J.P. Morgan PB, gli ultra-Hnwi italiani investono così

Pieremilio Gadda
Pieremilio Gadda
24.3.2021
Tempo di lettura: 5'
I grandi patrimoni mantengono un approccio difensivo. Aumenta l'esposizione all'equity e ai mercati privati. “Gli strumenti illiquidi non sono adatti a tutti i portafogli”, dice Riccardo Pironti, alla guida della Private bank di J.P. Morgan, dov'è arrivato 35 anni fa. A We Wealth annuncia gli obiettivi per il futuro. E un nuovo progetto internazionale riservato a 10/15 famiglie in ogni Paese

J.P. Morgan private bank si rivolge a famiglie con asset finanziaria superiori ai 50 milioni di euro.

L'obiettivo è di raddoppiare le masse nei prossimi cinque. Vale per la struttura internazionale e anche per l'Italia. Questo richiederà investimenti significativi in nuove risorse e tecnologia.

Un gruppo selezionato di grandi famiglie può avere accesso a investimenti diretti tramite club deal o pre-Ipo.

“Sono follemente innamorato di questa banca”. Non è il tipo di affermazione che ti aspetti dal capo di una private bank tra le più blasonate in Italia (e oltre). Un contesto dove, generalmente, prevalgono doppiopetto, toni iper-istituzionali e maniere d'altri tempi. Sorprende a maggior ragione se chi parla ha una consuetudine lunga oltre tre decenni con quella banca.

“Ad aprile saranno 35 anni. La cosa che ancora mi conquista, dopo tutto questo tempo, è la tensione costante a migliorare i risultati”. A parlare è Riccardo Pironti, dal 2001 alla guida della Private bank di J.P. Morgan in Italia.
Ha fatto il suo ingresso in azienda nel 1986, nell'Investment banking di Chase Manhattan Bank. Dieci anni più tardi viene nominato responsabile delle relazioni con i clienti istituzionali e nel 2000 si trasferisce a Londra assumendo la guida del mercato europeo onshore nella divisione Private bank. All'inizio del 2018 le sue responsabilità sono state ampliate per includere i mercati di Benelux, Scandinavia e Grecia.

Gli obiettivi

“La pressione a crescere, sempre, non è venuta meno nel 2020”, dice. “Nonostante il contesto economico e di mercato piuttosto complicati quando l'M&A si ferma, si riducono anche gli eventi di liquidità che rappresentano una fonte essenziale per lo sviluppo commerciale abbiamo ottenuto risultati importanti. L'obiettivo è di raddoppiare le masse nei prossimi cinque anni, in Italia e nei mercati internazionali. Continueremo a fare importanti investimenti in tecnologia e in nuovi talenti”.

La squadra

Attualmente Pironti può contare su una squadra di 25 private banker, che seguono i clienti italiani attraverso la struttura di Milano e quella lussemburghese, dove operano tre gestori. In aggiunta, ci sono un wealth advisor, Luca D'Avino, e un professionista dedicato al credito, Stefano Zambotti: J.P. Morgan PB eroga finanziamenti garantiti da asset finanziari, ma anche servizi di yacht e aircraft finance, per accompagnare i clienti che necessitano di un supporto per l'acquisto di uno yacht o di un velivolo privato. Un servizio che “funziona soprattutto in Nord Europa o in Russia, perché in Italia la soluzione del leasing è già conveniente”, precisa Pironti.

I clienti

Il target di riferimento sono gli ultra-high net worth: famiglie “che hanno asset mobiliari superiori ai 50 milioni di euro, spesso gestiscono il patrimonio attraverso società semplici, srl e altre strutture, sono affiancate da un family office che in alcuni casi è il nostro interlocutore di riferimento. Altre volte siamo noi a lavorare come family office per conto del cliente”.

Si tratta, senza eccezioni, di imprenditori o ex, grandi famiglie. “Il nome J.P. Morgan facilita l'accesso iniziale. Ma l'unico modo per continuare a crescere è meritare sul campo l'ottima reputazione che il mercato ci attribuisce”.

Come investono gli Hnwi

Come investono gli ultra-high net worth italiani? Sorprende un po' che certi tratti distintivi dell'investitore italiano si ritrovino anche in questo segmento privilegiato.

“L'approccio al rischio tende a essere piuttosto difensivo, rispetto a quanto osservo in altri Paesi. L'ombra lunga del Btp e dei Cct, che per decenni hanno rappresentato l'investimento prediletto delle famiglie, continua a manifestarsi. La presenza di una quota significativa di azioni non è così frequente nei portafogli di questi investitori, anche se è in atto un cambiamento culturale”, ricorda il manager.

Non potrebbe essere altrimenti: in un mondo che dal 2012, ha visto calare in modo significativo il ritorno del reddito fisso, “è essenziale aumentare l'esposizione ai mercati azionari, se si cercano rendimenti più allettanti”.

I private market

E i private market? “Vanno inseriti nei portafogli giusti”, chiosa Pironti. “Tipicamente gli investimenti alternativi possono rappresentare il 10/15% dei portafogli. Vale la pena ricordare che si tratta in larga parte di imprenditori, già esposti in modo rilevante alla direzionalità del mercato, attraverso la loro azienda.

Bisogna valutare l'appetito per il rischio, senza stravolgere i portafogli. Il rischio di illiquidità legato a queste scelte va spiegato bene. Non è per tutti”. E “non è vero che tutti gli imprenditori sono più propensi a investire nell'economia reale”.

Il nuovo progetto

Ai clienti con un adeguato profilo, però, il private banking di J.P. Morgan può aprire le porte a opportunità d'investimento molto esclusive. Un esempio è il progetto 23 Wall (dal nome dell'edificio che ospitò il quartier general di J.P. Morgan & Co. al n°23 di Wall Street, nel cuore del financial district della Grande Mela).

Si tratta di investimenti diretti, tramite club deal o pre-Ipo, cui possono avere accesso 10/15 famiglie in ogni Paese. “Si tratta di strumenti molto sofisticati. Presto partiranno investimenti importanti su questo fronte”.
Direttore del magazine We wealth direttore editoriale della redazione di We Wealth. Nato a Brescia, giornalista professionista, è laureato in Relazioni Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano. Nel passato ha coordinato la redazione di Forbes Italia e Collabora anche con l’Economia del Corriere della Sera e Milano Finanza.

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