Diversity, Ghidoni: “Puntare su incentivi ai manager e welfare”

Rita Annunziata
23.9.2022
Tempo di lettura: 3'
Andrea Ghidoni, direttore generale di Ispb, spiega i motivi della scarsa rappresentanza di donne tra i banker. E come l’industria dovrebbe sciogliere il nodo-diversity

Secondo l’ultima indagine di Aipb condotta nel 2020 su circa 2.100 professionisti dell’industria, le private banker al femminile sfiorano il 23%

Andrea Ghidoni: “In Intesa Sanpaolo abbiamo un sistema incentivante per i manager che include parametri di gender diversity”

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Stando all’ultima fotografia scattata dall’Organismo di vigilanza dei consulenti finanziari, al 31 dicembre 2021 le donne iscritte nella sezione dei consulenti finanziari abilitati all’offerta fuori sede dell’albo unico erano 11.493, pari al 22,1% della popolazione totale degli iscritti. Se si guarda invece alle private banker, un’indagine dell’Associazione italiana private banking condotta nel 2020 su circa 2.100 professionisti (con riferimento solo alle reti e non alle strutture centrali) restituisce una percentuale del 23%. Una quota contenuta, nonostante in questo caso venga meno il tema del rapporto di lavoro autonomo che - secondo alcuni - rischierebbe di scoraggiare l’universo femminile. Come si spiega, quindi, la scarsa rappresentanza delle donne tra i banker?


“Secondo me dobbiamo innanzitutto distinguere tra stock e flusso”, spiega Andrea Ghidoni, direttore generale di Intesa Sanpaolo Private Banking anticipando i temi del suo intervento in occasione del nuovo forum digitale di We Wealth dal titolo Il Fattore S e le nuove leve dell’universo Esg in programma il prossimo 30 settembre. “La fotografia attuale risente di ciò che è stato fatto in passato. Un passato fatto di stereotipi, che partono dall’istruzione. Ancora oggi, per quanto si tratti di un dato in miglioramento, le donne iscritte a corsi di laurea in economia e commercio non raggiungono il 40%. E poi mancano punti di riferimento, role model da seguire”.


In questo contesto, osserva Ghidoni, l’inclusione delle donne dovrebbe passare innanzitutto attraverso il welfare. “Facendo in modo che una donna, nel corso della propria vita lavorativa e a prescindere dalla forma contrattuale, abbia la possibilità di mettere a terra il suo potenziale”. Ma serve anche una spinta normativa. E un sistema incentivante per i manager che includa parametri di gender diversity.



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Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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