Donne: Italia tra i leader della diversity nei board

Rita Annunziata
28.9.2021
Tempo di lettura: 3'
Un nuovo rapporto di Credit Suisse rivela come tra il 2015 e il 2021 la percentuale femminile nei board sia impennata dell'8,9% a livello globale. Italia sul podio della diversity

L’indagine è stata condotta dal Credit Suisse Research Institute su un campione di 33mila alti dirigenti in oltre 3mila aziende di 46 paesi

Fanno da traino l’Europa e il Nord America che vantano rispettivamente il 34,4% e il 28,6% di donne nei consigli di amministrazione. Per l’Italia si parla del 39,4%

Un decennio di passi in avanti sarà sufficiente a colmare il gap di genere? Secondo il Credit Suisse Research Institute, no. O almeno non ancora. L'indagine “Gender 3000 in 2021: broadening the diversity discussion” condotta su un campione di 33mila alti dirigenti in oltre 3mila aziende di 46 paesi, ha messo in evidenza come tra il 2015 e il 2021 la percentuale femminile nei consigli di amministrazione sia impennata dell'8,9% e più che raddoppiata rispetto al 2010. Fanno da traino l'Europa e il Nord America che vantano rispettivamente il 34,4% e il 28,6% di donne nei board.
Al 1° posto la Francia con il 44,5%, seguita da Svizzera (40%), Italia (39,4%), Austria (39,2%) e Danimarca (37,5%). Chiude la top10 il Regno Unito che, con il 35,3%, va ben oltre gli obiettivi fissati dal “30% Club” per gli indici Ftse 100 e Ftse 350. In coda alla classifica invece il Cile (9,9%), la Corea del Sud (9,1%) e la Russia (8,9%). A migliorare parallelamente è anche la percentuale media di donne nel senior management (vale a dire il numero di dirigenti donna in proporzione alla totalità di dirigenti della banca dati “Gender 3000”) che è scivolata dal 12,9% del 2014 al 13,8% del 2016, il 17,6% del 2019 e il 19,9% del 2021. Il numero di ceo al femminile, invece, è cresciuto del 27% ma resta ancora limitato al 5,5% del totale (dal 4,5% del 2019). Quanto alle chief financial officer, invece, si parla di un +17% per una percentuale al 2021 del 16% (dal 14,1% del 2019). Ancora una volta, l'Europa guadagna il primato per donne ceo con il 6,7%.

La diversity fa bene alle performance


A conferma delle evidenze dei precedenti rapporti, pur ribadendo l'assenza di un nesso di casualità, secondo il Credit Suisse Research Institute le aziende che vantano una diversità di genere superiore alla media sono in grado di generare 200 punti base di alfa. Inoltre, le società con una maggiore considerazione della diversity nella sua accezione più ampia registrano performance migliori in riferimento alle loro politiche ambientali e di governance. Ma chi vince e chi perde? Concentrando l'attenzione sulle 300 maggiori società statunitensi per capitalizzazione di mercato, i settori “vincenti” della diversity (quelli che vantano una maggiore diversità sul posto di lavoro) sono energia, servizi pubblici e finanziari; sul versante opposto materiali, valori industriali e beni di consumo non ciclici.

Kersley: “C'è margine di miglioramento”


“Diversità e inclusione sono al centro dell'attenzione degli investitori e dei responsabili politici per quanto riguarda le tematiche Esg (Environmental, social, governance) e, in particolare, nel definire le aspettative in merito a ciò che può ritenersi una buona governance”, osserva Lydie Hudson, ceo di sustainability, research & investment solutions di Credit Suisse. “Come azienda globale, siamo sempre stati impegnati nel promuovere la diversità delle persone e di pensiero e assistere alle prove tangibili dei benefici che ne derivano è incoraggiante. Tuttavia, come il rapporto evidenzia, sappiamo che c'è ancora molto da fare”. Sulla stessa linea d'onda Richard Kersley, responsabile global thematic research di Credit Suisse, che ribadisce come “pur essendo certi che la diversità di genere a livello di conduzione e nei consigli di amministrazione” sia “in aumento in tutto il mondo, c'è ancora molto margine di miglioramento, in particolare nei paesi emergenti e soprattutto in quelli asiatici”.
Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.
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