Gestione patrimoniale: i sei cambiamenti che i clienti vogliono vedere

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Alberto Battaglia
8.11.2021
Tempo di lettura: 5'
Digitalizzazione e trasparenza sono alcuni dei temi sensibili emersi da un nuovo sondaggio globale sul futuro del wealth management

ThoughtLab ha raggiunto oltre 2500 investitori e 500 asset/wealth manager nel mondo, individuando sei megatrend che plasmeranno l'industria del risparmio nei prossimi due anni

“La pandemia è stata un evento spartiacque per l'industria del wealth management, che ha accelerato drastici cambiamenti nelle attitudini, nei comportamenti e nelle aspettative degli investitori”: è con queste parole che ThoughtLab ha presentato i risultati della sua ultima ricerca globale sul settore, sollecitando tutti gli attori del risparmio a sintonizzarsi su sei megatrend essenziali per restare competitivi sul mercato. I risultati del sondaggio, che ha coinvolto 2.325 investitori e 500 società di wealth e asset management nel mondo, sono stati presentati in un nuovo ebook di 68 pagine: “Wealth and Asset Management 4.0”.

La digitalizzazione e l'investimento dettato dai valori personali, come la sostenibilità, non sono più elementi utili solo per “agganciare” i Millennial, ma ingredienti importanti anche per mantenere la clientela di età più avanzata. Il focus sui costi e la trasparenza, uniti alla crescente propensione a cambiare gestore sono, poi, altri tasselli fondamentali per la clientela. Ad essi si aggiungono la maggiore attenzione verso un'offerta di prodotti più diversificata e la garanzia che il consulente agisca secondo “il miglior interesse del cliente”.
Il primo megatrend che la pandemia ha contribuito ad ampliare è quello della digitalizzazione dei servizi di gestione patrimoniale. A causa della pandemia, il 40% degli investitori afferma che l'accesso digitale è diventato ancor di più una priorità. Contemporaneamente, il 75% degli asset manager si aspetta che l'interazione digitale diventerà “la norma” nel giro di due anni. Questo trova conferme nel campione dedicato ai consumatori, all'interno del quale l'89% degli investitori ritiene che le app mobile diventeranno il loro canale preferito per rapportarsi con le società d'investimento. La trasformazione digitale ha già impresso importanti risultati sui gestori che l'hanno abbracciata. Le aziende hanno visto un aumento della produttività di quasi il 14% come risultato della trasformazione digitale, afferma la ricerca. Questo ha contribuito, da un lato, ad un aumento dell'8,1% degli asset in gestione, dall'altro a un incremento delle le entrate (+7,7%), della quota di mercato (+7,3%) e del valore per gli azionisti del (+5,8%). Tutto questo anche a dispetto del fatto che i costi sostenuti sono aumentati, in seguito agli investimenti sostenuti per la digitalizzazione.

L'investimento dotato di “purpose”, di uno scopo extra-finanziario, continuerà a guadagnare importanza. Nei prossimi due anni, il 34% degli investitori andrà alla ricerca di consigli sugli investimenti Esg – l'acronimo che caratterizza gli investimenti sostenibili sotto il profilo ambientale, sociale e di governance. Allo stesso tempo, oltre quattro gestori su dieci credono che i clienti si aspettino da loro un'approfondita preparazione sugli investimenti a impatto sociale oltreché un'offerta di prodotti e servizi Esg. L'interesse verso l'Esg, peraltro, non è diffuso solo fra i Millennial, secondo i risultati di questa ricerca. Anzi, solo il 10% e il 22% dei Millennial prevede di investire, rispettivamente, in green bond e fondi Esg nei prossimi due anni, contro il 15% e il 32% dei Boomer.

L'idea di avere un'offerta ristretta a pochi prodotti metterà gli investitori sempre più a disagio. Secondo i risultati dell'indagine, il 67% degli investitori vorrà investire, nel giro di due anni, in categorie di fondi alternative come il private equity e il 49% in Ipo. Inoltre, il 58% degli investitori andrà alla ricerca di una pianificazione finanziaria personalizzata e il 53% vorrà servizi di gestione finanziaria su base giornaliera. Anche l'offerta sta iniziando ad adeguarsi a queste aspettative. Quasi due terzi dei gestori prevedono di offrire asset class alternative nei prossimi due anni e circa quattro su dieci offriranno anche collocamenti privati o opportunità di venture capital confezionate per una gamma più ampia di clienti – non solo per quelli più facoltosi, dunque.
Il quarto megatrend individuato da ThoughtLab è l'innalzamento degli standard della consulenza. Circa la metà degli investitori afferma che “l'agire nel loro migliore interesse” è il modo più efficace attraverso il quale i consulenti possano costruire le loro relazioni professionali. L'evidenza è in linea con quanto affermato nell'ultima ricerca Consob sul risparmio delle famiglie italiane, benché queste ultime non siano ancora molto propense a pagare il prezzo di una consulenza pienamente autonoma.

Le ultime considerazioni conducono direttamente al capitolo dei costi, il quinto megatrend che cambierà l'industria del risparmio nei prossimi anni (come in parte già avvenuto). Solo il 37% degli investitori si dice soddisfatto delle commissioni applicate dal proprio fornitore di servizi finanziari e il 36% delle relative strutture tariffarie. E solo il 35% degli intervistati comprende come vengono compensati i loro consulenti finanziari. L'insoddisfazione sui costi, dunque, riguarda la stragrande maggioranza degli investitori. Non deve stupire, dunque, se nell'ultimo anno, il 23% degli investitori afferma di aver spostato fondi consistenti verso quelle società che offrivano migliori strutture di commissioni, mentre un altro 19% l'ha fatto verso quelle che applicavano fee più basse. “Questa tendenza probabilmente continuerà”, afferma il rapporto.

La crescente mobilità dei clienti è l'ultima grande tendenza che ThoughtLab ha individuato, rilevando come nello scorso anno oltre un terzo degli investitori abbia spostato più del 20% dei propri fondi su “fornitori che offrivano loro ciò volevano”. E, nei prossimi due anni il 44% degli intervistati pensa di fare altrettanto. Offrire servizi aggiornati, ampi, tecnologicamente à la page, con costi trasparenti e (possibilmente) contenuti sembrano essere le caratteristiche ideali del della società d'investimento “4.0” descritta dal sondaggio.

La trasformazione digitale sembra essere l'ingrediente portante in questo processo di aggiornamento. Nel processo di digitalizzazione le società possono incontrare due “due rischi principali” secondo Gauthier Vincent, partner di Deloitte (sponsor della ricerca ThoughtLab), “il primo è ritardare l'investimento o non investire abbastanza; il secondo è investire pesantemente per due o tre anni e poi stancarsi e pensare di aver finito dopo l'ondata iniziale".
Responsabile per l'area macroeonomica e assicurativa. Giornalista professionista, è laureato in Linguaggi dei media e diplomato in Giornalismo all'Università Cattolica

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