Il “listino” da capogiro degli influencer: ecco quanto guadagnano

Rita Annunziata
2.7.2021
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Quanto guadagna un influencer in Italia? La risposta è: dipende. Ma sicuramente tanto su YouTube e molto meno su Facebook. Fino a toccare i 60mila euro per post

Il tariffario, elaborato da DeRev, si basa su tre fattori analitici: numero di follower, engagement rate e tasso di conversione

Facebook può assicurare a un “nano influencer” (dai 10mila ai 25mila follower) un compenso da 50 a 250 euro a post

Diverso il caso di YouTube, dove un video può valere 500 euro per un professionista agli albori e fino a 50mila euro per le celebrity

Mentre continua a fare notizia che il giovane tiktoker Khaby Lame abbia soffiato il primato a Chiara Ferragni su Instagram con oltre 27 milioni di follower (contro i 24 milioni dell'imprenditrice digitale recentemente approdata nel consiglio di amministrazione di Tod's), c'è chi si domanda: quanto guadagna un influencer in Italia? La risposta è: dipende. Ma sicuramente tanto su YouTube e molto meno su Facebook. A mostrare le cifre (non sempre da capogiro) è DeRev, società di strategia e comunicazione digitale, che ha redatto il primo “listino” dedicato al mercato italiano dell'influencer marketing.
Il tariffario si basa su tre fattori analitici: numero di follower, engagement rate e tasso di conversione. Riflettendo anche il modo in cui la professione si adatta alle esigenze e alle caratteristiche delle diverse piattaforme. Si parte da Facebook che, come spiega il rapporto, presenta un pubblico di massa con abitudini di fruizione rapida e superficiale. Una piattaforma, quella di Mark Zuckerberg, che “non è adatta alle performance di chi cerca di orientare i gusti degli utenti”, spiegano i ricercatori, e che può assicurare a un influencer di piccole dimensioni o “nano influencer” (dai 10mila ai 25mila follower e con un engagement rate medio dello 0,30%) un bottino da 50 a 250 euro a post. Si tratta della stessa cifra di Instagram e TikTok, dove però sono sufficienti la metà dei follower (tra 5mila e 10mila).
Ben diverso il caso di YouTube: un nano influencer con una quantità di follower compresa tra 5mila e 10mila e un engagement rate medio del 6,7% può ottenere un compenso tra i 500 e i 1.000 euro per ogni singolo video. Per non parlare poi dei prezzi dei “mega influencer” (tra i 500mila e il milione di follower e un engagement rate medio del 4,8%). In questo caso, possono arrivare a guadagnare fino a 25mila euro, contro i 5mila euro al massimo per Facebook e i 15mila euro per Instagram e TikTok. “Proprio perché è più dura crearsi il seguito e perché realizzare video anche piuttosto articolati richiede tempo e perizia, YouTube è la piattaforma dove un influencer guadagna di più. Instagram e TikTok risultano appaiati a mezza via. Sono canali diversi, con target e modalità di fruizione non assimilabili, ma sono piattaforme affollate di influencer di tutte le categorie, con una grande fetta di interessanti mid-tier (da un minimo di 50mila follower su YouTube e un massimo di 300mila follower sulle altre tre piattaforme, ndr) e macro influencer (dai 100mila follower di YouTube al milione di follower sulle altre piattaforme, ndr)”, si legge in una nota.

Senza tenere conto poi del fatto che, in ogni caso, il prezzo di un post varia anche in base al tipo di collaborazione, dalle semplici forme di brand ambassador e affiliazioni a quelle più complesse come branded content, campagne continuative e takeover (in questo caso il professionista gestisce in prima persona i canali aziendali per un certo periodo di tempo). Ultimo caso è quello delle celebrity che, differentemente dagli influencer “classici”, seguono logiche proprie legate al loro specifico posizionamento e alla loro capacità di raggiungere un pubblico di grandi dimensioni e di elevata genericità. In questo caso, possono ottenere un compenso per post fino a 15mila euro su Facebook, fino a 50mila euro per video su Youtube e fino a 60mila euro su Instagram e TikTok.

“Abbiamo molti riferimenti per il mercato estero, soprattutto americano, che sono assolutamente distorti per l'Italia, e nessuno specifico per il nostro Paese. Inoltre, in Italia confondiamo ancora la figura del content creator con il vip, quando invece i social sono abitati da migliaia di influencer che non sono famosi se non presso il proprio pubblico, spesso di nicchia e molto fidelizzato”, osserva Roberto Esposito, ceo di DeRev. “È in questo scenario che si gioca una partita economica fondamentale, tanto per chi ambisce a quella che oggi è una vera e propria professione, quanto per le aziende e i brand che devono sapersi orientare per i propri investimenti in un potentissimo strumento di marketing”.
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Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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