Tesla: cosa (non) può dirci la valutazione del titolo sul suo futuro

We Wealth
Alberto Battaglia
26.10.2021
Tempo di lettura: 5'
Il 25 ottobre Tesla è diventato il primo costruttore auto da 1000 miliardi di capitalizzazione: il titolo è costoso, ma non si è mai fermato
Dopo una prima metà dell'anno in sordina, il titolo Tesla ha ripreso a correre, fino a diventare il primo costruttore automobilistico con una capitalizzazione di Borsa superiore ai mille miliardi di dollari. L'ultimo slancio l'ha dato, lo scorso 25 ottobre, l'annuncio della società di autonoleggio Hertz, che acquisterà 100mila Tesla Model 3 entro il 2022, per elettrificare la sua flotta. La notizia ha spinto il titolo del 12,66% a fine giornata, incrementando la capitalizzazione della società guidata dal Elon Musk di circa 80 miliardi di dollari – un risultato che fa rumore, se si considera che 100mila Model 3 in più avranno un impatto positivo sul fatturato per 4,2 miliardi di dollari. Lo stesso Musk si è detto sorpreso dell'entusiasta reazione degli investitori, precisando che il problema di Tesla ora non è avere domanda, ma incrementare l'offerta per poterla soddisfare. Ma non tutti gli argomenti logici sembrano funzionare molto quando si guardano le valutazioni del titolo Tesla.

Per 17 anni, fino al 2019, la società non è mai riuscita a chiudere un esercizio in utile; ma le aspettative riposte sulla società dagli investitori sono, ormai da anni, molto elevate. Il rapporto prezzi/utili ttm, che è una misura assai diffusa per la valutazione dei titoli azionari, arriva, nel caso di Tesla, a quota 331 (alla chiusura del 25 ottobre). Per fare un confronto, il titolo Amazon, tipicamente considerato “costoso” secondo questo indicatore, ha un P/E ratio ttm di 57,85; Microsoft di 38,28; Apple è a 29,1. Volendo cercare paragoni nello stesso settore automobilistico, il P/E di Stellantis è a 4,31, quello di Daimler Mercedes a 6,68, quello di Bmw a 5,29 e anche il titolo Ferrari, piuttosto costoso con il suo rapporto di 43,50, è circa sette volte meno “costoso” rispetto a quello Tesla.

"Tesla è da diversi anni considerato un titolo 'caro'. Basti pensare che i suoi multipli P/E  hanno toccato valori superiori ai 1300, accompagnati da massimi storici di quotazione del titolo. Questo, però, non ha mai frenato la sua corsa", ha dichiarato a We Wealth Gabriel Debach, market analyst di eToro. Proprio la già citata Amazon sarebbe, secondo l'esperto, uno dei più noti precedenti della parabola di Tesla: "Amazon scambia da diversi anni su multipli alti. Solo per citare un esempio, a settembre 2015 il rapporto prezzo/utili era di 720 volte".
Tutto questo non è una novità, anzi fino a qualche mese fa la dimensione del P/E di Tesla era ancora più imponente. Nel frattempo, Tesla ha cominciato a registrare regolarmente utili, come ormai avviene da nove trimestri di fila. Ma il successo del costruttore auto fondato da Elon Musk continua a dividere gli osservatori fra entusiasti e scettici. Secondo gli analisti Bernstein, ad esempio, l'attuale valutazione di Tesla le imporrebbe la conquista di una leadership, di una redditività che sarebbero “storicamente senza precedenti” - la società vede, in 12 mesi, un calo del 70% per l'azione.

“L'altissimo rapporto P/E dimostra a nostro avviso che il titolo continua a vivere di aspettative”, ha commentato a We Wealth Filippo Diodovich, market stratgist di IG, “gli investitori credono che i tassi di crescita di utili e ricavi saranno elevatissimi nei prossimi anni e continuano a scommettere sulla capacità del gruppo di Elon Musk di continuare la propria espansione. Il mega ordine di Hertz (100 mila unità) conferma che la domanda di auto elettriche sarà sempre più forte e potrebbe scatenare una reazione a catena con altre aziende alla ricerca di contratti con Tesla”.

Questo basta, però, a giustificare gli entusiasmi? Secondo IG, tutto dipenderà da quanto crescerà il ritmo di produzione di Tesla. “Nel lungo periodo, Elon Musk dovrà continuare ad aumentare la produzione ad un ritmo ancora più veloce rispetto agli ottimi risultati evidenziati nel 2021. Le consegne di autovetture nel 2020 erano state pari a 500 mila unità, nel 2021 dovrebbero attestarsi ben al di sopra delle 800 mila. L'obiettivo di Musk dovrà essere di superare di molto il milione di autovetture per rispettare le aspettative di mercato”.

Nel frattempo, non mancano, come non sono mai mancati gli investitori che scommettono sul crollo di Tesla. "Applicare metriche standard" come il P/E, "su titoli disruptive crea spesso distorsioni. Un simile approccio, ad esempio, avrebbe già sconsigliato in passato investimenti sul titolo Tesla, così come su Amazon e molte big tech americane", ha affermato Debach, "la domanda corretta per tali società è più riferita al rapporto rischio/rendimento. Fino a dove può arrivare il titolo e quanto invece potrebbe scendere? Assumere una posizione short (come fatto ad esempio da Michael Burry) pone già di per sé alti rischi, nonché alti costi giornalieri".

 

 
Con un rapporto prezzi/utili che è il più elevato fra i primi 10 titoli al mondo per capitalizzazione, è difficile non vedere in Tesla un titolo, saremo cauti, piuttosto costoso. “In riferimento al prezzo di Tesla crediamo che le quotazioni al momento stiano sopravvalutando il business attuale del gruppo e molti investitori siano stati sopraffatti da quella emozione di acquistare azioni Tesla per non rimanere al di fuori di un asset così redditizio (il cosiddetto fenomeno FOMO, fear of missing out)”, ha dichiarato Diodovich. “Nel breve l'entusiasmo su Tesla potrebbe mantenere le quotazioni al di sopra dei mille dollari”, ha concluso lo strategist di IG, “ma ci aspettiamo nelle prossime settimane una correzione fisiologica che riporterà il titolo sotto i 900”.

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