Credit Suisse: ipotesi spezzatino per la banca d’investimento

Rita Annunziata
22.9.2022
Tempo di lettura: 3'
Stando a quanto risulta al Financial Times, Credit Suisse sarebbe pronta a dividere in tre la sua banca d’investimento

L’idea sarebbe quella di dividere la banca d’investimento in tre: un’unità dedicata alla consulenza; una bad bank per gestire le attività ad alto rischio; e una terza unità che gestisca le restanti attività

Credit Suisse non ha rilasciato al momento dichiarazioni, in attesa di svelare la nuova strategia globale in occasione della presentazione dei risultati trimestrali del prossimo 27 ottobre

Credit Suisse dividerà in tre l’investment banking? Stando a quanto risulta al Financial Times, sì. Fonti vicine al colosso svizzero hanno raccontato al quotidiano economico-finanziario britannico come tra le proposte presentate al board del gruppo spunti anche l’ipotesi di una “band bank”, che gestirebbe le attività ad alto rischio. L’istituto non ha rilasciato al momento dichiarazioni, in attesa di svelare la nuova strategia globale in occasione della presentazione dei risultati trimestrali in programma il prossimo 27 ottobre. E ha dichiarato in una nota come “sarebbe prematuro” anche “commentare qualsiasi risultato potenziale prima di allora”.


Secondo il Financial Times, Credit Suisse spererebbe di vendere unità redditizie come la sua attività di prodotti cartolarizzati al fine di evitare una dannosa raccolta di capitale. L’idea sarebbe appunto quella di dividere la banca d’investimento in tre parti: un’unità dedicata alla consulenza, che potrebbe essere scorporata in un secondo momento; una bad bank per gestire le attività ad alto rischio che saranno liquidate; e una terza unità che gestisca le restanti attività


Credit Suisse: verso il ripristino di First Boston

Nell’ambito di un meeting interno tenutosi questo mese, Michael Klein e Blythe Masters (entrambi membri del Consiglio di amministrazione di Credit Suisse) avevano suggerito che la società potrebbe offrire ai banchieri d’investimento una partecipazione azionaria nell’attività, lasciando presagire uno scorporo della divisione. A rivelarlo per la prima volta fu Bloomberg, che aveva annunciato come il board stesse valutando anche l’ipotesi di ripristinare il marchio First Boston per l’investment banking (abbandonato nel 2006 dopo l’acquisto della società negli anni ‘90). Le fonti a conoscenza delle riflessioni del board, ascoltate dal Financial Times, hanno rilevato come entrambe le proposte non siano al momento considerate prioritarie per la banca elvetica. Inoltre, il Cda avrebbe discusso del rilancio di un’unità di risoluzione strategica per riunire gli asset ad alto rischio e le attività non core che meno si adattano alla strategia di concentrazione sulla gestione patrimoniale.


Migliaia di posti di lavoro in bilico: tagli del 10%

Lo scorso mese alcuni analisti di Deutsche Bank avevano stimato che i costi per sollevare l’investment banking avrebbero generato un buco da 4 miliardi di franchi svizzeri nella posizione patrimoniale dell’istituto, tra costi di ristrutturazione, sviluppo di altre linee di business e rafforzamento dei coefficienti patrimoniali. “La riduzione di altre parti della banca d’investimento e la vendita di attività più piccole tra le varie divisioni potrebbe aiutare nel tempo, ma probabilmente arriverebbero troppo tardi per evitare un aumento di capitale”, avevano avvertito Benjamin Goy e Sharath Kumar Ramanathan. Eppure, persone vicine all’istituto smentiscono l’idea che la banca possa ricorrere al mercato, anche considerando il recente crollo del prezzo delle azioni del gruppo scivolato sotto i 5 franchi svizzeri nelle ultime settimane (il livello più basso degli ultimi 30 anni). In discussione ci sarebbe infine il taglio di migliaia di posti di lavoro, che potrebbe riguardare il 10% dei 45mila dipendenti a livello globale.

Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.
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