Perché i cf allontanano le donne dalla finanza (e come evitarlo)

Rita Annunziata
28.4.2022
Tempo di lettura: 5'
Una nuova indagine di Banca Widiba rivela come i consulenti finanziari tendano a proporre alle donne prodotti meno complessi. E a fornire loro meno spiegazioni. Ecco perché. E come evitarlo

Una donna su tre ritiene di non saperne abbastanza quando si parla di finanza e quasi il 70% non ha alcuna esperienza in questo settore. Eppure, solo il 36,8% si affida a esperti o intermediari a fronte del 42,6% degli uomini

Manzi: “I consulenti tendono a proporre prodotti meno complessi alle donne e a fornire loro meno spiegazioni. Quindi probabilmente ne sanno un pochino meno anche perché hanno meno accesso a queste informazioni”

Quando si tratta di gestione del denaro, solo il 36,8% delle donne si affida a esperti o intermediari, a fronte del 42,6% degli uomini. Prediligendo il consiglio di parenti o amici. Un contesto che le vede tra l’altro mostrare una maggiore insicurezza rispetto alle proprie conoscenze in ambito finanziario. E che trova spesso proprio nell’atteggiamento dei consulenti una delle sue ragioni, spinti (in maniera inconsapevole) a proporre prodotti meno complessi alla clientela al femminile e a dedicare meno tempo alla giustificazione delle scelte di portafoglio.

Sono alcuni dei risultati della ricerca Donne e denaro: una sfida per l’inclusione condotta da Banca Widiba in collaborazione con il Dipartimento di psicologia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Un’indagine multi-metodo realizzata nel corso di oltre un anno sulla base di un’analisi della letteratura, una ricerca qualitativa (con focus group che hanno coinvolto donne e consulenti finanziari), una quantitativa su più di 2mila soggetti e diversi studi sperimentali. “Partiamo dalle buone notizie”, interviene Claudia Manzi, ordinaria di psicologia sociale all’Università Cattolica del Sacro Cuore. “In maniera inaspettata abbiamo trovato che le donne si sentono capaci quanto gli uomini di gestire i soldi e l’educazione finanziaria che ricevono in famiglia è assimilabile a quella degli uomini”. Ciononostante, spiega l’esperta, una donna su tre non possiede un reddito proprio e solo una su 20 possiede una fonte di reddito integrativa. Tra l’altro, una su tre ritiene di non saperne abbastanza quando si parla di finanza e quasi il 70% non ha alcuna esperienza in questo settore. “Il dato interessante è che questo divario resta abbastanza inalterato anche se analizziamo quel sottosegmento di popolazione che vanta studi in materia economica”, continua Manzi. “Le donne, anche se abitano il mondo delle banche, investono meno e sanno di saperne di meno”.

Questo perché, stando alle ipotesi emerse dallo studio, sono meno informate. E chi dovrebbe fornire loro queste informazioni, in maniera inconsapevole, gliene fornisce meno rispetto a quanto farebbe con gli uomini. “Abbiamo condotto uno studio su 265 consulenti finanziari, 212 uomini e 53 donne con un’età media di 53 anni, e abbiamo presentato loro diversi profili-cliente per genere e tipologia di studi (laureati in filosofia, scienze bancarie o economia e commercio). Abbiamo poi chiesto loro di strutturare un portafoglio e rivelare come avrebbero organizzato un incontro di spiegazione e quanti minuti vi avrebbero dedicato. Quello che è emerso è che i consulenti (specie gli uomini) tendono a proporre prodotti meno complessi alle donne e a fornire loro meno spiegazioni. Quindi probabilmente le donne ne sanno un pochino meno anche perché hanno meno accesso a queste informazioni”, racconta Manzi.

Le consulenti finanziarie donne sono generalmente consapevoli del fatto che le clienti al femminile sono meno preparate e hanno meno conoscenze in ambito finanziario rispetto agli uomini. Ma non inciampano in costruzioni del portafoglio differenti. I consulenti finanziari uomini, che scontano invece maggiori stereotipi di genere e un più elevato orientamento alla dominanza sociale, scelgono prodotti a bassa complessità per le donne rispetto agli uomini, anche quando risulta che entrambi abbiano condotto studi di natura economica. Inoltre, come anticipato in apertura, i consulenti uomini dedicano meno tempo alla giustificazione della scelta del portafoglio rispetto alle consulenti donne. Queste ultime, infatti, avendo una maggiore consapevolezza della lacuna conoscitiva delle donne tentano di colmarla offrendo loro maggiori informazioni.

“Il ruolo dei consulenti finanziari è ancora più cruciale che in passato”, interviene Edoardo Lozza, ordinario di psicologia del lavoro dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. “Nonostante le profezie del fintech che i consulenti saranno sostituiti dai Bot e dall’intelligenza artificiale, non è così. Altri studi che abbiamo condotto con i cf ci dicono che la loro capacità di comprendere quali sono i valori simbolici che le loro clienti associano al denaro consente tra l’altro di migliorare la relazione consulente-cliente. E se è vero che i consulenti possono contribuire ad allontanare le donne dal mondo finanziario, come dimostrato dall’analisi, questo apre una forte opportunità per l’industria. Ma è necessario lavorare sui professionisti anche con percorsi formativi che aiutino ad abbattere questi stereotipi”.

Un obiettivo che fa parte del Dna di Banca Widiba. “Noi lavoriamo tantissimo sull’educazione finanziaria a tutti i livelli”, spiega Francesca Marchelli, direttrice comunicazione dell’istituto. “La nostra rete di cf è coinvolta in prima persona tutto l’anno su iniziative di educazione finanziaria che interessano i loro clienti. Le nostre consulenti, inoltre, sono spesso portavoce di progetti sull’inclusione delle donne in finanza. Ma credo che tutta l’industria finanziaria, oltre le banche, debba fare dei passi in più”. Le donne, osserva, hanno un diverso accesso alle informazioni che pregiudica le loro scelte e i loro atteggiamenti. “Siamo noi che dobbiamo invertire il circolo e farlo diventare virtuoso e non vizioso”. 

“Come banca il nostro impegno è da sempre quello di promuovere iniziative volte alla creazione di una vera e propria cultura finanziaria che garantisca pari opportunità nella gestione dei risparmi”, aggiunge Marco Marazia, direttore generale di Banca Widiba. “La fotografia che ci restituisce la ricerca mostra un gap relativo al rapporto col denaro ancora da colmare fra uomini e donne nel nostro Paese. A partire da questa evidenza, l'industry finanziaria può svolgere un ruolo da protagonista nel farsi promotrice dell’abbattimento degli stereotipi legati al genere, anche grazie alla capacità di fare sistema insieme a tutti gli attori coinvolti, da chi si occupa costantemente di supportare l’educazione finanziaria al mondo della ricerca scientifica”.

Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.
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