La certificazione delle competenze è un must, non un optional

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All'Efpa Italia Meeting 2018, la voce delle associazioni e delle reti è unanime: in un mercato più̀ selettivo e competitivo c'è bisogno di alzare l'asticella delle proprie conoscenze e competenze

Per i consulenti è fondamentale possedere un comprovato bagaglio di conoscenze e competenze: il ruolo della certificazione

La posizione dell'Efpa e le mosse delle reti

La certificazione delle competenze professionali non è un'opzione ma è un “must”. Un punto di vista unanime quello che è emerso ieri, 31 maggio, in occasione della giornata di apertura dell'Efpa Italia Meeting 2018. Nell'undicesima edizione – intitolata "Knowledge for a changing future" e realizzata dall'affiliata italiana dell'European Financial Planning Association - è emersa, infatti, l'importanza da parte dei consulenti di possedere un comprovato bagaglio di conoscenze e competenze. C'è da dire che le condizioni attuali sono profondamente differenti rispetto al passato. Con la Mifid II si è sviluppata la percezione da parte degli operatori di trovarsi di fronte a un mercato più̀ selettivo e competitivo e quindi del bisogno di alzare l'asticella delle proprie conoscenze e competenze.

Il primo a ribadire l'importanza della crescita è stato Marco Deroma, neo-presidente di Efpa, che trattando della rilevanza della certificazione ha spiegato che è importante la diffusione del brand tra tutti i clienti. “Vogliamo proseguire su questa strada per proporre sempre di più il brand Efpa, non solo agli addetti al settore, quindi ai consulenti finanziari, ma addirittura a tutti i clienti”, ha precisato Deroma.

Gli ha fatto seguito Luigi Conte, vicepresidente dell'Anasf, socio fondatore di Efpa Italia. “C'è una sensibilità crescente verso valori di eccellenza, culturale e professionale che contraddistinguono questa professione, in un momento in cui è in atto un cambiamento fortissimo di paradigma, che è forse il cambiamento più significativo degli ultimi decenni”, ha dichiarato Conte, ricordando che quest'anno, a febbraio, la Consob ha pubblicato il nuovo regolamento intermediari e che c'è stato il recepimento sostanziale della Mifid II. “Tra le novità sostanziali, l'attuazione delle linee guida dell'autorità del settore, l'Esma, per la definizione dei requisiti di conoscenza e competenza del personale addetto alla consulenza e all'informazione alla clientela”, ha aggiunto Conte, ricordando che Anasf ed Efpa hanno attivamente seguito gli sviluppi fin dal 2015 e sono stati protagonisti di questa trasformazione, e aggiungendo che “la sfida per il futuro è rappresentata dalla capacità di proseguire nel percorso di crescita, volto all'affermazione di Efpa quale soggetto di riferimento per il settore”.

Anche sul futuro della consulenza si è soffermato Marco Tofanelli, segretario generale di Assoreti. “Tra formazione ed educazione ci deve essere un anello di congiunzione molto importante”, ha spiegato Tofanelli, che poi ha precisato: “L'educazione deve entrare nel modello di protezione, ma perché sia ben svolta occorre che, anche a livello legislativo e regolamentare, venga data realmente fiducia al consulente, permettendo che possa essere maggiormente sviluppata la fase dell'adeguatezza”.

Come si stanno comportando le reti?

“Il percorso formativo che offriamo ai nostri consulenti finanziari è progettato su misura ed è costantemente allineato ai programmi di sviluppo e alle evoluzioni della nostra professione, in linea con quanto proposto da Mifid II”, ha spiegato Stefano Gallizioli, responsabile servizi bancari e sviluppo rete di Fideuram – Intesa Sanpaolo Private Banking, che ha precisa che “il capitale umano è un fattore strategico per Fideuram” e che “nel 2017 sono state erogate dalla rete Fideuram – Intesa Sanpaolo Private Banking più di 329.000 ore di formazione”. Secondo Gallizioli, l'attività di formazione e sviluppo professionale è l'attività qualificante della loro professione, una professione che negli ultimi 10 anni è cambiata molto. “Da Mifid I a oggi, abbiamo visto raddoppiare le masse gestite dai nostri consulenti – ha detto Gallizioli - con un numero di consulenti e di clienti rimasto uguale. Questo significa che sono cresciute le esigenze dei nostri clienti, le competenze e la qualità”.
In aggiunta alle attività di formazione più strettamente legate agli adempimenti normativi, Fideuram ha studiato un percorso condotto in partnership con l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, alla fine del quale - superato un esame – i consulenti conseguono la certificazione. “Sono tutti strumenti formativi che rappresentano un elemento di differenziante rispetto al mercato, alla concorrenza e ai clienti, in un'ottica del miglioramento continuo delle competenze in linea con le richieste dell'Esma”, ha concluso Gallizioli.

Anche le altre reti si sono mosse sulla stessa scia d'onda.
“Azimut, da tre anni, sta portando avanti questo processo sempre con la logica della formazione, educazione e responsabilizzazione – ha commentato Marco Gallus, responsabile formazione di Azimut Capital Management – Da tre anni, infatti, sono state messe in atto delle attività di specializzazione, che sono declinate sulla base di singole esigenze che arrivano dai manager. Attualmente, tramite il supporto di un ente terzo, stiamo proseguendo nell'ottica del mantenimento di quelle che sono le richieste in ottica Mifid II”.

“Non è un tema di adempimenti burocratici ma di costanza e di competenze che sono indispensabili per fornire un servizio per la nostra clientela”, ha proseguito Giovanni Marchetta, national manager di Banca Mediolanum, che poi ha aggiunto che loro hanno una Corporate University molto attiva (solo lo scorso anno hanno erogato circa 500 mila ore di formazione) e che l'obiettivo quello di far sì che la preparazione sia funzionale alla mission del gruppo.

C'è poi chi è andato oltre. “Abbiamo creato una nostra piattaforma di consulenza certificata da un ente terzo, per garantire una terzialità di riconoscimento di tutto il percorso di formazione, dove noi siamo andati a costruire sia competenze da parte dei nostri consulenti e sia una piattaforma certificata”, ha precisato Luigi Provenza, responsabile investimenti e trading di Banca Widiba, la rete più giovane, nata nel 2014, che nel 2016 ha rifatto completamente la piattaforma di consulenza, già in ottica Mifid.

Ma perchè creare più certificazioni diverse? “Non sarebbe meglio averne solo una per evitare di incorrere in un rischio di autoreferenzialità”, ha chiesto Emanuele Carluccio, presidente SQC, Efpa Europe.

“La concorrenza è fondamentale proprio per aumentare il livello di valore del servizio che si offre“, ha risposto Tofanelli, ribadendo che la certificazione è un must, ma è un must che deve essere volontario e che deve creare valore. “L'Efpa si pone sul mercato come un ente di certificazione di valore. Poi è chiaro che ognuno deve poter scegliere nell'ambito di quello che ritiene il sistema migliore”, ha concluso il segretario generale di Assoreti.
Direttore di We-Wealth.com e caporedattore del magazine. Giornalista professionista, è laureata in Giurisprudenza presso l’Università degli studi di Torino. Ha lavorato a MF, Bloomberg Investimenti, Finanza&Mercati. Ha collaborato con Affari&Finanza (Repubblica) e Advisor

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