Gellify: le startup come ponte tra emergenza e ripartenza

Pieremilio Gadda
Pieremilio Gadda
10.7.2020
Tempo di lettura: 5'
Le aziende giovani e più innovative possono aiutare le imprese già strutturate a costruire nuovi percorsi di business. Non tutte però sono ben posizionate per cavalcare la domanda di digitalizzazione. Fabio Nalucci, fondatore di Gellify, spiega perché. E annuncia un nuovo fondo in rampa di lancio con Azimut

La digitalizzazione è uno dei principali e più potenti macro-trend che guidano lo sviluppo economico. Però non tutta l'innovazione sarà favorita in questa fase.

L'agenda digitale del 2020-2021 sarà dettata, per molte aziende, dalla necessità di risolvere problemi di base, colmando il ritardo accumulato.

I budget per ora congelati possono penalizzare temporaneamente gli investimenti nelle aree più avanzate della digitalizzazione, perché le risorse disponibili saranno focalizzate sulle priorità.

Lockdown e digitalizzazione. Il problema e la sua soluzione, prêt-à-porter. Un “facile” argomento, attorno a cui economisti e commentatori hanno costruito buona parte delle conversazioni sul blocco delle attività produttive, imposto per contenere l'emergenza sanitaria, e sulle opportunità di business che sono emerse durante la quarantena collettiva. Come ogni narrazione, però, rappresenta un tentativo di semplificare le cose. E come tale, rischia di far inciampare in qualche forzatura. “La digitalizzazione è uno dei principali e più potenti macro-trend che guidano lo sviluppo economico. Però non tutta l'innovazione sarà favorita in questa fase, tra emergenza e ripartenza”. A parlare è uno che di innovazione se ne intende. Fabio Nalucci, bolognese classe 1975, oggi alla guida di Gellify, l'azienda che ha lanciato nel marzo del 2017, sa cosa significa fare impresa, in particolare nel business dei software B2B. Ha fondato due società Spss Italia e  i4C Analytics, quest'ultima ceduta ad Accenture, dove poi ha lavorato come responsabile globale per le piattaforme software della divisione Analytics e da cui è uscito per lanciare la sua startup insieme a Michele Giordani e Gianlugi Martina.
“Un conto è la tecnologia di base, un altro sono le nuove frontiere dell'innovazione. L'agenda digitale del 2020-2021 sarà dettata, per molte aziende, dalla necessità di risolvere problemi di base, colmando il ritardo accumulato. Penso ad esempio alla dematerializzazione dei processi di vendita e alla digitalizzazione nella gestione documentale: molte imprese sono ancora ferme agli archivi di carta. Il lockdown e lo smartworking impongono un rapido cambio di passo”. Il discorso cambia se pensiamo ad applicazioni più sofisticate, come i sistemi di intelligenza artificiale per l'ottimizzazione dei processi. “Mi aspetto che i buget per ora congelati possano penalizzare temporaneamente gli investimenti nelle aree più avanzate della digitalizzazione, perché le risorse disponibili saranno focalizzate sulle priorità”.
Nel complesso le prospettive per il mondo del business che lavora attorno all'innovazione appaiono comunque buone. Dopo aver chiuso il 2019 con 6milioni di euro di fatturato, l'obiettivo per il 2020 è di una crescita nell'ordine dell'80%. “Abbiamo leggermente rivisto i target in chiave prudenziale perché, nonostante i primi quattro mesi dell'anno siano andati molto bene, non c'è sufficiente visibilità sulla traiettoria della domanda nei prossimi mesi”.

