Leader e team: cosa insegna lo sport sullo spirito di squadra?

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Nel mondo del lavoro, così come nello sport, è fondamentale sviluppare un forte spirito di squadra. Ma cosa deve fare, nel concreto, un buon leader per contribuire a rafforzare questo spirito?
La Nazionale di Roberto Mancini lo ha insegnato: il segreto è nello spirito di squadra. Prendi un discreto calciatore. Mettilo a giocare in una squadra vincente, affiatata, ed ecco che anche lui raggiunge un livello di prestazione superiore ai suoi standard. Poi prendi lo stesso giocatore, dopo qualche anno in questa squadra, e mettilo a giocare in un'altra grande squadra, magari piena di campioni, ma senza lo stesso spirito d'appartenenza della prima. E cosa succede? Quel giocatore si spegne, gioca male, non riesce più a esprimersi ai livelli di prima. Lo sport è pieno di casi del genere.
Leonardo Bonucci è cresciuto nelle file della Juventus, fino a diventare un difensore insostituibile sia per la società torinese sia per la Nazionale. Poi, qualche anno fa, desideroso di nuovi stimoli, aveva deciso di cambiare ambiente ed era passato al Milan. Il Diavolo era una squadra piena di grandi campioni, certo, ma in quegli anni non se la passava bene, per via di troppi cambi di allenatori e di un equilibrio finanziario un po' traballante. L'ambiente non era quindi dei migliori e Bonucci trascorse a Milanello una delle stagioni più sottotono della sua carriera. Tant'è che l'anno dopo il terzino decise di tornare in maglia bianconera. Decisione che coincise immediatamente con un suo ritorno a grandi livelli di gioco.
Eppure Bonucci è sempre stato Bonucci. Cosa era successo? Quello che accade in ogni gruppo: l'ambiente condiziona il singolo, amplificandone il valore. Nel bene e nel male. Non a caso, si dice che il valore di una squadra è molto di più della somma dei singoli. È come se gli individui, interagendo tra di loro, invece che “addizionare” le proprie competenze e capacità, le “moltiplicassero”. E se nel gruppo c'è qualche segno meno… ecco che anche il “buon” singolo può diventare un po' meno “buono”.

Prendi una squadra di giocatori mediocri, mettili al servizio di un allenatore che sa essere leader autorevole e creare “amalgama” tra loro, ed ecco che possono vincere anche le partite più difficili. Prendi una squadra di grandi campioni dove ognuno di loro pensa a fare la primadonna, ed ecco che lo spogliatoio va in crisi e l'undici incassa gol anche da squadre di seconda fascia.
È così nello sport, come anche nel mondo del lavoro. Ecco dunque la necessità da parte del leader di un gruppo – che sia l'allenatore o il manager o il responsabile delle risorse umane – di sviluppare un forte spirito di squadra.

Con spirito di squadra si intende la capacità di lavorare insieme e di collaborare gli uni con gli altri perché si riconosce di avere col gruppo sia unità di intenti che un istintivo senso di appartenenza.
Quando un manager stringe la mano a un suo nuovo collaboratore e con un sorriso esclama: “Benvenuto nel team!” il suo saluto deve esprimere non solo il riconoscimento di una posizione lavorativa, ma anche di una speciale situazione emotiva. La parola “team evoca una sensazione di calore e di appartenenza, la consapevolezza di far parte di qualcosa, di entrare in clima di collaborazione con altre persone che hanno tutte (o quasi) qualcosa in comune: un obiettivo e un approccio per raggiungerlo.

Il gruppo risponde a una necessità umana, quella di abbandonare la solitudine per unire gli sforzi a quelli di altre persone con cui si condividono obiettivi, convinzioni e valori. I traguardi personali sono molto importanti e regalano grande soddisfazione, ma il lavoro di squadra offre opportunità di soddisfazione superiori rispetto a quando si lavora da soli. Saper lavorare in gruppo significa apprezzare ciò che di unico può dare il lavoro di gruppo. La produttività e l'efficienza sono una naturale conseguenza di ciò.

L'efficienza di un team è determinata quindi dalle capacità relazionali di ogni singolo componente. Cosa può fare nel concreto un buon leader per contribuire a rafforzare lo spirito di squadra?

