Credit Suisse, l'iniezione da 50 miliardi sarà il vero giro di boa?

Rita Annunziata
16.3.2023
Tempo di lettura: 3'
Credit Suisse ottiene dalla banca centrale svizzera un prestito fino a 50 miliardi di franchi. E vola in Borsa. Diodovich: “L’affiliazione con Ubs? Difficile”

Credit Suisse ha annunciato l’intenzione di rafforzare preventivamente la propria posizione di liquidità, esercitando l’opzione di prendere a prestito dalla Swiss National Bank fino a 50 miliardi di franchi svizzeri

Diodovich: “È una mossa che cerca di allentare le tensioni, calmare i mercati e il panico scatenatosi negli scorsi giorni e, soprattutto, fermare i deflussi dai depositi. Nel lungo periodo resta un punto di domanda. L’affiliazione con Ubs? Difficile”

Credit Suisse in corsa. Dopo aver incassato l’ottavo crollo consecutivo (-24%) innescato dalla decisione della Saudi National Bank di escludere un’ulteriore iniezione di liquidità nella banca, il titolo dell’istituto elvetico ha aperto la seduta del 16 marzo con un balzo del 40% a 2,38 franchi svizzeri per poi chiudere a 2,02 franchi (in progressione del 19,15%); complice l’annuncio del “salvagente” da 50 miliardi della Swiss National Bank e il riacquisto da parte del colosso di 3 miliardi del proprio debito senior. “Un’azione decisiva per rafforzare Credit Suisse”, ha dichiarato il ceo Ulrich Körner. “Io e il mio team siamo determinati a procedere rapidamente per offrire una banca più semplice e specializzata, costruita intorno alle esigenze dei clienti”, ha aggiunto. We Wealth ha intercettato Filippo Diodovich, senior market strategist di IG Italia, per indagare quali saranno i prossimi sviluppi. E quali invece i rischi per il sistema bancario europeo, già scosso dal crack della Silicon Valley Bank (Svb).


“La decisione di esercitare l’opzione di prendere a prestito dalla banca centrale svizzera fino a 50 miliardi di franchi è una mossa che cerca di allentare le tensioni, calmare i mercati e il panico scatenatosi negli scorsi giorni e, soprattutto, fermare i deflussi dai depositi”, spiega Diodovich. “Bisogna tener conto che Credit Suisse arriva da un lunghissimo periodo di problemi, tra scandali finanziari e riciclaggio di denaro sporco. Nell’ottobre dello scorso anno aveva lanciato un profondo piano di ristrutturazione con forti licenziamenti e un aumento di capitale significativo da 4 miliardi di franchi svizzeri. Motivo per cui questa manovra potrebbe effettivamente restituire reputazione alla banca nel breve periodo”. 


Gli effetti sulle banche europee

Quanto al medio-lungo periodo, continua lo strategist, resta un punto di domanda. “Risanare una banca, quando si tratta di grossi istituti in difficoltà (penso a Mps in Italia), è un processo molto lungo. Tutto dipenderà da come procederanno. Se ci sarà l’interesse, potrebbero trovare un partner. Bloomberg parla di una possibile affiliazione con Ubs, ma credo sia difficile che possa procedere in quel modo, specie in un periodo di forte tensione come quello attuale”, osserva Diodovich. 


Lo stesso vale per i possibili contraccolpi sulle altre banche europee che, nella giornata del 15 marzo, sono state travolte dalla bufera saudita con picchi del -12,08% per Société Générale e del -10,24% per Bnp Paribas. “Se non ci fosse stato questo prestito monstre della banca nazionale svizzera, è chiaro che delle tensioni ci sarebbero state, perché Credit Suisse è too big to fail and too big to save (troppo grande per fallire e troppo grande per essere salvata). Però tutto dipenderà dagli sviluppi delle prossime settimane e da se si fermerà questo flusso verso l’esterno dei clienti della banca svizzera”, dichiara Diodovich.


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Cosa c’entra Credit Suisse con Svb?

Guardando ai possibili legami con Svb, Diodovich ricorda come il fallimento della banca americana ha lanciato un segnale d’allarme alle banche “molto investite su asset governativi a lungo periodo, come quelle italiane (anche se hanno messo in campo notevoli sforzi per ridurre questa dipendenza)”. Ciò che sta accadendo dall’altra parte dell’Oceano Atlantico, spiega lo strategist, ha spinto di fatto gli investitori a pensare che un continuo rialzo dei tassi potesse riverberarsi negativamente anche sulle banche europee più in difficoltà. “Sappiamo che in momenti come questo si reagisce un po’ di pancia, ci sono state vendite motivate dal panico legato a tali rischi di contagio sui mercati europei. Nel caso di Credit Suisse, gli effetti sono stati chiari subito. I credit default swap (ovvero i derivati che si utilizzano per assicurarsi dalla probabilità di default della banca) sono saliti ai massimi storici e mostravano percentuali di default della banca di quasi il 50%. Questo ha innescato un caos che poi ha contagiato tutto il settore bancario”. 


Secondo Luigi De Bellis, co-head dell’ufficio studi di Equita, non ci sono dubbi che il settore bancario italiano ed europeo sia più solido e capitalizzato rispetto al passato. Ma il rischio principale con l’aumento dei timori di instabilità finanziaria “è che venga colpito uno dei principali canali di trasmissione dell’economia, ossia i prestiti bancari, con un deterioramento della volontà di concedere credito (sia in Europa che negli Stati Uniti)”, osserva. “Il nostro posizionamento neutrale sui mercati azionari resta invariato, con una preferenza per i titoli di qualità rispetto ai ciclici”.


Bce, rialzo da 50 pb. L’alert di Roubini

Intanto, la Banca centrale europea ha rispettato le attese innalzando di 50 punti base i tassi di riferimento e rassicurando sulla solidità del sistema bancario europeo. “Il Consiglio direttivo segue con attenzione le tensioni in atto sui mercati ed è pronto a intervenire ove necessario per preservare la stabilità dei prezzi e la stabilità finanziaria nell’area dell’euro”, cita il comunicato. “Il settore bancario è dotato di buona capacità di tenuta, con solide posizioni di capitale e liquidità. In ogni caso, la Bce dispone di tutti gli strumenti necessari per fornire liquidità a sostegno del sistema finanziario, qualora ve ne sia l’esigenza”. Secondo Nouriel Roubini, economista statunitense anche conosciuto come Dr. Doom e famoso per aver previsto lo scoppio della bolla immobiliare Usa del 2008, quest’azione potrebbe incidere negativamente sul colosso elvetico. “Se la Bce alzerà i tassi di 50 punti base, è possibile che Credit Suisse fallisca il prossimo weekend e che la banca centrale sia costretta a fare dietrofront entro la prossima settimana”, aveva dichiarato in un tweet di mercoledì.

Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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