Truffa all'ombra della City: anche 10 banche italiane nel mirino

Rita Annunziata
18.2.2022
Tempo di lettura: 5'
Nel registro delle imprese britanniche decine di istituzioni finanziarie, “clonate” con finte società dai nomi simili se non addirittura identici. Furto d'identità anche per manager e banchieri

Si parte da “Banca nazionale del lavoro Spa Ltd”, fondata lo scorso 29 novembre e dal presunto capitale nominale di 5 milioni di sterline

Corsa ai ripari Intesa Sanpaolo, che ha presentato una denuncia al Company Names Tribunal ottenendo che la società “Intesa Sanpaolo Ltd” cambiasse nome

Tra le identità rubate quella di Carlo Messina (Intesa Sanpaolo) che risulta azionista di una società dal nome “Japan Capital Group Ltd” con Stefano Firpo (ex Mediocredito Italiano)

Cassa depositi e prestiti, Intesa Sanpaolo e Banca nazionale del lavoro. Ma non solo. Sono decine le istituzioni finanziarie che, secondo una nuova inchiesta de Il Sole 24 Ore, si trovano oggi a fare i conti con la grande truffa che si sta consumando all'ombra della capitale nel silenzio di governo e authority britanniche. Big del credito “clonate” con finte società dai nomi simili se non addirittura identici, mentre l'identità di manager e banchieri venivano sfruttate illegalmente per “dare una parvenza di veridicità a entità che possono essere utilizzate per truffare risparmiatori e riciclare denaro sporco”, scrive il quotidiano economico-finanziario. Si va da Carlo Messina (Intesa Sanpaolo) a Stefano Girpo (ex Mediocredito Italiano). Tutti nomi citati nei documenti ufficiali depositati presso la Companies House, il registro delle imprese britanniche.
Si parte da “Banca nazionale del lavoro Spa Ltd”, fondata lo scorso 29 novembre e dal presunto capitale nominale di 5 milioni di sterline. Società che, stando a quanto risulta dallo statuto depositato, si occupa di investment trust, leasing finanziario, finanziamento ipotecario e gestione del fondo. E i cui azionisti sarebbero due cittadini del Bangladesh con residenza a Dubai, Uzzal Kamruzzaman e Uddin Murad. Tra gli amministratori anche Enrico Meloni, classe 1976 e anch'egli residente nell'emirato. È già corsa ai ripari Bnl che, stando a quanto risulta a Il Sole 24 Ore, sarebbe intervenuta per vie legali al fine di impedire l'utilizzo del nome dell'istituto.
Nella Companies House britannica anche “Cassa depositi e prestiti Spa Ltd” che, nell'atto costitutivo, “vanta” nomi come Fabrizio Palermo (ex amministratore delegato della vera Cdp), Pierfrancesco Latini e Alessandro Decio (rispettivamente amministratore delegato ed ex amministratore delegato di Sace), Simonetta Iarlori (manager di Leonardo), Antonella Baldino, (manager di Cdp) e infine Alessandro Tonetti, Leone Pattofatto e Guido Rivolta (tre ex dirigenti della Cassa). Tutto falso, chiaramente. Lo dimostra tra le altre cose il fatto che le date di nascita di tutti i manager citati sono sbagliate e che Guido Rivolta, per esempio, risulterebbe domiciliato in una finta “Via delle Scatole” di Roma. Anche in questo caso, fonti vicine alla vera Cdp rivelano che la società si sarebbe rivolta a un legale inglese per presentare denuncia in Gran Bretagna e ottenerne la cancellazione.

C'è poi ancora “Goldman Sachs International Filiale Italiana Spa Ltd”, creata il 15 febbraio 2022 con un presunto capitale da 10 milioni di sterline da Uddin Khaja Riyaz, indiano residente negli Emirati che pochi giorni prima aveva già fondato “Goldman Sas International Filiale Italiana Ltd”. Allo stesso indirizzo Uddin aveva registrato anche “Credit Mutuel Cis Spa Ltd” e risiederebbero “Cassa di Risparmio di Cento Spa Ltd” e “Mediocredito Italiano Spa Ltd”. In Lambeth Walk, invece, almeno 14 società con nomi di banche. O meglio, solo la loro cassetta postale. Tra le italiane “Cassa di Risparmio di Asti Spa Ltd”, “Cassa di Risparmio di Orvieto Spa Ltd”, “Cassa Lombarda Spa Ltd”, “Credit Emiliano Italia Spa Ltd” e “Cassa Nazionale del Notariato Spa Ltd”. Alle spalle delle finte Cassa Lombarda (di Asti e Orvieto) e Credem ci sarebbe una 44enne thailandese, Rinnatha Piriyawaranant, che dallo stesso indirizzo dirigerebbe altre 11 società (come “Commerz Finance Banque Ag Ltd” e “Swiss Fidelity Investment Banque Ag Ltd). Senza dimenticare “Credit Agricole Italia Spa Ltd”, che lo scorso 30 agosto ha cambiato nome in “Credit d'Investissement Banque Ltd” e poi “Unicredit Spa (Faenza Mazzini) Ltd” poi diventata “Credit Libanais Banque Sal Ltd”. Quanto a Credito Emiliano, invece, oltre alla sopracitata “Credit Emiliano Italia Spa Ltd” altri due cittadini turchi hanno fondato lo scorso marzo una società omonima che in otto mesi ha cambiato tre ragioni sociali fino a diventare “Caisse Regionale de Agricole Mutuel Finance Ltd”.

Ma nel mirino dei presunti truffatori, almeno in passato, è finita anche Intesa Sanpaolo. Che ha presentato una denuncia al Company Names Tribunal ottenendo che la società “Intesa Sanpaolo Ltd” cambiasse nome. E la sopracitata Unicredit, che invece nel 2020 ha fatto sì che “Unicredit Holdings Uk Ltd” passasse a “12046801 Ltd”. Due anni prima, l'Alta corte di giustizia di Londra aveva condannato ancora “Cassa di Compensazione e Garanzia Spa Limited” e “Monte Titoli Spa Limited”, imponendo il cambio nome e l'eliminazione dai documenti delle identità ingiustamente citate. Identità che coinvolgevano top manager dell'industria del credito italiana come Raffaele Jerusalmi (ex vicepresidente di Cassa di compensazione e garanzia, oggi Euronext Clearing), Renato Tarantola (presidente di Cassa di compensazione e garanzia) e infine Alfredo Maria Magri e Vincenzo Pontolillo (amministratori indipendenti della stessa Cassa di compensazione e garanzia). Chiude il cerchio Assicurazioni Generali, che ha presentato ricorso (per poi vincerlo) contro le società “Generali Group Ltd”, “Generali Spa Uk Ltd”, “Generali Spa Corporate Ltd”, “Generali-Corp Uk Ltd”, “Generali Investments Ltd”, un'altra “Generali Spa Uk Ltd” e “Generali Group Ltd”.
Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.
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