Come essere un player vincente? Questione di strategia

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Orsolina Fortini
14.6.2022
Tempo di lettura: 3'
Le imprese dei più grandi player della storia mostrano che un piano strategico ben impostato può rappresentare la chiave del successo. Quali sono i mezzi giusti per impostare una strategia vincente in un’operazione di business o societaria?

• È necessario avere chiaro il purpose e domandarsi: Che cosa voglio ottenere? Perché? In quanto tempo? Quali sono i miei punti di forza e di debolezza?

• Creare il team giusto è indispensabile per valutare correttamente tutti gli aspetti dell’operazione. In particolare, il coinvolgimento di un legal che sia business oriented dà senz’altro una marcia in più all’impostazione e allo sviluppo del deal

Ogni imprenditore – così come ogni professionista (che, a proprio modo, pur sempre imprenditore è) – è per sua natura orientato a compiere un’opera stimolante in cui possa trovare soddisfazione, secondo la forma che più gli è propria. 

Nel contesto economico-sociale attuale, in continua evoluzione, internazionale e “liquido” (secondo l’immagine di una certa teoria sociologica), l’attività di ciascun imprenditore è chiamata a un aggiornamento e ripensamento continui, soprattutto in termini di operazioni di business e societarie. L’imprenditore, quindi, è continuamente sfidato. L’imprenditore è un player, che vuole vincere. 

La storia imprenditoriale internazionale mostra gli esempi più disparati di come gli imprenditori hanno affrontato le sfide della propria impresa. Storie di successi, storie di alti e bassi, storie di crisi, storie di crack finanziari. Denominatore comune è la propensione al rischio, perché ogni attività imprenditoriale porta con sé opportunità ma anche potenziali rischi e insidie. 

Come può l’imprenditore affrontare al meglio il rischio? Che cosa rende l’imprenditore vincente, che cosa gli garantisce il successo, soprattutto nel contesto di challenge attuale? Semplice strategia.

Strategia indica il ricorso motivato e ragionato a mezzi idonei al raggiungimento di uno scopo. Significa quindi adottare un approccio metodico, un piano ben impostato, in una parola, un approccio “consapevole”. Come è stato sperimentato anche in altri campi, la soluzione sta dunque nell’affidarsi alla ragione umana e confidare nella correttezza del metodo con cui questa opera. Senza una strategia, il rischio di affrontare le cose con temerarietà imprudente è altissimo, ma l’ondata dell’esuberanza iniziale poi passa e alla fine resta solo il caos.

L’approccio metodico, quindi, rappresenta il supporto necessario per lo slancio vincente – Allo stesso modo dei blocchi di partenza per la corsa nell’atletica leggera: un blocco fisso in materiale rigido, che di per sé potrebbe sembrare contraddire con la leggerezza e lo scatto della corsa, ma che, al contrario, rende più efficace la spinta dei piedi iniziale e favorisce il moto via via che l’atleta accelera. Così, l’approccio “consapevole” nell’impostazione delle operazioni di sviluppo di business come di quelle societarie può rendere vincente un imprenditore.

Ma fare strategia è davvero semplice? Come si può impostare una strategia vincente?

Elaborare un piano strategico è un metodo applicabile in ogni situazione imprenditoriale: ciò vale sia in situazioni di stabilità o crescita sia in situazioni di crisi, per ogni tipologia di mercato e per ogni teoria di analisi del sistema economico che si voglia applicare. Per essere vincente, l’impostazione della strategia dovrà tener conto di alcuni fattori fondamentali. 

Di importanza fondamentale è la chiarezza del purpose. Per impostare un piano, è innanzitutto necessario aver chiaro lo scopo perseguito e porsi le domande chiave per chiarirlo, nella consapevolezza dei propri punti di forza e di debolezza: Che cosa voglio ottenere? Perché? In quanto tempo? Che cosa ho e che cosa mi manca per ottenerlo? Ciò consente di individuare e valutare al meglio le strade possibili per raggiungere lo scopo.

