Carige, Credem e Banco Bpm a duello per l'acquisizione?

Teresa Scarale
Teresa Scarale
14.6.2021
Tempo di lettura: 2'
La banca emiliana e quella milanese starebbero per accedere alla data room dell'istituto genovese. Operazione considerata preliminare alle fusioni

I soggetti interessati ad acquisire la quota azionaria di maggioranza del gruppo sarebbero sette-otto, inclusi alcuni fondi internazionali di private equity

Cassa Centrale banca, azionista di minoranza, lo scorso marzo ha ufficialmente rinunciato a esercitare il suo diritto di prelazione su Carige

L'acquirente del pacchetto di controllo si troverebbe a bilancio crediti fiscali per 400 milioni di euro (o 600, se dovesse cambiare la normativa)

Secondo indiscrezioni di stampa BancoBpm e Credem avrebbero entrambe firmato un accordo di non divulgazione per accedere alla data room dell'istituto genovese. L'unica a confermare il contatto è stata Credem, la quale ha appena concluso la fusione per incorporazione di CrCento. Tuttavia, a mostrare interesse nei confronti dell'operazione sarebbero state avvistate anche Credit Agricole Italia, Bper (fresca di acquisizione di alcuni sportelli Ubi) e Intesa Sanpaolo, regina nel 2020 con la maxi operazione Ubi. Il colosso guidato da Carlo Messina ha però smentito l'interessamento al dossier Carige. Sullo sfondo anche due o tre fondi internazionali di private equity. I riflettori sono però puntati su BancoBpm, sempre più ipotetico perno del futuro terzo (o secondo?) polo bancario italiano.
Il futuro acquirente corre per un pacchetto azionario pari all'80%, ora nelle mani del Fondo interbancario di tutela dei depositi. Cassa Centrale banca, azionista di minoranza, lo scorso marzo ha ufficialmente rinunciato a esercitare il suo diritto di prelazione. La tabella di marcia prevede che le offerte non vincolanti arrivino entro luglio, per poi lasciare spazio entro settembre a quelle vincolanti.

Vantaggi e svantaggi di un'acquisizione Carige da parte di Bpm o Credem


Il gruppo guidato da Francesco Guido resta impantanato in una redditività negativa: si prevedono infatti perdite fino almeno al 2022. Ciò però comporta – per la normativa fiscale italiana – una dote di almeno 400 milioni di euro di crediti fiscali per l'eventuale acquirente. In caso di modifica della legge, la cifra potrebbe innalzarsi a 600 milioni. Il profilo di rischio della banca inoltre risulta particolarmente basso, con una quota di crediti deteriorati (Npe ratio) pari stabilmente al 4,9%. A ciò si aggiunge, dicono gli osservatori, una certa vivacità commerciale.

Gli analisti di Intesa Sanpaolo ritengono un'eventuale acquisizione di Carige da parte di Credem «coerente con la strategia di crescita della banca», tuttavia molto cauta nelle operazioni di fusione e acquisizione. Per Banco Bpm invece la fusione con la banca genovese rappresenterebbe una «seconda scelta» rispetto a una fusione con Bper o Unicredit. Solo in questi ultimi casi infatti la quota di mercato della banca milanese aumenterebbe significativamente.
Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, garganica, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l'Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell'arte e del lusso. In We Wealth dalla sua fondazione
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