Barclays, la ricetta per gli ultra-hnwi italiani

Pieremilio Gadda
Pieremilio Gadda
15.4.2021
Tempo di lettura: 5'
Valorizzare le competenze globali, la sinergia con il corporate e l'investment banking e la fitta rete di relazioni con Regno Unito, Stati Uniti e Asia. Sono le tre leve su cui punterà il gruppo inglese nei servizi dedicati a family office e clienti con un patrimonio da 20 milioni in su, sotto la guida di Carlo Baronio. A We Wealth ha raccontato il nuovo progetto

Il focus è su family office e clienti ultra-Hnwi, con un potenziale investibile presso Barclays di almeno 20 milioni di sterline.

Il modello di servizio si poggerà su una stretta collaborazione con l’investment banking e il corporate banking, nonché con tutti gli specialisti di prodotto a livello internazionale.

Dopo Citi, tornata a Milano da qualche mese con il suo wealth management (leggi), sotto la guida di Francesco Lombardo di San Chirico, tocca a Barclays. Dal 1° aprile, infatti, apre la private bank della banca inglese, “ospite” negli uffici di Barclays corporate bank e investment bank, in via della Moscova.

Al timone, come responsabile Private bank coverage, ci sarà Carlo Baronio, in Barclays dal 2009, dopo aver assunto ruoli di responsabilità crescenti nel dipartimento di Debt capital markets di alcune delle principali banche e corporate italiane.

Barclays in Italia

Un progetto, quello del private italiano di Barclays in manovra, contestualmente, anche su Parigi che nulla ha a che vedere con le sorti del business retail, ceduto nel 2015 dal gruppo londinese a Mediobanca, per poi confluire in CheBanca!.

“Il target di clientela con cui ci interfacceremo sarà diverso, cosi come il business model ed il sistema di coverage dei clienti”, precisa Baronio, interpellato da We Wealth per la prima intervista dopo l'annuncio del nuovo incarico.

“Non dimentichiamoci che Barclays opera da molti anni con successo sul territorio italiano, con un servizio d'eccellenza sul fronte corporate & investment banking”.

La spinta di Brexit

L'iniziativa sorge dalle ceneri del doloroso divorzio di Londra dall'Ue, che ha scompaginato le carte della finanza europea.

“Brexit ha indubbiamente contribuito a modificare gli scenari e, contestualmente, Barclays ha perfezionato il nuovo quartier generale europeo a Dublino, da cui conta di espandersi in tutta Europa”, ricorda Baronio.

Milano e Parigi, quindi, saranno capofila di un progetto che nei prossimi mesi abbraccerà anche altri Paesi del Vecchio continente.

Il modello di business

Come si collocherà il private banking italiano di Barclays, in un'affollata arena competitiva, dove già operano divisioni specializzate di banche commerciali, boutique di wealth management, reti di consulenza e altre banche internazionali?

Ci proponiamo come player globale a servizio locale. Punteremo principalmente su tre elementi: una stretta collaborazione con le divisioni di investment banking e corporate banking, la qualità dei prodotti d'investimento e dei servizi offerti dai nostri specialisti e la portata globale di Barclays, che ha legami unici con Regno Unito e Stati Uniti, oltre che con Asia ed Europa.

Porremo quindi a disposizione del cliente la nostra presenza internazionale insieme ad una piattaforma di strumenti e servizi finanziari (advisory e discretionary) molto efficiente.

Quale sarà il target di riferimento per il private?

Il nostro focus sarà centrato su family office e clienti ultra-hnwi (high net worth individual ndr), che in media hanno un potenziale investibile con Barclays di almeno 20 milioni di sterline, a salire.

Si tratta di clienti sofisticati che richiedono un servizio su misura. L'obiettivo sarà offrire il miglior spettro di prodotti e servizi sulla base delle esigenze specifiche di ciascun cliente.

A tal fine, ci avvarremo della stretta collaborazione con i colleghi dell'Investment banking e del Corporate banking, nonché di tutti gli specialisti di prodotto e delle competenze cui possiamo attingere a livello di gruppo.

Un gioco di squadra

In che modo verranno valorizzate le sinergie con le altre divisioni?

Ho la fortuna di aver lavorato tanti anni nel team di Investment banking e di conoscere molto bene Enrico Chiapparoli, country manager per l'Italia, e tutti i colleghi che coopereranno su questo progetto. Affiancare soluzioni d'investimento sofisticate alle attività di advisory e di corporate banking completa il quadro dei servizi a favore del cliente.

L'idea di fondo è quella di creare un servizio integrato e rappresentare quello che in gergo è chiamato one stop shop. Quindi il cliente avrà a sua disposizione tutti i team di servizio e prodotto che Barclays è in grado di offrire.

Il ruolo del private banker sarà quello di intercettare e comprendere al meglio le esigenze del cliente in termini di prodotti, settori e geografie, al fine di poter offrire il supporto adeguato.

Gli obiettivi futuri

Qual è l'obiettivo in termini di masse?

Per ora ci focalizziamo sull'obiettivo di mettere a disposizione in modo semplice ed efficace la nostra piattaforma integrata di prodotti e fornire il miglior servizio possibile. Parleremo di previsioni e cifre più avanti.

La crescita potrebbe essere realizzata anche tramite acquisizioni?

Al momento siamo concentrati sulla crescita a livello europeo della nostra private bank con sede a Dublino, facendo leva su relazioni ed expertise dei team di Investment banking e Corporate banking locali.
Direttore del magazine We wealth direttore editoriale della redazione di We Wealth. Nato a Brescia, giornalista professionista, è laureato in Relazioni Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano. Nel passato ha coordinato la redazione di Forbes Italia e Collabora anche con l’Economia del Corriere della Sera e Milano Finanza.

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