Ad esempio, se lo scopo fosse l’ingresso in nuovi mercati o in nuove aree geografiche ai quali l’imprenditore non ha accesso, la scelta si concentrerà sull’alternativa make or buy. A tal proposito, un esempio tra tanti, nella consapevolezza dei propri limiti in punto di internazionalizzazione e maintenance, tante società italiane operanti nell’ambito industriale, in seguito all’accesso alla rete di distribuzione e manutenzione di società internazionali sono state in grado di incrementare il proprio giro d’affari in maniera significativa (è il caso di diverse realtà tedesche che negli ultimi decenni hanno riconosciuto il talento ingegneristico di molte aziende italiane, con la cui cooperazione è stato possibile far fiorire una interazione vincente da entrambi i lati in punto di qualità della produzione, internazionalizzazione e prestazione di servizi alla clientela). Invece, seguendo una via alternativa, alcune realtà hanno optato per lo sviluppo “in proprio” di prodotti e servizi innovativi o per l’investimento in una propria rete commerciale. E poi, perché no, si potrebbe optare per una combinazione di make e buy.

Ancora, se lo scopo ultimo fosse l’aumento della marginalità nel medio-lungo periodo, l’imprenditore potrà ad esempio optare per la quotazione in borsa oppure per l’apertura all’ingresso di nuovi soci nella compagine sociale. Nel caso di ingresso di nuovi soci, se lo scopo dell’aumento della marginalità dovesse accompagnarsi alla volontà dell’imprenditore di restare parte della società e altresì di garantire il proprio passaggio generazionale, la scelta del nuovo partner dovrà tenere in considerazione – oltre all’investimento del nuovo socio e alla possibilità di creare sinergie commerciali reali – lo spazio concreto dei soci attuali nella nuova impresa, sicché l’imprenditore dovrà attentamente valutare se ritenga più opportuno aprire il capitale a un fondo di private equity o a un partner industriale. 

In alcuni casi, poi, lo scopo ultimo dell’imprenditore che venda le proprie partecipazioni in una società potrebbe essere l’incasso di un prezzo più alto possibile, mentre in altri casi il prezzo potrebbe non rappresentare affatto il driver dell’operazione: a seconda dei casi cambiano le carte in gioco, e così la strategia da adottare.

Un altro aspetto va sottolineato: spesso non è solo la propria performance che porta all'obiettivo finale, ma il contributo dei compagni di squadra

Tutti i più grandi campioni possono contare sul sostegno dei compagni. Michael Jordan ha potuto contare sull’assist di compagni come Scottie Pippen e Dennis Rodman per ottenere il proprio successo e rendere grandi i Chicago Bulls. Allo stesso modo, l’imprenditore deve poter contare su un team che lo aiuti nel raggiungimento del proprio scopo. All’interno della squadra, il coinvolgimento di consulenti capaci è essenziale. Il consulente legale, in particolare, riveste un ruolo centrale nell’impostazione strategica delle operazioni, sia di business che societarie. Infatti, accanto alle figure business, il legal apporta una prospettiva diversa e complementare al tempo stesso rispetto a quella dell’imprenditore, volta a evidenziare i rischi potenziali delle operazioni, ad anticiparli e arginarli. Meglio ancora se il legal comprende bene il business di cui si tratta. 

Metodo strategico, dunque. Come si è visto, è tutt’altro che un peso incatenante ma piuttosto uno strumento che lascia spazio a una serie di possibilità, alla fantasia. Una fantasia che non è sinonimo di bizzarria, ma anzi, consente di costruire soluzioni tailor-made nella serenità di un’impostazione progettata. Certo, adottare una strategia di per sé non può garantire necessariamente il successo, anche perché non è mai tutto rimesso alle proprie capacità, ma molto dipende da una serie di fattori diversi. È però importante cercare di agire in modo serio, e sempre secondo un approccio fair (dell’approccio business fair l’autrice tratterà nei suoi prossimi articoli).

Opinione personale dell’autore
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Avvocato specializzato in diritto societario, M&A e contrattualistica commerciale, con skill particolare nei rapporti italo-tedeschi e forte impronta business oriented. Laurea presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e PhD presso l’Universität Regensburg (Germania). Dopo una significativa esperienza in primari studi legali, attualmente lavoro presso lo studio legale Legance a Milano.
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