Wealth planning specialist: cinque domande per capire chi è

Rita Annunziata
12.2.2021
Tempo di lettura: 3'
Elisa Bettini, business line training leader di Giuffrè Francis Lefebvre, spiega a We Wealth chi è il “wealth planning specialist” e in che modo può aiutare i clienti private. Specialmente nei momenti di incertezza

Il wealth planning specialist gestisce il patrimonio dei clienti private nella sua complessità: dagli immobili ai beni di lusso, dall'arte alla cultura

Possiede competenze di tipo economico-finanziario, fiscale, legale e successorio. Ma, per consulenze specifiche, può confrontarsi anche con altri professionisti

Quanto conta la pianificazione in un momento di incertezza come quello attuale? E a quali professionisti possono rivolgersi oggi i clienti private? Elisa Bettini, business line training leader di Giuffrè Francis Lefebvre, ci aiuta a definire il ruolo del “wealth planning specialist”. Una nuova figura professionale, recentemente approdata in Italia, volta alla gestione del patrimonio nella sua complessità. E che va oltre la “semplice” consulenza.

Chi è il wealth planning specialist e da dove nasce l'esigenza di questa nuova figura professionale?


Il wealth planning specialist è uno specialista cui è richiesta un'elevata preparazione multidisciplinare, coniugata a una lunga esperienza. Una figura professionale nata e sviluppatasi nei paesi anglosassoni e negli Stati Uniti, per poi prendere solo recentemente piede in Europa e in Italia, nello specifico. Questo perché, prima del suo avvento, a supportare i clienti private sul fronte degli investimenti finanziari interveniva il consulente. Ma questo mercato, oggi, risulta un po' appiattito, è diventata una commodity. Motivo per cui una clientela con esigenze di un certo tipo e che tendenzialmente preferisce non correre certi rischi, deve essere supportata in un modo ulteriore e diverso.

Di quali settori si occupa?


Gestisce il patrimonio della sua complessità: immobili, beni di lusso, arte, cultura, ma anche imprese. L'immobiliare, in particolare, rappresenta un asset importante in Italia. Ma il tessuto economico tricolore è fatto anche di piccoli imprenditori che, oltre a possedere la loro azienda, hanno anche un proprio patrimonio. Ecco perché questo soggetto diventa interessante sul fronte del wealth management. Sempre considerando che per “patrimonio complesso” si intende un patrimonio che si aggira intorno ai quattro e ai cinque milioni di euro.

Quale bagaglio di conoscenze deve possedere?


Sono diversificate: di tipo economico-finanziario, fiscale, legale, ma anche successorio. L'obiettivo principale del wealth planning specialist è innanzitutto mappare il patrimonio del proprio cliente. Poi valutare e proporre gli strumenti adeguati a proteggerlo, occuparsi della pianificazione e, infine, gestire il tema della governance (nel caso di un'impresa): ci sono una serie di regole in tal senso che vanno definite, applicate e che, in definitiva, concorrono a tutelare il patrimonio dell'azienda stessa.

Con quali professionisti collabora?


Dipende da quanto è strutturato e dal background di conoscenze tecniche che possiede. Ci sono casi di sostanziale autonomia e altri in cui, lavorando all'interno di studi professionali, attinge alle competenze di altri professionisti per consulenze specifiche. Resta da sottolineare che si può diventare wealth planning specialist a tutto tondo dopo qualche anno di lavoro sul campo. Difficilmente un ragazzo neolaureato, con un master, può pensare di districarsi da solo in questo mondo. Io credo molto in un percorso professionale che, dopo la laurea e anche l'adozione eventuale della qualifica di dottore commercialista, possa passare dalla revisione, dalla consulenza in una delle Big four, per poi approcciare alcuni degli istituti che si occupano di wealth management. È molto naturale, infine, arrivare a questa professione anche dalla carriera di private banker.

Quanto conta oggi il tema della pianificazione, anche alla luce della crisi attuale? E cosa possono fare i piccoli risparmiatori per non restare impreparati?


La pianificazione è sempre stata importante. È vero che in Italia la si è fatta soprattutto dal punto di vista fiscale e non successorio fino ad ora, specialmente nel caso delle imprese. Ma si sta sviluppando una cultura che la rende più trasversale. Inoltre, in condizioni di incertezza come quella attuale, è ancora più importante possedere degli strumenti che tutelino il proprio patrimonio e, di conseguenza, i propri cari. Se parliamo di piccoli risparmiatori, che hanno unicamente esigenze di gestione del proprio patrimonio finanziario, possono rivolgersi al loro commercialista. Che in alcuni casi è anche un consulente finanziario. Diversi dottori commercialisti si stanno orientando infatti verso questa direzione e il Consiglio nazionale dei dottori commercialisti ha dettato delle linee guida in tal senso. Per i grandi risparmiatori, e dunque i grandi patrimoni, bisogna invece affidarsi sicuramente a specialisti, che possano lavorare in studi professionali che si occupano di pianificazione patrimoniale o che si appoggiano a figure di wealth planning specialist.

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