“I portafogli degli italiani? Sbagliati”. Il ruolo dei consulenti (e del fisco)

Pieremilio Gadda
Pieremilio Gadda
8.4.2022
Tempo di lettura: 5'
Al Convegno Anasf di Consulentia22, si è parlato della doppia missione dei consulenti finanziari: educare i risparmiatori e dirottare i capitali privati a favore dell’economia reale, a supporto del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Il nodo della fiscalità da risolvere

“Troppe aliquote distorcono le decisioni di allocazione del patrimonio. Serve un’aliquota unica”, ha detto Luigi Marattin, presidente della VI Commissione Finanze della Camera dei Deputati.

Il nostro compito, ha detto Luigi Conte, presidente di Anasf, è portare i clienti ad agire. Chi ritarda le decisioni, corre il rischio di veder allontanare il raggiungimento dei propri obiettivi”.

“Le ricerche dicono che i portafogli degli investitori italiani hanno reso in media l’1,5% in meno rispetto a quelli dei risparmiatori europei, negli ultimi 10 anni. Su un arco di 20 anni, fa il 30 o il 40% in meno”, calcola Paolo Molesini, presidente di Assoreti, nel suo intervento al Convegno Anasf, Il valore della consulenza finanziaria nel sostegno al Pnrr, tenutosi oggi a conclusione di ConsulenTia22, il più importante appuntamento annuale dedicato ai consulenti finanziari. Il motivo? 

L’asset allocation strategica è sbagliata. Gli italiani investono troppo in immobili, hanno troppa liquidità ferma sul conto corrente e una componente azionaria di portafoglio troppo esposta all’Italia, che non è andata bene”, chiosa Molesini.

La missione dei consulenti finanziari

Correggere questa impostazione non è compito semplice. Perché “noi consulenti, non possiamo limitarci a dare buoni consigli”, ricorda il presidente di Fideuram Ispb, “dobbiamo portare i clienti ad agire, a mettere in pratica i nostri suggerimenti”. E chi rimanda decisioni importanti sulla gestione del patrimonio, “corre il rischio di veder allontanare il raggiungimento dei propri obiettivi”, ribadisce Luigi Conte, presidente di Anasf”.


Il ruolo della fiscalità 


La cosa si complica ulteriormente perché “gli italiani hanno un’avversione al rischio molto forte”, sottolinea Luigi Marattin, presidente della VI Commissione Finanze della Camera dei Deputati, in quota Italia Viva. Il suo intervento è il più applaudito al convegno Anasf. 

“Dobbiamo trovare soluzioni concrete per aumentare la loro propensione a investire sui mercati. Uno dei problemi è la presenza di aliquote fiscali differenti, che distorce le decisioni di allocazione del patrimonio. È necessario semplificare il sistema, verso un’unica aliquota per i redditi derivanti dall’impiego del capitale, che si tratti di azioni, titoli di stato o immobili, a prescindere dalla destinazione d’uso di questi ultimi. E bisogna eliminare la distinzione tra redditi di capitale e redditi diversi”. 

Un’ipotesi rigettata da un altro esponente politico presente in sala, Federico Freni, sottosegretario di Stato al Ministero dell’Economia e delle Finanze, voluto da Matteo Salvini, che ha contestato l’ipotesi di un’aliquota unica. Una soluzione che, a sua detta, potrebbe causare “un bagno di sangue”. “Per incoraggiare gli italiani a investire sui mercati, occorre puntare sull’educazione finanziaria, partendo dalle scuole. Non ci sono scorciatoie (di natura fiscale ndr)”, argomenta Freni.


Disciplina di portafoglio ed educazione finanziaria


L’ importante dell’educazione finanziaria, evocata in primo luogo da Luigi Conte, (nella foto in alto), è stata tra i punti focali del dibattito. Con il proprio lavoro, i consulenti finanziari “sono in grado di trasformare la famiglia in impresa”, ha detto Conte, “aiutandola a costruire piani d’investimento che partano dalla gestione della liquidità fino al perseguimento degli obiettivi previdenziali di lungo termine”. 


Investire nell’economia reale


In questo esercizio, il ruolo dei consulenti è anche quello di “portare disciplina nella gestione del patrimonio del cliente”, ha sottolineato Molesini. “togliere quelle emozioni”, che spesso inducono gli investitori in errore. Al tempo stesso, i professionisti della consulenza finanziaria sono chiamati a indirizzare i risparmi dei loro clienti a favore dello sviluppo del Paese, in sostegno del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), che sta già veicolando importanti risorse verso aree strategiche per lo sviluppo dell’economia italiana, dalla digitalizzazione e alla transizione energetica.

Su questo tema, Marattin ha ricordato l’esperienza positiva dei piani individuali di risparmio, lanciati nel 2017, e dei successivi pir alternativi, parte “di una strategia complessiva per indirizzare i capitali privati verso l’economia reale”. Un mercato, quello dei pir che, nonostante la battuta d’arresto subita nel 2019, a causa di un provvedimento legislativo parallizzante, è tornato a funzionare grazie ai successivi interventi correttivi.


Il Pnrr e i capitali privati


Intanto il Piano nazionale di ripresa e resilienza sta facendo il suo corso. “Se rispetteremo il contratto con l’Europa e gli impegni sul piano delle riforme, arriveranno risorse importanti nel corso dei prossimi anni”, ha ricordato nel suon intervento introduttivo Carlo Maria Pinardi, presidente di Analysisprofessore a contratto di International Corporate Finance presso l'Università Bocconi di Milano. 

“Oltre ai 25 miliardi già incassati nel 2021 dall’Italia, arriveranno 46 miliardi quest’anno, 29 miliardi nel 2023, 34 miliardi nel ’24, 27 miliardi l’anno successivo e 21 miliardi nel 2026. L’impatto del Pnrr, fin qui, è stato marginale. Gli effetti si vedranno soprattutto nei prossimi anni”. Un argomento che porta Pinardi a suggerire un po’ di cauto ottimismo. 


Il rischio stagflazione


“Parlare di stagflazione, in questo contesto è fuorviante”, dice il professore. “È vero, non sappiamo se avremo la capacità di investire questo denaro come si deve, ma il quadro è positivo. Intanto il Ministro Franco ha confermato per il 2022 una crescita del Pil vicino al 3%, che sarebbe stata impensabile fino a pochi anni fa. Un aiuto potrebbe arrivare anche dai 1.700 miliardi di euro che dormono sui conti correnti e che, con l’aiuto di voi consulenti finanziari”, ha concluso Pinardi, “potrebbero essere dirottati verso un uso produttivo e a favore dell’economia reale”. 


Una cosa è certa. “Il Pnrr porta risorse importanti, ma non sarà sufficiente. Bisogna aggiungere investimenti privati”, ha detto Patrizia De Luise, presidente nazionale di Confesercenti. D’accordo Alfonsino Mei, presidente della Fondazione Enasarco, che ha indicato anche la disponibilità delle casse di previdenza, alle quali è riconducibile un patrimonio di 90 miliardi di euro a livello a aggregato, a fare la propria parte.

 

 

Direttore del magazine We wealth direttore editoriale della redazione di We Wealth. Nato a Brescia, giornalista professionista, è laureato in Relazioni Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano. Nel passato ha coordinato la redazione di Forbes Italia e Collabora anche con l’Economia del Corriere della Sera e Milano Finanza.

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