Mps nella black list Consob: scatta l'ipotesi di una mega-fusione

Rita Annunziata
7.5.2021
Tempo di lettura: 3'
Banca Mps scivola nella black list della Consob. Al lavoro col Tesoro sull'ipotesi fusione. Mentre non si arrestano i rumors su Unicredit e Banco Bpm

L’istituto dovrà diffondere mensilmente aggiornamenti sulla situazione di capitale e sulle misure di rafforzamento patrimoniale o di aggregazione in cantiere

Sotto la lente anche l’annuncio del rinvio dell’aumento di capitale da 2,5 miliardi di euro, inizialmente ipotizzato per il terzo trimestre del 2021

Il fondo Apollo, che aveva inviato alla Capogruppo una manifestazione d’interesse non vincolante, ha accesso alla virtual data room dal mese di marzo.

Banca Mps scivola nella black list della Consob. Uno shift, sottolineano i revisori, legato all'incertezza sulla continuità aziendale e allo stato di grave crisi che pone l'istituto senese nella fattispecie di cui all'articolo 2446 del codice civile, ovvero perdite superiori a un terzo del capitale.
Come sottolineato in occasione della diffusione dei conti trimestrali nella giornata del 6 maggio, Mps dovrà dunque offrire “mensilmente e contestualmente alla diffusione delle informazioni finanziarie periodiche previste dalla normativa regolamentare vigente” aggiornamenti sulla situazione di capitale e sulle misure di rafforzamento patrimoniale o di aggregazione in cantiere. In conference call, l'amministratore delegato Guido Bastianini ha rivelato agli analisti che “la banca sta ancora lavorando con il Mef alla soluzione strutturale”, ribadendo come il fondo Apollo, che aveva inviato alla Capogruppo una manifestazione d'interesse non vincolante, ha accesso alla virtual data room dal mese di marzo.
Sotto la lente anche l'annuncio del rinvio dell'operazione di rafforzamento patrimoniale da 2,5 miliardi di euro che, inizialmente ipotizzata per il terzo trimestre del 2021, potrebbe slittare al quarto trimestre dell'anno o al primo semestre del 2022. Una decisione legata al protrarsi dei negoziati con Dg Comp che, come si legge nella nota, “dovrebbe valutare l'intervento dello Stato sulla base dello stand alone della Capogruppo”. “I negoziati continuano ma non sono ancora finalizzati”, ha confermato Bastianini. “Di conseguenza, senza una soluzione strutturale, cioè una fusione, la ricapitalizzazione andrà al quarto trimestre o al primo semestre del 2022”.

I rumors sulla maxi-fusione a tre


Continuano a circolare, intanto, le suggestioni sulla maxi-fusione a tre tra Unicredit, Mps e Banco Bpm. Nella sua prima giornata pubblica in qualità di amministratore delegato dell'istituto di Piazza Gae Aulenti, Andrea Orcel ha ribadito come l'm&a non abbia “uno scopo in sé” ma rappresenti dal suo punto di vista “un acceleratore e un potenziale miglioramento del nostro risultato strategico, laddove faccia i migliori interessi dei nostri azionisti e se avremo piena fiducia nella nostra capacità di portare a termine l'integrazione”. Nella bozza del decreto sostegni bis, a tal proposito, è previsto un ampliamento di sei mesi per la fruizione della trasformazione delle imposte differite attive, le cosiddette Dta, in credito d'imposta (quelle deliberate fino al 30 giugno 2022 e non più fino al 31 dicembre 2021).

Inoltre, potrebbe essere “innalzato il limite delle attività per imposte anticipate trasformabili in credito d'imposta dal 2 al 3% della somma delle attività dei soggetti partecipanti alla fusione o alla scissione, senza considerare il soggetto che presenta le attività di importo maggiore, e dal 2 al 3% (in caso di conferimento d'azienda) della somma delle attività oggetto di conferimento”, spiega Confcommercio in una nota. Per Unicredit, scrive l'Economia del Corriere della sera, Mps “varrebbe circa 3,6-3,8 miliardi dai precedenti 2,5 miliardi. Ma dal punto di vista industriale, per Orcel potrebbe avere più senso l'integrazione con Banco Bpm, che porterebbe ora circa quattro miliardi di Dta”.

Banca Mps: utile netto a 119 milioni


Tornando ai numeri della trimestrale di Mps, l'istituto ha chiuso il periodo con ricavi complessivi per 824 milioni di euro, in crescita del 12,9% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Il margine d'interesse, al 31 marzo 2021, è risultato pari a 280 milioni di euro (in calo del 14,5% sul primo trimestre del 2020 e del -10,4% sul trimestre precedente). Sostanzialmente stabili le commissioni nette (+0,6% sul primo trimestre dello scorso anno), pari a 372 milioni di euro. L'utile del periodo sfiora invece i 119 milioni, a fronte di una perdita di -239 milioni registrata tra gennaio e marzo 2020. Nella giornata di diffusione dei conti, il titolo dell'istituto senese ha chiuso con un rosso del -1,2% a 1,16 euro.
Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.
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