Primo: conoscere gli equilibri emotivi dei singoli (e i loro talenti)
Un buon leader conosce la personalità di ogni suo singolo collaboratore. Sa quali sono le sue esigenze e le sue passioni. Assicurare ad ogni individuo del gruppo il soddisfacimento dei propri bisogni personali aiuta l'individuo stesso a percepire maggiormente il valore del gruppo e a sentirsi protetto dallo stesso. Contemporaneamente, è importante che il leader conosca le abilità, i punti di forza, i punti di miglioramento per fare in modo che ogni componente del team possa esprimere al meglio i suoi talenti facendogli ricoprire un ruolo adeguato alla sua personalità. Questo determinerà che il singolo si senta realizzato e percepisca il suo lavoro come importante per il gruppo stesso.
Secondo: costruire un'identità comune
Ogni team di lavoro nasce con lo scopo di raggiungere risultati e obiettivi specifici. È sempre bene che il leader ricordi periodicamente quali questi siano e che sottolinei i vantaggi che i singoli possono trarre dal conseguimento degli stessi. Per una squadra la vittoria della Champions League accresce allo stesso tempo il prestigio di ogni singolo giocatore. Quando l'obiettivo aziendale coincide con l'obiettivo personale o quando la persona può realizzare se stessa attraverso il raggiungimento di un obiettivo del team, ecco che si crea identità comune e unità di intenti.

Terzo: rafforzare la fiducia reciproca
Quando due o più persone cooperano tra loro, la fiducia reciproca è fondamentale. La fiducia permette di mantenere all'interno dell'ambiente di lavoro un clima di sicurezza e tranquillità. Tutti sanno che si lavora nella stessa direzione e che ci si aiuta gli uni e gli altri. La fiducia non si acquista on-line o leggendo un libro, ma attraverso azioni concrete ripetute per tempo. Alcuni giochi o esercizi di team building aziendale sono progettati proprio per affinare la fiducia reciproca tra i membri di un gruppo, ma il mio suggerimento è di creare una strategia aziendale che rafforzi la fiducia reciproca nel day-by-day.

Quarto: non evitare i conflitti, ma risolverli
Laddove cooperano più persone, permarranno sempre modi diversi di pensare, reazioni emotive diverse, aspettative diverse e anche esigenze diverse. I conflitti sono quindi inevitabili, anche nelle squadre più affiatate. Un buon leader sa che non può ignorare il conflitto e nascondere la polvere sotto il tappeto. Al contrario, per rafforzare lo spirito di squadra è necessario affrontare apertamente ogni conflitto e lasciare che ogni individuo esprima il suo punto di vista. Il dialogo tra i diversi membri è il primo passo per la risoluzione dello stesso, attraverso una soluzione comune e accettata da tutti. Un conflitto risolto aumenta la fiducia del gruppo e lo fortifica.

Quinto: stabilire regole eque e chiare
Il leader ha la responsabilità della guida del gruppo. Spetta a lui stabilire le regole che determinano e organizzano le dinamiche tra i diversi attori coinvolti. Regole eque e chiare aiutano ogni persona a sapere sempre cosa deve fare, lo responsabilizzano e allo stesso tempo lo proteggono salvaguardando sempre gli equilibri tra le parti. Un buon allenatore tira fuori il meglio dai propri giocatori proprio in queste condizioni.

Le strategie di team building adottano diversi approcci per rafforzare ciascuno dei cinque punti precedentemente elencati. Le aziende che hanno investito tempo e risorse sul rafforzamento dello spirito di squadra hanno avuto miglioramenti di performance evidenti. Non solo è aumentata la produttività aziendale, ma si è anche creato un clima di lavoro più rilassato, è diminuito l'assenteismo e i singoli individui hanno adottato sempre più un atteggiamento propositivo (e non più meramente esecutivo) nei confronti dell'azienda. Se non è stato ancora fatto un piano per la manutenzione dello spirito di squadra è ora di crearlo.
Opinione personale dell’autore
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Ha costituito 15 anni fa una boutique specializzata in formazione e coaching per manager e sportivi. Ha ideato una metodologia che vince le naturali resistenze all’apprendimento di nuovi comportamenti. È anche conosciuto come il fondatore della Domandologia ®. Insegna queste materie, oltre che nelle aziende private, anche presso l’Aeronautica militare italiana.
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