Turismo: i ristori coprono solo il 7% delle perdite subite

Rita Annunziata
13.4.2021
Tempo di lettura: 3'
Le risorse destinate alle imprese della filiera del turismo dal decreto sostegni, stando alle stime, copriranno circa il 7% delle perdite subite. A rischio chiusura quasi un'azienda su tre. Vittorio Messina: “Necessario ripartire anche da una riforma del fisco, del lavoro e della burocrazia”

Secondo le ultime statistiche di Bankitalia, la spesa dei viaggiatori stranieri nella Penisola ha sfiorato alla fine dello scorso anno i 17,3 miliardi

Le risorse destinate alle imprese del settore dal decreto sostegni saranno sufficienti a coprire circa il 7% delle perdite subite dall’intera filiera

Vittorio Messina: “Occorre un piano strategico. Ma abbiamo bisogno anche dalle grandi riforme del fisco, del lavoro e della burocrazia”

Secondo le ultime statistiche di Bankitalia sul turismo internazionale, la spesa dei viaggiatori stranieri in Italia ha sfiorato alla fine dello scorso anno i 17,3 miliardi, contro i 44,3 miliardi del 2019. Un crollo che ha caratterizzato anche la spesa dei viaggiatori italiani, che ha toccato parallelamente i 9,5 miliardi (oltre 17,5 in meno). Ma l'intera filiera continua a boccheggiare, con quasi un'impresa su tre a rischio chiusura. E i ristori dispiegati dal decreto sostegni, per le associazioni del settore, non mancano di rivelarsi ancora insufficienti.
“L'intera filiera, composta da ristoranti, stabilimenti balneari, alberghiero, extra-alberghiero, autobus da turismo, guide turistiche, è totalmente allo stremo”, spiega a We Wealth Vittorio Messina, presidente di Assoturismo. Una filiera, aggiunge, che rappresentava il 13,5% del prodotto interno lordo e raggiungeva picchi del 23% in alcune realtà regionali come la Sicilia, la Campania, la Puglia e il Veneto. “In altre parole, una parte del cuore dell'economia italiana, totalmente ferma. La riduzione dei fatturati non è più stimabile in termini percentuali, rasenta oltre l'85%. Ma non è questo il dato che purtroppo oggi ci impressiona. Quanto, piuttosto, la mancanza di programmazione”, dichiara.

“Ci dicono che dal 14 maggio dovrebbero riaprire i ristoranti, mentre il due giugno viene indicato come la data della ripartenza. Ma a noi interessa cosa si sta facendo per quella ripartenza. Il turismo non è una scienza esatta, ma necessita di programmazione. Se non comunichiamo già da ora una data precisa e non diamo la possibilità a chi vuole venire in Italia di prenotare, avremo già fallito. E la stagione estiva sarà rivolta nuovamente a un turismo domestico dell'ultima ora”, spiega Messina.
Secondo l'associazione aderente a Confesercenti, tra l'altro, i contributi a fondo perduto erogati fino ad ora per sostenere l'impatto della crisi si sono rivelati “del tutto insufficienti”, si legge in una nota. Per non parlare poi dei tempi di erogazione, che hanno subito “gravi ritardi”. “Quando le casse delle imprese riceveranno anche i ristori del decreto sostegni, riusciremo a raggiungere circa il 7% delle perdite subite dall'intera filiera”, spiega Messina. Una cifra che non riuscirebbe a coprire neppure i costi fissi e le spese di gestione.

“È pur chiaro che la partita non si gioca più solo sui ristori. Certo, rappresentano una parte importante e devono continuare a essere garantiti per dare la possibilità a noi imprenditori di traguardare le nostre aziende all'indomani della pandemia. Ma dobbiamo farci trovare realmente pronti ai nastri della ripartenza, per scongiurare che i nostri competitor diretti (come la Grecia e la Spagna) ci brucino. Per fare questo, occorre un piano strategico che ad oggi non vediamo. E abbiamo bisogno di essere assistiti anche dalle grandi riforme del fisco, del lavoro e della burocrazia. Se si è convinti che con la sola ripresa del lavoro le imprese potranno recuperare tutto ciò che hanno perduto, è sbagliato”, dichiara il presidente.

Oggi, aggiunge, rischia di chiudere i battenti quasi un'impresa su tre nel mondo del turismo. Ma si tratta solo di una quota indicativa. “Questo dato non può confortarci, perché non considera tutte quelle aziende che usciranno dal mercato in quanto non in grado di rispettare quei distanziamenti e quei protocolli oggi resi necessari in termini di sicurezza sanitaria”, afferma Messina. Poi conclude: “Chiediamo un'accelerazione della campagna vaccinale. E la riapertura. Nella stretta e rigida osservanza di tali protocolli, già tra i più stringenti a livello europeo”.

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