L'effetto del covid-19 sui bilanci delle 10 maggiori banche italiane

Rita Annunziata
2.11.2021
Tempo di lettura: 3'
Mazars ha realizzato un'indagine sui bilanci delle 10 maggiori banche italiane, mettendone a confronto i risultati con il mercato europeo

Coinvolte Intesa Sanpaolo, UniCredit, Banco Bpm, Mps, Bper, Iccrea, Credem, Cassa Centrale, Banca Popolare di Sondrio e Carige

Al fine di assicurarne l’anonimato, ogni banca è rappresentata attraverso un codice alfanumerico composto da due lettere (IT) e una cifra (da 1 a 10)

Si parla di un incremento delle perdite su crediti nei bilanci relativi allo scorso anno sul 2019 di un valore medio pari a 1,35x a fronte del 3,5x della media europea

Gli istituti di credito, durante l'ultimo anno e mezzo, hanno contribuito alla tenuta del sistema economico nel suo complesso. Ma la crisi, numeri alla mano lo dimostrano, ne ha inevitabilmente influenzato i risultati finanziari spingendo i crediti “cattivi” verso l'alto. Mazars (società globale specializzata in audit e assurance, consulting, financial advisory, outsourcing e tax, ndr) ha condotto un'indagine sui bilanci delle 10 maggiori banche italiane, mettendone a confronto i risultati con il mercato europeo (26 istituti dislocati in 11 paesi): Intesa Sanpaolo, UniCredit, Banco Bpm, Mps, Bper, Iccrea, Credem, Cassa Centrale, Banca Popolare di So...
Ciononostante, le rettifiche di valore su crediti “continuano a costituire un elemento determinante per la redditività delle banche italiane”, precisa Bellomi. Il loro peso si avvicina all'88% (24 punti percentuali in più rispetto alla fine del 2019) contro il 78% in Europa (in questo caso si tratta di 57 punti percentuali in più sulla fine del 2018). Rispetto al 2019, inoltre, “l'incremento medio delle rettifiche di valore su crediti si è attestato al 17% (57% in Europa), di cui l'8% era già stato rilevato al 30 giugno 2020 (41% in Europa)”, scrive il manager. Un dato positivo è quello relativo al coefficiente di copertura delle attività finanziarie iscritte al costo ammortizzato (prestiti e crediti, titoli di debito, saldi con banche centrali e altre attività); considerando l'intero portafoglio crediti (stage 1, 2 e 3) risulta pari al 2,72% (contro l'1,56% in Europa) al 31 dicembre 2020 con una forbice che va dall'1,81% al 6,17%.

Se si analizza invece il livello di copertura per qualità del credito, si evidenzia come “a fronte di un dato sostanzialmente in linea circa la copertura dei crediti classificati in stage 1 e di un incremento per quel che riguarda gli stage 2, si assiste a una riduzione della copertura nello stage 3 (dal 50,2% al 49,9%)”, precisa Bellomi. Tali dati, aggiunge, “risultano di particolare interesse se si osservano in relazione alla dinamica dei trasferimenti, nei quali si nota una riduzione degli stage 3 sia in termini di valori lordi che di valori netti (al contrario, nel sample Europa si osserva un incremento del valore lordo e una riduzione dell'ammontare dei fondi)”. Un'evoluzione, conclude, che “fa pensare a un miglioramento complessivo della qualità dei portafogli, cui hanno certamente contribuito le numerose operazioni di cessione degli ultimi anni”.

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