La crisi cambia il modo di “fare banca”: occhio alle Bigtech

Rita Annunziata
26.2.2021
Tempo di lettura: 3'
Nell'anno della crisi le transazioni contactless con carta hanno conosciuto un incremento del 20%. Sulla stessa linea d'onda anche le operazioni di e-commerce. Ma gli intermediari finanziari dispongono delle competenze necessarie per fronteggiare una radicale evoluzione dei processi produttivi? Occhio alle Bigtech

Le operazioni di e-commerce con carta sono scivolate dal 25% in media prima del lockdown a oltre il 40% nel mese di aprile 2020, per poi oscillare tra il 25 e il 30%

I bonifici online, via internet o tramite collegamenti telematici, hanno registrato una crescita dell'8% nel numero di transazioni sul 2019

Perrazzelli: “Non vi sono dubbi che l'innovazione possa portare a profondi mutamenti nel modo di fare banca di molti intermediari creditizi”

Sebbene la diffusione delle tecnologie digitali nell'intermediazione finanziaria affondi le proprie radici nell'ante-covid, l'emergenza sanitaria e le misure dispiegate per contenere la diffusione dei contagi hanno inevitabilmente inciso sul modo di agire quotidiano e sulle abitudini di pagamento dei cittadini. Un contesto che ha incentivato l'utilizzo di strumenti elettronici contribuendo, tra l'altro, a scalfire il gap dell'Italia nei confronti dell'eurozona in termini di numero di transazioni pro capite regolate con mezzi diversi dal contante.
Secondo i dati diffusi da Alessandra Perrazzelli, vice direttrice generale della Banca d'Italia in occasione del webinar Open finance: il futuro del banking a portata di mano, le transazioni contactless con carta hanno conosciuto un boost del 20% nell'anno della crisi, scivolando dal 35% del periodo pre-lockdown a oltre il 55% delle transazioni complessive effettuate con dispositivi abilitati. Le operazioni di e-commerce con carta, invece, sono passate da una media del 25% a oltre il 40% nel mese di aprile, per poi oscillare tra il 25 e il 30% nella restante parte dell'anno. Per non dimenticare poi i bonifici realizzati via internet o tramite collegamenti telematici, che hanno conosciuto un'impennata dell'8%.

Perrazzelli: “Mancano le competenze necessarie”


Certo, spiega l'esperta, “una parte dell'aumento della quota di servizi finanziari fruiti attraverso canali digitali potrà essere riassorbita quando le misure di contenimento della diffusione del virus verranno allentate”, ma il processo di digitalizzazione del sistema è ormai considerato “irreversibile”. E l'innovazione, accelerata dalla crisi stessa, potrebbe determinare “profondi mutamenti nel modo di fare banca di molti intermediari creditizi”, oltre a una rivisitazione del modello di business bancario. Eppure, continua Perrazzelli, non tutte le banche dispongono delle competenze necessarie a fronteggiare una radicale evoluzione dei processi produttivi e dei canali distributivi.
Gli ultimi dati disponibili, relativi all'esercizio 2019, mostrano per esempio che specialmente negli istituti di piccola dimensione mancano professionisti specializzati sulle tematiche di natura tecnologica, “con potenziali impatti negativi sull'efficacia dell'azione del board nella definizione delle linee di indirizzo strategico nonché nell'individuazione di un adeguato assetto quali-quantitativo delle funzioni di controllo di secondo e terzo livello”. E risulta significativo come, per una parte degli intermediari, “la funzione di business sia solo informata oppure non sia affatto coinvolta nel processo di valutazione dei rischi nei pagamenti”.

Accelerazione digitale, occhio ai giganti del tech


In questo contesto, spiega Perrazzelli, l'accelerazione tecnologica sta inoltre abbattendo le barriere all'ingresso e all'operatività transfrontaliera nel mercato dei servizi di pagamento, una circostanza che si rivela propizia sia all'affermazione di startup fintech sia all'ingresso nel settore dei giganti dell'information technology. Ma non tutto è perduto per le banche tradizionali. “Dopo un primo effetto spiazzamento, anche in conseguenza delle novità normative introdotte con la Psd2, stiamo assistendo a un progressivo superamento della dicotomia incumbent vs nuovi operatori e all'affermazione di dinamiche di tipo cooperativo grazie all'integrazione dell'offerta di servizi da parte di intermediari tradizionali e realtà fintech che insistono sulla medesima piattaforma: il cliente finale, con un unico accesso, ha la possibilità di beneficiare in maniera integrata di servizi finanziari e non, grazie proprio a quelle logiche open introdotte dalla Psd2”, precisa l'esperta.
Senza dimenticare, tuttavia, come l'interconnessione costringa al contempo gli intermediari a un significativo sforzo sul fronte della sicurezza informatica. E le autorità, dal canto loro, risultano “fortemente impegnate nel supportare gli sviluppi di mercato presidiandone i relativi rischi, inclusi quelli di natura tecnologica”. In tal senso si posizionano le due strategie pubblicate dalla Commissione europea lo scorso settembre sui pagamenti retail e sulla finanza digitale, “segno di una volontà di accelerazione rispetto alle intenzioni dichiarate nel Fintech Action Plan del 2018”, spiega Perrazzelli. Poi conclude: “In questo modo la regolamentazione da un lato punta a cogliere le opportunità offerte dall'innovazione nel mondo dei servizi finanziari e a rendere l'innovazione sostenibile in termini di rischi, dall'altro lato crea le basi per un settore più competitivo in cui intermediari tradizionali, nuovi operatori specializzati e Bigtech potranno concorrere su un piano di gioco livellato”.

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