Quale investimento liquidare? Dall'emotività all'irrazionalità

Tempo di lettura: 3'
Tra un investimento che provoca una grossa perdita di denaro e uno che produce una quota di guadagno relativa, quale sacrificare? Attenzione al fenomeno del disposition effect. L'eccessiva emotività, in finanza così come nella vita, è fonte di guai
A volte può capitare di avere bisogno di liquidità per fare fronte a una grossa spesa imprevista. E allora, se il conto corrente non basta, si è costretti a liquidare uno dei propri investimenti per recuperare i soldi necessari.
Già, ma quale investimento “sacrificare”, tra i diversi del proprio portafoglio?
La finanza comportamentale, la scienza che studia il comportamento degli investitori, ci insegna come le decisioni vengono prese spesso attraverso “scorciatoie” mentali che aiutano a decifrare la realtà sulla base di quanto già vissuto per agire più rapidamente. Tali scorciatoie vengono definite bias cognitivi. Il fatto è che tali scorciatoie mentali, proprio perché non ponderate da un'attenta analisi, spesso non sono razionali e quindi ci fanno cadere in errore.

Difatti, di fronte a un investimento da liquidare, l'investitore non liquiderà quello razionalmente più conveniente, ma quello emotivamente meno impattante.

Se ancora non è chiaro, serve un esempio.
Un investitore ha comprato due titoli a 100. Il primo titolo si è apprezzato nel tempo e ora vale 140. Il secondo titolo si è invece deprezzato e ora vale 70.
Secondo quanto studiato statisticamente dalla finanza comportamentale, la maggioranza degli investitori liquiderà il titolo che ha segno positivo (anche io farei cosi).

Tutto ciò nonostante il fatto che il primo abbia fatto guadagnare più di quello che il secondo ha fatto perdere e che, molto probabilmente, la tendenza al rialzo del primo continuerà, così come il secondo potrebbe scendere ancora e, se anche invertisse tendenza e iniziasse a salire, potrebbe non guadagnare tanto quanto il primo titolo.

Questo fenomeno ha anche un nome. Il disposition effect è l'atteggiamento a liquidare prematuramente un titolo vincente e a non vendere per tempo un titolo che si è deprezzato.
Perché avviene ciò? La causa è prettamente emotiva. L'eccessiva emotività in finanza, come nella vita d'altronde, è fonte di guai.
Nel primo caso, infatti, vendendo il titolo che è aumentato di valore, l'investitore realizza un guadagno immediato, che provoca soddisfazione e orgoglio.
Mentre nel secondo caso, vendendo il titolo che ha perso valore, l'investitore concretizza una perdita di denaro, che genera in lui il rimpianto (altro bias cognitivo di cui abbiamo parlato) per un'azione, quella della vendita, fatta ormai troppo tardi. Sostanzialmente, prende atto di un errore compiuto.

Allo stesso tempo, subentrano anche un po' di paura e un po' di speranza, ma in modo totalmente irrazionale. L'investitore prova “paura” di perdere quello che ha già guadagnato con il primo titolo: se è cresciuto per così tanto tempo, può darsi che prima o poi scenda e perda valore, motivo per cui preferisce congelare il guadagno ottenuto piuttosto che vivere nell'incertezza delle prossime oscillazioni di mercato. L'investitore, anche se razionalmente sa che quel titolo potrebbe ancora salire e quindi potrebbe ancora guadagnare, è più spaventato dal fatto che potrebbe perdere quanto già incassato.
Con il secondo titolo, invece, avviene esattamente il contrario. L'aver perso valore è un fatto di sofferenza e l'investitore si auto-inganna con la falsa speranza che prima o poi quel titolo possa tornare a salire.
Tale speranza irrazionale ha la funzione di non fargli guardare in faccia la perdita di valore finora registrata e di posticiparne l'accettazione. Infatti, più tardi si vende un titolo in perdita, più tardi si proverà dispiacere per la perdita stessa.

Quindi, tra grossa perdita di denaro e quota di guadagno relativa, per il manifestarsi del “disposition effect”, vince dunque il guadagno e si procrastina la vendita del titolo in perdita.
Ora, qualche lettore si starà domandando: è sempre giusto tenere il titolo in crescita e vendere il titolo in perdita? La risposta è: dipende. Dipende dal contesto.

Quello che però vuole sottolineare la finanza comportamentale, è che il bias del “disposition effect” non permette all'investitore di analizzare e comprendere le reali dinamiche del mercato attuale e quindi di prendere una decisione razionale. La vendita del titolo vincente è infatti fatta d'impulso.

La soluzione è invece cercare di mantenere la mente fredda e lucida e mettere da parte l'emotività. Come sempre, il consiglio di un esperto è fondamentale, nonché illuminante. Chi opera nel mercato azionario e finanziario può illustrare bene quello che sta accadendo e, anche se nessuno ha la bacchetta magica, può aiutare a valutare con razionalità le diverse opzioni di scelta affinché l'investitore agisca nel modo più proficuo per il proprio portafoglio.
Opinione personale dell’autore
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Ha costituito 15 anni fa una boutique specializzata in formazione e coaching per manager e sportivi. Ha ideato una metodologia che vince le naturali resistenze all’apprendimento di nuovi comportamenti. È anche conosciuto come il fondatore della Domandologia ®. Insegna queste materie, oltre che nelle aziende private, anche presso l’Aeronautica militare italiana.
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