Educazione finanziaria, cosa stiamo facendo per portarla nelle scuole

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Cause e possibili soluzioni per trasmettere agli italiani una materia ancora troppo poco insegnata e compresa

Secondo l'ultima classifica Ocse, le competenze finanziarie degli italiani sono le più modeste del gruppo dei Paesi sviluppati

"Molto si è fatto, ma l’assenza di sistematicità, metodologie o obiettivi comuni costituisce naturalmente un ostacolo ad un’azione realmente incisiva", afferma il direttore generale di FEduF, Giovanna Boggio Robutti

“L'età più adatta per avvicinare i bambini alla relazione con il denaro? Il prima possibile”. Per Giovanna Boggio Robutti, direttore generale FEduF, l'obiettivo di risollevare le competenze finanziarie degli italiani, a partire dall'istruzione dei giovani non è assolutamente irraggiungibile (“sarò un'inguaribile ottimista”, ci dice). Tuttavia, il punto di partenza non è dei più incoraggianti, stando almeno alle più recenti rilevazioni Ocse. La financial literacy degli italiani è molto al di sotto della media dei Paesi avanzati, con un punteggio di 11,1 contro i 13 punti Ocse. Fra i Paesi comparabili, l'Italia all'ultimo posto.

Con Boggio Robutti, direttore di una delle più importanti realtà per la divulgazione dell'educazione finanziaria, abbiamo parlato di cause, soluzioni e del possibile ruolo dei consulenti finanziari in questa sfida.

Alla base dell'insufficiente preparazione finanziaria degli italiani ci sono cause origine più culturale, poiché siamo radicati nella tradizione classica, o a mancare è più semplicemente l'organizzazione di percorsi di studio adeguati?

Credo sia un insieme delle due cose: la nostra cultura ci porta a conservare ancora oggi una certa riservatezza nel parlare di denaro e questo senz'altro non facilita, ad esempio, il dialogo educativo tra genitori e figli. In famiglia, secondo le ricerche, si parla poco di denaro. Salvo rari casi, non si educano i figli ad una relazione consapevole e razionale con il denaro e , al di là delle raccomandazioni di buon senso legate all'uso del salvadanaio o della paghetta, non si discute di pianificazione finanziaria a lungo temine (gravissimo, dato che è cosa nota che i nostri figli non potranno sostentarsi con la sola pensione pubblica). A scuola la situazione non è migliore, fatti salvi gli indirizzi di studio che prevedono l'insegnamento dell'economia. La buona notizia è che con l'introduzione dell'educazione civica nel curricolo, le competenze economiche di base trovano un canale efficace per raggiungere gli studenti con tematiche di grande attualità.
Recentemente un'indagine americana ha attirato la nostra attenzione: il 70% dei consulenti finanziari Usa vorrebbe inserire l'educazione finanziaria all'interno del proprio modello di business (di questi il 77% lo farebbe pro bono). La sua sensazione è che in Italia vi sia la stessa disponibilità?

Noi riceviamo spesso richieste da parte di consulenti finanziari che ci chiedono di utilizzare i nostri materiali per fare educazione finanziaria presso i loro clienti, quindi in base alla nostra esperienza osservo senz'altro disponibilità da parte loro. Proprio in questa direzione si muove il progetto “Economia e fantasia, insegnare ai figli l'educazione finanziaria” che FEduF ha appena avviato con Banca Widiba proponendo incontri con i clienti in collaborazione con la rete dei consulenti finanziari. Il ruolo di mediatore che un esperto può svolgere è, peraltro, un fattore critico di successo per aiutare i cittadini a vincere la soggezione che generalmente si prova per i temi dell'economia e della finanza, spesso vissuti come difficili e comprensibili solo agli addetti ai lavori.
FEduf come giudica il percorso della scuola dell'obbligo sotto il profilo dell'educazione finanziaria?

Ad oggi l'educazione finanziaria è entrata a scuola da una porta secondaria aperta soprattutto da insegnanti lungimiranti e aperti all'innovazione. Molto si è fatto in questi anni grazie ai molti soggetti, tra cui la nostra Fondazione con il progetto Economiascuola (www.economiascuola.it), impegnati nella diffusione di queste tematiche in una logica di sussidiarietà orizzontale, ma l'assenza di sistematicità, metodologie o obiettivi comuni costituisce naturalmente un ostacolo ad un'azione realmente incisiva.

Al momento FEduf quale strategia sta adottando per provare a risollevare le conoscenze finanziarie dei giovani italiani? 

La nostra strategia è sempre stata quella di partire dall'esperienza di vita dei bambini e dei giovani, proponendo loro solo gli argomenti familiari rispetto alla loro età, nel linguaggio e con il metodo più adatto a loro. Questo significa aver sviluppato format divulgativi originali, quali i laboratori di fiabe e i giochi da fare con gli educatori; i laboratori didattici con i mattoncini realizzati dall'economista Luciano Canova, i digital live talk interattivi ideati dalla società di divulgazione scientifica Taxi1729 per parlare ai ragazzi di argomenti difficili come le scelte economiche, la pianificazione finanziaria, la previdenza e la gestione del rischio. Tutte queste iniziative sono presentate nella sezione “Strumenti” del nostro portale (http://www.feduf.it/) a disposizione di chiunque sia interessato a fruirne.

Da qualche mese, specialmente nei media internazionali, si sta osservando la crescita dei video di vera o presunta financial education su TikTok. Ne abbiamo parlato in un recente articolo. Ritenete che possa essere un'opportunità da sfruttare per raggiungere i più giovani (anche per la Fondazione)?

Personalmente, guardo con preoccupazione e diffidenza le iniziative di educazione finanziaria realizzate tramite i social media, in particolare su canali come TikTok, fra i meno adatti a veicolare contenuti molto delicati. Tuttavia, noi stessi utilizziamo i social, primo tra questi Instagram per arrivare direttamente ai giovani, e naturalmente adattiamo linguaggi e contenuti allo stile del canale proponendo quiz interattivi e informazioni curiose. Sempre però con l'obiettivo di stimolare curiosità e indurre ad acquisire consapevolezza. Mi terrorizzano, invece, i post che propongono scelte spericolate rispetto alle criptovalute, al trading online, alle scommesse online. Alcuni messaggi possono essere devastanti su un pubblico come quello dei giovani, molto disinvolto con la tecnologia digitale ma digiuno sui contenuti, quindi pericolosamente fragile e indifeso rispetto a truffe e promesse di facili guadagni.
Responsabile per l'area macroeonomica e assicurativa. Giornalista professionista, è laureato in Linguaggi dei media e diplomato in Giornalismo all'Università Cattolica
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