Economia reale: “Ora investirvi è diventato un obbligo”

Stefania Pescarmona
Stefania Pescarmona
29.10.2019
Tempo di lettura: 5'
Lo ha detto Pietro Giuliani, presidente Azimut Holding, aprendo i lavori della due giorni di Ali Expo, in cui ha spiegato che il loro impegno è di avere almeno il 15% di masse in economia reale, ossia in prodotti alternativi. Tra i presenti anche l'economista Carlo Cottarelli, Marco Bonometti (Confindustria Lombardia), Corrado Passera (illimity) e Luca Peyrano (Elite)

Giuliani: “Investire nell'economia reale permetterà di dare ai clienti un extra rendimento dell'1,5-2% che sostituisce quel rendimento obbligazionario che oggi non si riesce più ad avere”

Bonometti: “La situazione italiana è veramente critica. Mai come adesso il sistema finanziario e il sistema produttivo possono trovare dei punti di incontro”

Investire nell'economia reale? “Cinque anni fa era una opzione, oggi è un obbligo. Con i tassi negativi come si fa a dare ai clienti rendimenti positivi con continuità nei prossimi anni?”. Con queste parole Pietro Giuliani, presidente Azimut Holding, ha aperto i lavori della due giorni di Ali Expo, evento organizzato dal gruppo Azimut a Milano Rho, il 29 e 30 ottobre, indicando fin da subito quello che è l'obiettivo della società nello sviluppo dell'economia italiana. “Noi contiamo di arrivare tra 5 anni ad avere 75 miliardi di masse, rispetto ai 57 miliardi attuali. E il nostro impegno è di avere almeno il 15% di masse in economia reale, ossia in prodotti alternativi. Questo però è il nostro obiettivo minimo: lavoreremo, infatti, per arrivare tra 5 anni al 30%. Nelle nostre teste e nelle nostre azioni noi spingeremo per fare il doppio”, ha puntualizzato Giuliani, che ha aggiunto che passare dalla finanza all'economia reale è cambiamento importante, perché bisogna dialogare con i clienti e spiegare l'esistenza di un altro costo: il costo dell'illiquidità.
“Se vogliono un rendimento positivo si deve fare così, i titoli di Stato ce lo insegnano”, ha precisato il presidente di Azimut Holding, ricordando che nei primi tre anni i titoli di Stato italiani hanno rendimento negativo. Cosa fare, quindi? “Ipotizziamo un periodo di 10 anni e investiamo in Pmi italiane selezionate, con a capo imprenditori che hanno la passione e le capacità. Investiamo quindi questo 15-30% dei soldi dei nostri clienti, che pagheranno il prezzo della illiquidità, perché per 10 anni i soldi saranno lì per finanziare uno sviluppo di medio-lungo periodo. Ma questo piccolo investimento porterà quei 10-20 miliardi che, investiti in impieghi che oggi rendono (per quel periodo) 5-10%, ci permettono di dare ai portafogli dei nostri clienti un extra rendimento dell'1,5-2% che sostituisce quel rendimento obbligazionario che oggi non si riesce più ad avere”, ha risposto Giuliani, che in ottica di asset allocation suggerisce di investire un 35% in azioni, il 30% in economia reale italiana e il restante 35% in quello in cui investono tutti oggigiorno, in modo da non far parte del coro di lamentele che vede l'industria dell'asset management in crisi perché ci sono tassi bassi.

In un periodo e in un Paese in cui è sempre più difficile fare impresa, Azimut vuole quindi “essere un punto di riferimento per tutti coloro che hanno voglia di crescere, per far sì che le piccole imprese possano diventare medie, che quelle medie possano diventare medio-grandi, e così via, grazie a un appoggio di chi, come noi, lo ha già fatto”, ha aggiunto Giuliani.

La conferenza di apertura di Ali Expo, è poi proseguita con una tavola rotonda che ha visto come partecipanti, oltre a Giuliani, l'economista Carlo Cottarelli, il presidente di Confindustria Lombardia, Marco Bonometti, l'ad di illimity, Corrado Passera, e il ceo di Elite, Luca Peyrano.

“La situazione italiana è veramente critica”, ha dichiarato Bonometti, che una cosa l'ha imparata: “Non bisogna più andare a chiedere al governo un piano industriale, ma impegni ben precisi". In Italia, cala la produzione e calano gli investimenti (-30% rispetto allo scorso anno). E l'export sta rallentando perché non siamo più competitivi rispetto gli altri Paesi. “Oggi il sistema industriale italiano è meno competitivo di un tempo, basti pensare che negli ultimi 15 anni, abbiamo perso più 20 punti di competitività, mentre gli altri Paesi europei l'hanno recuperata, quindi il divario è aumentato ulteriormente”, ha detto.

