Private debt, un mercato da oltre 4,2 miliardi

Stefania Pescarmona
Stefania Pescarmona
14.11.2018
Tempo di lettura: 5'
Partito nel 2013, in 5 anni, il private debt in Italia è diventato un settore interessante. Operatore leader è Anthilia che, assieme a Banca Akros, ha lanciato Anthilia Bit 3, il nuovo fondo che investirà prevalentemente in emissioni obbligazionarie di pmi residenti in Italia

Anthilia Capital Partners e Banca Akros lanciano “Anthilia Bit 3”, il nuovo fondo di private debt che ha immediatamente disponibili 145 milioni, con l'obiettivo di arrivare a 300 milioni in due anni

I fondi di private debt rappresentano una fonte di finanziamento complementare al credito bancario

Si tratta di un modo concreto per far sviluppare il mercato dei capitali e per far crescere le aziende

Si chiama “Anthilia Bit 3” ed è la nuova iniziativa, interamente italiana, lanciata da Anthilia Capital Partners e da Banca Akros (gruppo Banco Bpm) per sostenere i piani di sviluppo e l'internazionalizzazione delle pmi made in Italy. Si tratta di un fondo chiuso di private debt, riservato a investitori qualificati, che ha già immediatamente disponibili 145 milioni di euro da investire e punta ad arrivare a 300 milioni in due anni.

“Oggi il mercato del private debt, inteso come emissioni fino a 100 milioni di euro, ha un valore che supera i 4,2 miliardi. E questo partendo da zero, nel 2013. In 5 anni quindi il mercato è quindi cresciuto con tassi che superano di gran lunga il 100% su base annua”, ha dichiarato Barbara Ellero, partner e head of private debt di Anthilia, che poi ha aggiunto: “Stiamo parlando di una dimensione che sta iniziando a diventare apprezzabile e interessante, con oltre 400 emissioni fino ad oggi comparse e quasi 300 emittenti”.

In questo contesto, Anthilia si colloca come l'operatore più importante, il leader di settore nel segmento private debt.
Il fondo Anthilia Bit 3 (che prosegue l'esperienza di successo iniziata nel 2013 con Anthilia Bond Impresa Territorio-Anthilia Bit e nel 2016 con Anthilia Bit Parallel Fund, che hanno raccolto 225 milioni di euro e realizzato investimenti per 360 milioni a favore di 27 pmi di eccellenza) ha un bacino potenziale di quasi 5.000 imprese, con un fatturato tra 20 e 200 milioni e requisiti patrimoniali e reddituali particolarmente solidi.  

“Un operatore sovranazionale ha già deliberato di entrare, tra la fine del 2018 e inizio 2019”, ha spiegato Giovanni Landi, vicepresidente esecutivo di Anthilia Capital Partners, presentando il fondo. Si tratta del Fondo europeo per gli investimenti, che si aggiungerà agli attuali investitori, tutti italiani, rappresentati da banche (57%), enti previdenziali (28%), assicurazioni (6%), Anthilia Sgr (4%), altri asset manager (4%) e fondazioni (1%)

Anthilia Bit 3 è un fondo chiuso di private debt che rappresenta una fonte di finanziamento complementare al credito bancario e investirà in strumenti di debito, prevalentemente emissioni obbligazionarie di pmi residenti in Italia, e avrà una durata massima di 10 anni, con obiettivo di rendimento del 6-7%.

Gli investitori sono anche interessati: in un mercato di tassi di rendimento modesti, sono interessati a impiegare il loro denaro con rendimenti prospettici più interessanti. Basta guardare quello che ha reso il fondo Bit 1 nel corso degli anni e stiamo parlando di rendimenti intorno al 6% annuo lordo.

Importante cercare le migliori opportunità che combinino rischio rendimento.

“L'ampliamento dei canali di finanziamento delle aziende rappresenta un'evoluzione necessaria per il nostro sistema economico-produttivo”, ha spiegato l'ad di Banca Akros, Marco Turrina, sottolineando che è impensabile che sia solo il sistema bancario a supportare lo sviluppo delle imprese e che è convinto che i fondi di credito debbano crescere ed essere una realtà concreta, in un paese come il nostro assolutamente bancocentrico. “Non c'è nessuna controindicazione nel fatto che noi siamo una banca, siamo posseduti da una banca e aiutiamo un fondo di credito non bancario a crescere perché è un obiettivo comune quello di supportare la crescita delle pmi ed è impensabile che uno sviluppo internazionale, di capacità produttiva e di investimenti a medio-lungo termine veda sempre e solo il sistema bancario a supportarlo”, ha detto Turrina, ricordando che nei paesi anglosassoni il credito bancario rappresenta il 20-30% del funding delle aziende Usa, perché il mercato dei capitali trova in Usa una realtà vera.

“La nostra ambizione – ha aggiunto l'ad di Banca Akros - è far crescere il mercato dei capitali europeo, e per quanto ci riguarda quello italiano, permettendo alle nostre aziende, e in questo caso alle pmi, di accedere ai capitali per la loro crescita, quindi non per il circolante e non per il rimborso dei finanziamenti alle banche, ma per supportare la loro crescita con fondi diversi dalle solite linee di credito bancarie”.

Fronte investitori, c'è molto interesse verso queste iniziative . “In un mercato di tassi di rendimento modesti, gli investitori sono interessati a impiegare il loro denaro in strumenti che presentano rendimenti prospettici più interessanti”, ha confermato Turrina, ricordando che basta guardare a quello che ha reso il fondo Bit 1 nel corso degli anni per vedere che si parla di rendimenti intorno al 6% annuo lordo. L'importante, ovviamente, è cercare le migliori opportunità che combinino rischio e rendimento.

Secondo Turrina, i fondi a medio-lungo termine saranno il tema del prossimo futuro. "Tltro sta per scadere, sarebbe sbagliato parlare di credit crunch, ma mi sembra corretto sottolineare che -  dopo 5 anni di liquidità abbondante - non ci sono problemi di squilibri di liquidità, c'è però un dato indiscutibile: salvo cambiamenti, la Bce chiederà al sistema bancario (non solo italiano) di rimborsare il Tltro di cui tutte le banche in questo periodo hanno giustamente beneficiato”, ha detto l'ad di Banca Akros, che poi ha concluso dicendo: “Ecco che è un motivo in più per dire alle nostre aziende: benissimo affidarsi al sistema bancario, ma benissimo anche pensare a fondi alternativi, anche alla luce di un futuro che vedrà le banche doversi preoccupare non solo di continuare ad erogare e supportare il sistema bancario ma anche a rimborsare decine e decine di miliardi che sono state erogati da parte della Bce nel corso degli ultimi anni”.
Direttore di We-Wealth.com e caporedattore del magazine. Giornalista professionista, è laureata in Giurisprudenza presso l’Università degli studi di Torino. Ha lavorato a MF, Bloomberg Investimenti, Finanza&Mercati. Ha collaborato con Affari&Finanza (Repubblica) e Advisor
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