottobre ci si trova già in un territorio più favorevole per chi cerca lavoro rispetto a quello osservato nel 2019 ante-covid, quando il tasso si attestava al 7,6%.
Responsabile per l'area macroeonomica e assicurativa. Giornalista professionista, è laureato in Linguaggi dei media e diplomato in Giornalismo all'Università Cattolica

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