Gellify è una piattaforma di innovazione che fa da ponte tra le startup B2B ad alto contenuto tecnologico e le aziende tradizionali bisognose di innovare i propri processi, prodotti e modelli di sviluppo. Ha due linee di business: la prima dedicata alla “gellificazione” delle startup. Nalucci, con il suo team, le accompagna attraverso un programma di crescita proprietario da uno stato embrionale, "gassoso" o "liquido", ad uno stato "solido", maturo, scalabile. La seconda divisione, specializzata in corporate venturing (il venture capital aziendale) è focalizzata invece su servizi di open innovation rivolti alle pmi e alle large corporation che vogliano costruire nuovi percorsi di business innovativi. Solo alcune delle startup nelle quali investe Gellify passano per il programma di gellificazione. Nelle altre, l'azienda di Nalucci entra come investitore. Cercando di portare valore, attraverso le sue competenze. “Attualmente abbiamo un portafoglio di 24 startup, che nel 2019 ha fatturato a livello aggregato 50 milioni di euro”, calcola Nalucci. A fine 2019 l'azienda ha annunciato le sue prime due exit in ambito fintech, con Deus Technology, e in ambito industry 4.0, con TechMass. La terza operazione è stata annunciata pochi giorni fa (oppure, ad inizio giugno) e riguarda Habble, piattaforma che analizza e organizza le informazioni provenienti da rete fissa, mobile e dati per ottimizzare i costi di telecomunicazione delle aziende, che è stata acquisita dalla software house TeamSystem.

“Siamo in fase di negoziazione per l'exit di un altro paio di startup. È un'ottima notizia per noi, perché significa che stiamo costruendo un buon track record in tempi molto veloci”, chiosa l'imprenditore. Non è un caso se a inizio giugno è stata avviata la commercializzazione insieme ad Azimut Libera Impresa di un fondo comune di investimento alternativo di tipo chiuso riservato alla clientela professionale o HNWI, che avrà ad oggetto l'investimento nel capitale di rischio di start-up “B2B Software as a Service” operanti prevalentemente in quattro principali verticali tecnologici: IoT e Industria 4.0, Intelligenza Artificiale, Blockchain e Cyber Security. Da qui il nome “Azimut Digitech Fund”.

Avrà una durata di sette anni e investirà su un paniere di 60/70 società con un business innovativo, selezionate direttamente da Gellify. Azimut è entrata nel capitale di Gellify come lead investor in occasione del secondo aumento di capitale da 15 milioni di euro deliberato a settembre del 2019, cui ha partecipato anche un club deal di investitori, costituito a sua volta da imprenditori del settore manifatturiero, già clienti di Gellify (tra cui Focchi e UFI Filters), C-level e manager di alto standing. Queste risorse hanno accompagnato negli ultimi mesi l'espansione della creatura di Nalucci oltre i confini nazionali, in Spagna e poi in Medio Oriente. “Negli ultimi 18 mesi siamo stati approcciati da tre società che volevano comprarci”, racconta Nalucci. “Prima o poi l'acquisizione da parte di una grande società di consulenza o di un system integrator potrebbe essere parte del nostro percorso di crescita. Un'alternativa potrebbe essere la Borsa. Ma dovrebbero esserci condizioni favorevoli sui mercati finanziari. E temo che non si ripresenteranno prima della seconda metà del 2021”.

Intanto il focus resta sulle startup. E sull'innovazione. Nel portafoglio di investimenti di Gellify è entrata lo scorso gennaio Winelivery, una piattaforma tecnologica che integra distribuzione e comunicazione per l'industria dei vini e delle bevande alcoliche. Sul versante B2C offre, tramite una app, servizi di consegna a domicilio “al dettaglio” sia a privati che aziende, in 30 minuti e alla giusta temperatura. Sul fronte B2B offre un canale “media” che i produttori e le marche del comparto Wine & Beverage utilizzano per promuovere i propri prodotti. In un mese ha generato il fatturato di tutto il 2019. Quando si dice che lockdown e digitalizzazione marciano a braccetto.

 
Direttore del magazine We wealth direttore editoriale della redazione di We Wealth. Nato a Brescia, giornalista professionista, è laureato in Relazioni Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano. Nel passato ha coordinato la redazione di Forbes Italia e Collabora anche con l’Economia del Corriere della Sera e Milano Finanza.

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