Paradisi fiscali, Intesa fra le banche europee più esposte

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Nonostante la crescente pressione, le giurisdizioni fiscali favorevoli restano molto utilizzate dalle banche europee, ha affermato l'EU Tax Observatory

Intesa Sanpaolo è fra le grandi banche europee la cui aliquota fiscale effettiva è pari o inferiore al 15%. Allo stesso tempo, è fra gli istituti che più hanno accresciuto la propria quota di utili soggetti a tassazione agevolata nel periodo 2018-2020

La realizzazione della minimum tax al 15% costerebbe alle 36 maggiori banche europee fino a 5 miliardi di tasse in più ogni anno

Questo gettito aggiuntivo sarebbe incassato soprattutto da Regno Unito, Francia e, in misura inferiore, dall'Italia

Aggiornamento del 28/9/2021

Lo EU Tax Observatory ha aggiornato i dati relativi al coinvolgimento di Mps nei paradisi fiscali riducendo notevolmente la percentuale di utili che risulta tassata in Paesi dalla fiscalità agevolata. Contrariamente a quanto pubblicato nella prima versione di questo articolo, le cifre aggiornate mostrano da parte di Mps un utilizzo dei paradisi fiscali inferiore alla media delle banche europee. L'errore degli studiosi è stato giustificato “dagli utili contabilizzati in Lussemburgo nel 2018 (482 milioni di euro)”, i quali però non erano stati considerati “insieme alle perdite registrate nello stessi Paese l'anno precedente (-470 milioni)... Considerare le due operazioni in anni separati”, hanno ammesso gli autori, “può potenzialmente fornire un quadro fuorviante delle attività della banca”. In seguito alle correzioni la quota di utili tassati in fiscalità favorevoli da parte di Mps scende dal 49,8% al 5,7% (la media europea era stata calcolata al 14%). Segue la versione originaria dell'articolo.

La pressione esercitata dalle inchieste giornalistiche come Lux Leaks e i Panama Papers non hanno scalfito più di tanto l'utilizzo dei paradisi fiscali da parte delle grandi banche europee: nel 2020 il 14% dei rispettivi profitti pre-tasse rimangono localizzati in giurisdizioni considerate particolarmente favorevoli, la stessa percentuale di sei anni prima. In termini assoluti, questo si traduce in 20 miliardi di euro di profitti sottoposti ad un prelievo fiscale particolarmente contenuto. Fra le 36 istituzioni finanziarie analizzate dallo EU Tax Observatory della Paris School of Economics due banche italiane svettano nella classifica degli istituti che più hanno incrementato la quota di utili tassati nei paradisi fiscali nel periodo compreso fra il 2018 e il 2020: Monte dei Paschi di Siena e Intesa Sanpaolo.

 

Con il 49,8%, la banca senese è seconda solo a Hsbc per percentuale di profitti tassati in giurisdizioni favorevoli, nel periodo compreso fra 2018 e 2020. Rispetto al biennio precedente, Mps ha incrementato del 19,4% la quota di profitti tassata nelle 17 giurisdizioni le cui aliquote fiscali sono nettamente inferiori alla media. Intesa Sanpaolo, nello stesso periodo, ha incrementato 12,2% tale “sfruttamento” dei paradisi fiscali, portando al 24,6% la quota di profitti pre-tasse sottoposta a fiscalità favorevole.

Hsbc, oltre ad essere la banca in assoluto più coinvolta nel fenomeno, risulta anche la terza banca che più ha aumento l'utilizzo della fiscalità agevolata, con un incremento del 7,9% nell'ultimo biennio.



Fra le banche analizzate, Unicredit rientra invece fra quelle che più hanno ridotto gli utili tassati nei paradisi fiscali, con un calo del 6,9% che ha portato la quota sottoposta a regimi fiscali favorevoli al 4,1% (percentuale più o meno da metà classifica).

La replica di Mps


Raggiunta per un commento, Mps ha definito la ricerca pubblicata dallo EU Tax Observatory come "basata su informazioni incomplete" tali da non rappresentare correttamente la realtà. La banca senese, attualmente in contatto con l'Osservatorio per chiarire la situazione, ha aggiunto:

"Presumibilmente, tra le altre cose, è stato considerato solo l’utile registrato in Lussemburgo nel 2018 senza tener conto della perdita di analogo importo riportata nel medesimo paese nel corso del 2017. Una lettura disgiunta dell’utile 2018 dalla perdita 2017 è impropria essendo risultati collegati tra loro ed entrambi connessi all’esecuzione del burden sharing degli strumenti subordinati, nel contesto della ricapitalizzazione precauzionale completata nel 2017”

In generale, l'aliquota fiscale pagata dalle banche incluse nell'analisi dello EU Tax Observatory è del 20%, con sette banche che approfittano di un prelievo pari o inferiore al 15%. Fra queste ultime compare anche Intesa Sanpaolo, assieme con RBS, Barclays, Bayern LB, Nord LB, Hsbc e KBC.



"I profitti registrati dalle banche nei paradisi fiscali sono anormali”, si legge nel rapporto, “238.000 euro per dipendente, contro circa i 65.000 euro dichiarati nei Paesi non-paradisi... Questo suggerisce che i profitti contabilizzati nei paradisi fiscali siano per la gran parte spostati fuori da altri Paesi dove la produzione di servizi di fatto avviene".

Nel dettaglio, sono stati inseriti nella lista dei 17 paradisi fiscali: Bahamas, Isole Vergini Britanniche, Isole Cayman, Jersey e Guernsey, Gibilterra, Hong Kong, Macao, Panama, ma anche gli stati Ue di Malta e Lussemburgo.

 

Minimum tax: cosa cambierebbe per le banche Ue


Lo EU Tax Observatory si è espresso a favore della proposta, inizialmente promossa dagli Stati Uniti, di un'aliquota minima al 15% per combattere la competizione al ribasso sulla tassazione degli utili societari. Per le 36 banche europee prese in esame, la realizzazione di questo progetto comporterebbe un gettito fiscale aggiuntivo da 3-5 miliardi euro all'anno, pari a un incremento del 13% rispetto all'aliquota mediamente pagata dalle banche.

La minimum tax, applicata alle banche europee, permetterebbe di recuperare risorse fiscali soprattutto al Regno Unito, ove hanno sede i maggiori istituti, con un gettito aggiuntivo da 940 milioni di euro (calcolati sulla base degli utili del 2020) e alla Francia, con 343 milioni di euro. L'Italia sarebbe al terzo posto con un potenziale recupero da 69 milioni di euro l'anno.

In termini assoluti, l'introduzione della minimum tax andrebbe a costare di più a Hsbc (510 milioni), Barclays (346 milioni) e Bnp Paribas (208 milioni). Se si considerasse l'anno 2019, tuttavia, Unicredit risulterebbe, in termini assoluti, la quinta banca europea più colpita dalla minimum tax al 15%: le sarebbe costata 115 milioni in tasse aggiuntive.
Responsabile per l'area macroeonomica e assicurativa. Giornalista professionista, è laureato in Linguaggi dei media e diplomato in Giornalismo all'Università Cattolica
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