Cosa fare? L'unica soluzione per l'Italia è alimentare una crescita economica (lavoro e occupazione) sostenuta.
“Dobbiamo far capire alla finanza che senza imprese non ha sviluppo e viceversa. Mai come adesso il sistema finanziario e il sistema produttivo possono trovare dei punti di incontro", ha spiegato il presidente di Confindustria Lombardia, che ritiene che la leva per accelerare la crescita sia proprio la competitività del sistema in cui operano le imprese. Imprese che devono essere centrali anche nelle politiche europee. Quanto al nostro Paese, Bonometti ha detto che “all'Italia servono delle riforme strutturali, bisogna tagliare gli sprechi e tenere sotto controllo il debito” e che “misure fatte sul debito, come quota 100 e il reddito cittadinanza, non hanno portato alcuni beneficio”.

Di opinione simile Cottarelli, che ritiene che la produttività sia il tema centrale. Per far crescere la produttività servono però gli investimenti, che sono frenati da tre fattori: l'alto livello della tassazione e la lentezza della burocrazia e della giustizia. Dall'altra parte, ci vogliono però fonti di finanziamento.
Ciò che frena le banche non è la mancanza di liquidità – ha detto Cottarelli - è la mancanza di equity o meglio l'incertezza su quanta equity le banche dovranno tenere in futuro se oggi fanno un prestito. C'è la necessita di trovare collegamento diretto tra risparmiatori e imprese”.

Secondo Passera, il fil rouge è dato dall'innovazione. “L'innovazione è la leva fondamentale per creare imprese vincenti sui mercati internazionali”, ha infatti dichiarato l'ad di Illimity, invitando poi a riflettere sul ruolo della regolamentazione che “troppo spesso viene usata per non fare”.

Ovviamente un passo di marcia deve essere fatto anche dalle stesse imprese. “Oggi le imprese sono pronte",  ha spiegato Peyrano, che ha concluso ricordando che anni fa le aziende avevano un atteggiamento di chiusura, ma che in questi ultimi anni, un po' per la crisi, un po' per la capacità degli imprenditori di trovare delle alternative, la situazione è cambiata. Una cosa è certa: “Le imprese fanno aiutate a fare questo percorso e la finanza deve essere un valido alleato. Aprire i capitali richiede una serie di attività nuove e bisogna essere preparati per farle”.

Le nuove iniziative di Azimut


La proposta di Azimut di saper coniugare le esigenze dei risparmiatori e quelle delle imprese può essere veramente l'elemento nuovo per fare salto di qualità, collegando raccolta da una parte e impieghi dall'altra.

Quattro le iniziative speciali che Azimut ha annunciato per raggiungere l'obiettivo di 10 miliardi di euro di masse negli alternativi nei prossimi 5 anni:

1 – l'ingresso nel settore immobiliare e infrastrutture con la creazione di una nuova divisione di Azimut Libera Impresa Sgr guidata da Andrea Cornetti che lascia la carica di general manager di Prelios Sgr per assumere in Azimut Libera Impresa Sgr il ruolo di amministratore delegato con deleghe sul business real estate e infrastrutture.

2 - Il nuovo fondo Italia 500, realizzato in collaborazione con P101, dedicato all'investimento in startup e Pmi innovative e che è al momento in fase autorizzativa da parte delle autorità competenti.

3 - Una partnership con la piattaforma di innovazione B2B Gellify: il gruppo del risparmio gestito ha partecipato in qualità di lead investor a un round di finanziamento di 15 milioni di euro nella società fondata da Fabio Nalucci che seleziona, investe e fa crescere startup innovative nel settore digitale e le connette con aziende consolidate in ottica di open innovation.

4 - Infine, l'avvio di un accordo con la fintech londinese Wiserfunding che, basandosi su un algoritmo proprietario, sta rivoluzionando il mondo della valutazione del rischio creditizio per le piccole e medie imprese.
Direttore di We-Wealth.com e caporedattore del magazine. Ha lavorato a MF, Bloomberg Investimenti, Finanza&Mercati. Ha collaborato con Affari&Finanza (Repubblica) e Advisor

Cosa vorresti fare?

X
I Cookies aiutano a migliorare l'esperienza sul sito.
Utilizzando il nostro sito, accetti le condizioni.
Consenti