Intelligenza artificiale e 5G: imprese italiane leader in Europa

Rita Annunziata
29.4.2022
Tempo di lettura: 3'
Germania, Francia e Italia sul podio delle innovazioni deep tech, come l’intelligenza artificiale e il 5G. Ma le imprese europee faticano ancora a tenere il passo delle statunitensi

Gli Usa vantano 6.517 pmi che brevettano dispositivi intelligenti e connessi. Per l’Unione europea si parla di meno della metà (2.634)

Germania (570), Francia (400) e Italia (273) registrano il maggior numero di pmi che sviluppano tecnologie di questo tipo in Europa

Tra le principali barriere agli investimenti in deep tech citati da tre quarti delle aziende ci sono l’accesso ai finanziamenti e la mancanza di talenti qualificati

Tecnologie come l’intelligenza artificiale, il cloud computing o le reti 5G stanno rivoluzionando il modo in cui viviamo, lavoriamo e interagiamo. Agevolando anche l’automazione di interi processi aziendali. Ma non tutte le imprese, oggi, stanno viaggiando alla stessa velocità. C’è chi cita tra le barriere l’accesso ai finanziamenti e la mancanza di talenti qualificati. Ma anche chi, al contrario, riesce a raccogliere più capitali proprio investendo nel deep tech. Un nuovo studio congiunto della Banca europea per gli investimenti e dell’Ufficio europeo dei brevetti, dal titolo Deep tech innovation in smart connected technologies, svela i campioni della quarta rivoluzione industriale (4IR). Con l’Europa che fatica ancora a tenere il passo degli Stati Uniti.

Tra il 2010 e il 2018 l’Unione europea ha raccolto circa il 15% delle famiglie di brevetti internazionali (domande depositate in almeno due paesi o con un ufficio brevetti regionale), guadagnando la terza posizione dopo Stati Uniti e Giappone. Un’attività che ha conosciuto un rapido aumento negli otto anni considerati, registrando un tasso di crescita medio annuo prossimo al 20%, ma che non le è bastato a battere gli Usa in termini di piccole e medie imprese che sviluppano innovazioni deep tech: se questi ultimi vantano 6.517 pmi che brevettano dispositivi intelligenti e connessi per i Ventisette si parla di meno della metà (2.634).

Italia sul podio europeo

Focalizzandosi sull’Ue, Germania (570), Francia (400) e Italia (273) registrano il maggior numero di pmi che sviluppano tecnologie di questo tipo. Alcuni paesi di minori dimensioni come la Finlandia, la Svezia, l’Irlanda e la Danimarca stanno comunque superando sia i cugini europei sia quelli statunitensi rispetto alle loro dimensioni grazie all’elevata concentrazione di piccole imprese 4IR. Ma a mostrare “prestazioni eccezionali”, si legge nel rapporto, sono anche alcuni extra-Ue come il Regno Unito, la Svizzera e la Norvegia.

Le barriere agli investimenti

Tra le principali barriere agli investimenti in deep tech citati da tre quarti delle aziende, sia negli Stati Uniti che in Europa, ci sono l’accesso ai finanziamenti (73% per l’Ue e 77% per gli Usa) e la mancanza di talenti qualificati (73% per l’Ue e 76% per gli Usa). Realtà che devono fare i conti con un’intensità di investimenti superiore alla media, costi di sviluppo più elevati e tempistiche maggiori per lanciare le proprie innovazioni sul mercato. Eppure, quasi la metà delle aziende intervistate (49%) dichiara che detenere brevetti favorisce l’accesso ai capitali e un’ampia maggioranza (80%) afferma che i propri investitori fossero alla ricerca di una forte strategia sulla proprietà intellettuale.

Le caratteristiche delle pmi-tech

Quanto alle caratteristiche delle imprese 4IR, l’80% delle pmi europee conta meno di 50 dipendenti e il 41% ha meno di 10 anni. Si tratta di realtà attive principalmente nella sanità, nei trasporti e nelle tecnologie pulite, ma anche nell’analisi dei dati. Il 44% si occupa infatti dello sviluppo, costruzione o vendita di hardware e oltre un terzo ha depositato domande di brevetto relative all’estrazione dei dati. Il 57%, inoltre, identifica l’Europa come principale mercato per la crescita mentre il 24% considera gli Usa come futuro mercato primario. Al contrario, le controparti statunitensi individuano gli Usa come mercato prioritario per la crescita attuale e futura e appena il 10% prende in considerazione l’Europa.

“Le innovazioni deep tech stanno sconvolgendo lo status quo a velocità sempre maggiori in tutto il mondo”, osserva António Campinos, presidente dell’Ufficio europeo dei brevetti. “Le piccole ma altamente innovative imprese europee che operano in questi settori possono svolgere un ruolo decisivo nell’avanzamento della propria posizione competitiva nelle tecnologie digitali”. Tecnologie, aggiunge il vicepresidente della Banca europea per gli investimenti Ricardo Mourinho Félix, che aggiungeranno 2,2 trilioni di euro all’economia Ue entro il 2030. Con le aziende europee che “stanno recuperando terreno rispetto alle principali controparti internazionali”.

Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.
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