Private banking, masse oltre 1.084 miliardi nel 2024: +14%

Pieremilio Gadda
Pieremilio Gadda
22.11.2022
Tempo di lettura: 3'
L’innovazione di prodotto può sostenere la crescita, guidata da strategie alternative, strumenti obbligazionari e digital asset. “Ma sui private market serve un incentivo fiscale”, dice Andrea Ragaini, presidente di Aipb

I private market rappresentano ancora una quota marginale dei portafogli del private banking, pari allo 0,62%.

“La leva fiscale potrebbe offrire una spinta benefica: ad esempio attraverso una revisione delle aliquote in funzione della permanenza nell’investimento”, ha dichiarato Ragaini

È necessario conquistare nuove generazioni di professionisti: “Bisogna rendere il private banking attrattivo, oggi non lo è per i giovani laureati”, ammonisce il presidente dell’associazione

La crisi dei mercati finanziari non ha risparmiato il private banking. Era inevitabile, in un anno che ha visto azioni globali e titoli di stato internazionali in caduta libera - e simultanea - con perdite di, rispettivamente, 18,5 e 12 punti percentuali da inizio anno. Ma l’effetto mercato, -5% sul biennio, è stato più che compensato dalla nuova raccolta, in rialzo del 6%. Un dato che porterà il patrimonio gestito dal private banking, stima l’Aipb, a quota 949 miliardi di euro a fine anno, mercati permettendo. E a conti fatti fa registrare una crescita media annua del 6,6% negli ultimi 16 anni, quasi cinque volte l’aumento della ricchezza delle famiglie italiane nello stesso periodo (+1,4%).

 
Le strategie alternative

 

Il trend positivo, per altro, proietta le masse oltre 1.084 miliardi di euro nel prossimo biennio, secondo una previsione di Aipb e Prometeia, fondata sull’ipotesi di una doppia leva: una raccolta netta positiva, +3,2% medio annuo, combinata a un effetto mercato, +3,6%.

Come verrà centrato questo obiettivo? Secondo i risultati di un’analisi condotta dall’Ufficio studi dell’Aipb, resi noti dal presidente dell’associazione, Andrea Ragaini, in occasione di una conferenza stampa, un ruolo da protagonista lo giocheranno le strategie alternative: per l’82% degli operatori interpellati, questa classe di attivo è destinata a crescere nel prossimo biennio.

Gli strumenti a reddito fisso, a loro volta, recupereranno peso specifico, dopo anni di vacche magre dovute a tassi di mercato depressi dall’azione delle banche centrali: 69 operatori su 100 vedono l’universo obbligazionario in crescita nei portafogli, da qui al 2024. Infine, anche i digital asset sembrano guadagnare quota: la pensa così il 47% dei soggetti intervistati dall’associazione.

 
Il ruolo dei digital asset

 

“Qui non mi riferisco alle criptovalute, ma per esempio al mondo dei fungible e non fungible token, su cui molti operatori, sia nell’industria del wealth management che nell’asset management stanno lavorando”, ha precisato Ragaini. Il riferimento è all’universo degli nft e alla tokenizzazione di attività reali – dagli immobili alle opere d’arte – destinati a essere frazionati, digitalizzate e successivamente scambiati su apposite piattaforme, con il vantaggio di migliorare l’accessibilità e la liquidità dei mercati privati.

 

Private market: serve un aiuto dal Fisco

 

D’altra parte, oggi, i private market, “rappresentano ancora una quota marginale dei portafogli del private banking, pari allo 0,62%”, ha dichiarato Ragaini. Un numero molto modesto rispetto all’enfasi che l’industria dei servizi finanziari da tempo pone sul questo segmento di mercato. “È essenziale lavorare sulla formazione dei team, sulla gamma prodotti e sull’accompagnamento dei clienti”, ha ricordato il vice-direttore generale di Banca Generali. 

“La leva fiscale, a sua volta, potrebbe offrire una spinta benefica: ad esempio attraverso una revisione delle aliquote in funzione della permanenza nell’investimento: continueremo un dialogo costruttivo con il governo italiano, in questa direzione”, ha detto Ragaini. Gli operatori, in ogni caso, appaiono fiduciosi: il 94% dei player, si attende una forte crescita dei private market nel prossimo biennio.  

 

Private Banking: il modello di servizio

 

Il successo, presente e futuro, del private banking, però, non è legato soltanto all’innovazione di prodotto, pur essenziale. Ma anche alla capacità degli operatori specializzati di abbracciare un modelli di servizio dal perimetro ampio, oltre la gestione degli investimenti: secondo l’indagine di Aipb Bva-Doxa sulla clientela Private in Italia, oltre il 50% del tempo dedicato dai banker agli incontri con i clienti (mediamente 20 ore l’anno) è destinato ad approfondire argomenti extra-portafoglio: ad esempio polizze vita e previdenza, prodotti assicurativi danni, passaggio generazionale, protezione e gestione dei rischi dell’individuo e della sua famiglia.

 

Le 4 sfide per il futuro

 

La tutela del patrimonio nel tempo è una delle quattro sfide per il futuro evidenziate dall’Associazione. Nella percezione di molti operatori, la necessità di estendere il concetto di protezione dal risparmio finanziario al patrimonio complessivo si scontra con la scarsa propensione da parte di molti clienti ad affrontare queste tematiche. 


Eppure l’indagine di Aipb pare identificare uno spazio di manovra interessante, non ancora intercettato dalle strutture dedicate ai grandi patrimoni: solo il 51% dei clienti private, infatti, ritiene il proprio patrimonio sufficiente a proteggersi dai rischi. E il 54% si dichiara propenso ad affidarsi alla propria banca per la protezione della famiglia e dei beni.


Le altre sfide delineate dall’Aipb sono altrettanto cruciali per l’industria: da una parte, è necessario conquistare nuove generazioni di professionisti: “Bisogna rendere il private banking attrattivo, oggi non lo è per i giovani laureati”, ha ammonito Ragaini, ricordando l’impegno dell’Associazione sul fronte formativo, con il Master in Private Banking organizzato da Aipb.

“Parallelamente, bisogna conquistare le nuove generazioni di clienti private, che hanno, anche nuove sensibilità in tema d’investimento”. Il tema della sostenibilità è solo un pezzo di questa storia.


Infine, “è necessario far leva sulle nuove tecnologie e gestione dei dati per far evolvere il modello di servizio”, ha detto Ragaini. Secondo gli operatori, le evoluzioni che avranno maggior impatto nel private banking sono le soluzioni digitali per l’ingaggio dei clienti (68%), da un lato, e le applicazioni di data sciente, intelligenza artificiale e machine learning, dall’altro (57%).

Sfide cruciali per il futuro dell’industria, che richiedono strategie chiare. E nuovi investimenti.

Direttore del magazine We wealth direttore editoriale della redazione di We Wealth. Nato a Brescia, giornalista professionista, è laureato in Relazioni Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano. Nel passato ha coordinato la redazione di Forbes Italia e Collabora anche con l’Economia del Corriere della Sera e Milano Finanza.

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