DonnaFugata, la storia in rosa di un'azienda siciliana di successo

Tempo di lettura: 3'
Il premio "di padre in figlio" vinto quest'anno della casa vinicola che ha cambiato l'immagine dei vini isolani nel mondo-Parla la fondatrice Gabriella Anca Rallo

La storia di Donnafugata è all'insegna del rosa. Nata grazie a Gabriella Anca Rallo la società vinicola siciliana continua negli anni il suo percorso in rosa

Le famose etichette della casa vinicola nascono dall'incontro tra  Stefano Vitale, artista vissuto in America per 15 anni, a Venezia

Donnafugata, una storia che viene da lontano. E che vede come protagonista un'imprenditrice
donna affermatasi in un contesto, la Sicilia, non certo favorevole alle donne. È la storia di Gabriella Anca Rallo, per molti anni amministratrice delegata, insieme a Giacomo Rallo, di Donnafugata, prima di passare le redini, nel 2016 ai figli José e Antonio Rallo. La storia della famiglia Rallo e del loro legame con il vino ha radici profonde. Nel 1851 entrarono nel mondo del vino, sulla scia degli imprenditori inglesi, iniziando a produrre vini da dessert. L'azienda agricola crebbe e negli anni iniziò a passare il testimone di "padre in figlio", fino a quando nel 1983, il comando passò nelle mani di una donna. Gabriella Anca Rallo ereditò infatti la società di vini siciliani erano infatti principalmente conosciuti solo per il Marsala e nessuno li vedeva in altro modo. Bisognava dunque convincere i consumatori italiani ed esteri che “anche noi eravamo capaci di fare il vino”. Piano piano, viaggio dopo viaggio Gabriella Rallo è dunque riuscita a portare nel mondo il marchio “Donnafugata”. Più girava e conosceva altre realtà, soprattutto quelle internazionali, più Gabriella si rese conto che “bisognava fare qualcosa per distinguersi dai competitor”.

Ma che fare? La risposta arrivò nel 1994 quando incontrò a Venezia, Stefano Vitale, artista vissuto in America per 15 anni prima di trasferitosi a Venezia. “Gabriella era ospite di una mia vicina di casa – ha raccontato Vitale nell'home book della società – entrò nel mio studio a curiosare e vide le mie illustrazioni; ci eravamo appena conosciuti e improvvisamente mi disse “Mi faresti un'etichetta? Perché non provi?” Gabriella ha avuto coraggio, non io. Mi ha chiesto di portare i colori della Sicilia nella comunicazione del vino; sono colori forti, vivi”. Ed è così che sono nate le etichette che rendono le bottiglie di Donnafugata uniche nel loro genere. Gabriella Rallo, è stata una delle prime donne siciliane ad aver avuto un ruolo attivo all'interno dell'azienda di famiglia, dopo essersi laureata ed aver insegnato per 15 anni lingue e letteratura
inglese alle superiori. La sua energia, la capacità di immaginare e progettare il futuro sono state la fortuna di Donnafugata. E infatti solo grazie a lei che sono nate le etichette a firma d'autore, che rappresentano la Sicilia ma anche la sua forte personalità. Così come è sempre merito suo l'aver fatto conoscere il marchio all'estero. Con il passare degli anni la realtà imprenditoriale è andata consolidandosi sempre più, ed oggi l'azienda è una delle stelle più luminose della Sicilia vinicola. Con una produzione di circa 10 milioni di bottiglie l'anno Donnafugata produce 1/5 del vino siciliano ed esporta in ben 60 mercati in giro famiglia, decidendo di unirla a quella vinicola del marito Giacomo Rallo. Mettendo insieme le forze decisero dunque di fondare Donnafugata.

Un'azienda che sfidò i pregiudizi del tempo, rilanciando i vini siciliani, fino ad allora conosciuti
solo come vini da dessert. Gabriella e Giacomo Rallo decisero infatti di puntare sui vini da tavola. Una grande scommessa, che all'inizio si scontrò con non poche difficoltà. “Abbiamo iniziato a chiedere l'aiuto di enologi che facessero vini da tavola, dato che noi sapevamo fare solo quelli da dessert” racconta Gabriella Rallo. E poi “io e mio marito abbiamo iniziato ad uscire dalla nostra piccola isola, a viaggiare, per conoscere nuove aziende, nuovi sapori e
per far conoscere il nostro vino all'estero”. Inizialmente è stato difficile sfidare i pregiudizi del tempo - confessa - i per il mondo. A livello europeo le maggiori richieste provengono dalla Svizzera e dalla Germania, mentre tra i paesi extraeuropei la fanno da padroni gli Stati Uniti d'America, il Giappone, il Brasile e la Cina. Negli anni Donnafugata ha continuato a crescere acquisendo nuovi vigneti in Sicilia: uno a Vittoria, per produrre il Cerasuolo (molto richiesto all'estero) e uno sull'Etna, operativo da circa due anni. Nonostante Gabriella Rallo abbia ormai lasciato le redini della società ai suoi figli, rimane sempre un punto di riferimento per Donnafugata. Con il suo fare imprenditoriale annuncia nuova sfide. “Le vendite online - spiega - saranno sempre di più il futuro anche nel nostro mondo. Dobbiamo imparare come fare”.

In 35 anni di vita, la storia di Donnafugata è costellata da molti riconoscimenti. L'ultimo in ordine di tempo è arrivato il primo dicembre scorso con il premio “Di Padre in Figlio” attribuito dal Centro di Ricerca sulle Imprese di Famiglia (Cerif), per aver avuto la capacità di assicurare il passaggio generazionale e affrontare con successo le sfide del mercato del vino di qualità. “La successione – si legge nella motivazione – è avvenuta in modo graduale, caratterizzata da importanti elementi di innovazione e supportata da una politica di comunicazione estremamente originale”. Ma, alla fine di questo lungo percorso imprenditoriale, qual è il segreto per produrre un vino di qualità? “Il segreto – sottolinea Gabriella Rallo- è quello di accettare i tempi lunghi dell'agricoltura, una sfida che solo la visione di lungo periodo di un'azienda familiare può consolidare nel tempo. Questo è lo spirito con il quale, insieme a mio marito Giacomo, abbiamo fondato Donnafugata, pensando che stavamo per costruire qualcosa che sarebbe durato e che i nostri figli José e Antonio avrebbero portato avanti come in effetti è stato”.


Gabriella Anca Rallo

Cosa vorresti fare?

X
I Cookies aiutano a migliorare l'esperienza sul sito.
Utilizzando il nostro sito, accetti le condizioni.
Consenti