Banca Generali: il settore del private banking è in salute

Lorenzo Magnani
Lorenzo Magnani
23.6.2021
Tempo di lettura: 3'
Nonostante la pandemia, il private banking italiano è un settore maturo e in crescita. A certificarlo è il private banking index dell'osservatorio LIUC - Banca Generali

L'osservatorio promosso dall'università LIUC e da Banca Generali ha annunciato i valori del private banking index relativi all'anno appena passato

L'indice restituisce un 2020 di estrema soddisfazione per il settore, con un incremento di oltre 25 punti base rispetto all’anno zero (il 2015) e di circa 3 punti base rispetto al 2019

L’impulso più grande alla crescita del private banking giunge dalle dinamiche ad esso interne, alla luce di un contesto macroeconomico che appare in una fase transitoria

L'indice elaborato dall'Osservatorio LIUC - Banca Generali non lascia dubbi: il mercato del private banking è in salute. Nonostante l'impatto negativo generato dalla pandemia sull'economia nel suo complesso, l'indice ha raggiunto i 125,42 punti base, segnale di un comparto in fase di espansione. L'indice lanciato nel 2016 con un valore di 100 punti base infatti nel 2019 si era attestato a 122,54 punti base. Dunque, il trend intrapreso dal settore, nonostante le difficoltà e tortuosità che hanno colpito i Paesi a livello mondiale nell'ultimo anno, rimane molto positivo.
L'indicatore in esame, alla cui elaborazione quest'anno hanno concorso anche BlackRock e BnpParibas Asset Management, ha preso in considerazione tre diverse variabili: l'andamento del settore del private banking, l'evoluzione del contesto socio-economico di riferimento e  l'andamento dei mercati regolamentati domestici.

A livello di contesto socio-economico, l'evoluzione del pil ha offerto un contributo in termini negativi, a fronte di una significativa contrazione rispetto all'anno precedente (-8,9% rispetto al dato Istat del 2019), mentre la ricchezza netta delle famiglie italiane non solo è rimasta stabile, ma anzi ha registrato un discreto incremento, di fatto spiegabile con un saldo positivo tra la scelta di non “spendere” a causa delle condizioni di incertezza, da un lato, e il ricorso all'utilizzo dei risparmi nelle situazioni caratterizzate da difficoltà a fronte dalla momentanea assenza di flussi di reddito. Un sostegno positivo al valore dell'aprivate banking index è poi stato dato dall'analisi dell'Indice di Gini, che certifica una maggiore concentrazione del reddito e della ricchezza in Italia, come ci si poteva attendere a seguito di una crisi, di per sé un ampliatore dello squilibrio tra le diverse fasce della popolazione.
Con riferimento all'industria del private banking, il numero di potenziali clienti (misurato in famiglie “private”) è rimasto sostanzialmente stabile, pur in crescita per il quinto anno consecutivo (in coerenza con l'aumento dell'Indice di Gini), risultando dunque variabile scarsamente influente.  Un discreto impatto sull'andamento dell'indicatore giunge invece dal numero di servizi offerti dai players attivi sul mercato, sempre più alla ricerca di un vantaggio competitivo derivante dalla differenziazione e dalla completezza della propria offerta. Notevole, infine, l'effetto prodotto dalla crescita del peso relativo degli investimenti alternativi sul totale degli investimenti e dall'evoluzione delle masse gestite (il comparto punta ormai con decisione ai 1.000 miliardi di Euro di patrimonio gestito nel nostro Paese).
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Nel corso del 2020, le performance dei mercati regolamentati hanno offerto infine indicazioni contraddittorie per la costruzione del Private Banking Index. Infatti, il principale Indice di Borsa, a fronte di un'annata piuttosto difficile per la situazione a livello macroeconomico, dopo un 2019 di grandi soddisfazioni, si è attestato a 22.232 punti (vs. 23.506 punti), determinando in tal modo un contributo negativo nel calcolo dell'indicatore proprietario dell'Osservatorio. Il dato in esame si riferisce all'ultima seduta dello scorso anno, che scontava appieno l'impatto negativo della crisi finanziaria determinata dalla pandemia. Allo stesso tempo, in totale controtendenza, il cluster di imprese creato ad hoc dall'Osservatorio e relativo al settore del private banking ha presentato una buona performance nel corso dell'anno. L'evidenza principale di ciò risiede nel ritorno ad un livello di capitalizzazione di mercato superiore rispetto al 2015, dopo un triennio di ribassi ed un anno, il 2019, di primi segnali di recupero: in tal modo, il contributo alla determinazione del Private Banking Index risulta positivo.

Così come positivo appare infine essere stato l'effetto prodotto dal cluster di imprese rappresentativo dei beni di lusso, che registrano una buona ripresa, sufficiente per costituire un elemento di impulso positivo nella fotografia dello stato di salute del settore.
Laureato in Finanza e mercati Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano, nella redazione di We Wealth scrive di mercati, con un occhio anche ai private market. Si occupa anche di pleasure asset, in particolare di orologi, vini e moto d’epoca.

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