Banche divise: a quando il ritorno in ufficio?

Lorenzo Magnani
Lorenzo Magnani
12.5.2021
Tempo di lettura: 2'
La pandemia ha accesso i riflettori su costi e benefici dello smart working. Per le banche americane urge il ritorno alla normalità, quelle europee spingono invece per un approccio ibrido

Il Financial Times ha fatto il punto su quali sono le prospettive per i dipendenti bancari in tema di ritorno al lavoro in ufficio

JPMorgan Chase e Goldman Sachs hanno richiamato tutto il personale americano nei loro uffici già il mese prossimo

Hsbc e SecGen invece hanno iniziato ad adottare misure che agevolano il lavoro flessibile, riducendo così i costi del lavoro in ufficio

Che se lo riconosca o meno, il covid ha cambiato il nostro modo di vivere e di lavorare. Lo smart-working da eccezione personale è diventata una prassi consolidata trasversale a molte industrie. Prassi al momento contingente al momento presente, ma che, una volta rientrata l'emergenza sanitaria, molte aziende potrebbero continuare a preferire. Il tema è dibattuto anche nel settore bancario, come ha evidenziato un articolo del Financial Times: alcuni banchieri premono per un rapido ritorno alla normalità, altri sono invece più attendisti.
A sposare l'idea che il ritorno ufficio sia necessario il quanto prima possibile per il buon andamento degli affari sono soprattutto gli istituti statunitensi. JPMorgan Chase e Goldman Sachs hanno richiamato tutto il personale americano nei loro uffici già il mese prossimo. Al contrario, le banche europee, dalla londinese HSBC alla francese Société Générale, stanno tornando in ufficio più gradualmente e il management è più aperto all'opzione di lavoro flessibile. I sostenitori di un ritorno alla norma pre-pandemia dicono che il lavoro a distanza smorza la cultura aziendale, rende i dipendenti più giovani più difficili da formare, e danneggia la competitività quando si tratta di vincere affari dai clienti. Dall'altra parte i sostenitori dell'approccio ibrido sostengono che il covid ha dimostrato che il lavoro a distanza non ha un impatto sulla produttività, dato che le banche d'investimento hanno riportato ricavi record nel 2020.
Tra i più fermi sostenitori dell'esigenza del lavoro in loco c'è Jamie Dimon. “Vogliamo che la gente torni al lavoro, e la mia opinione è che a settembre sarà proprio come prima" ha dichiarato la scorsa settimana l'amministratore delegato di JP Morgan, che ha dato avviso di stare cancellando dalla propria agenda le riunioni programmate su Zoom per i prossimi mesi. Per Dimon la decisione verte sul fatto che non avere un rapporto di persona con i clienti è il preludio per perderli. Ipotesi che rigetta invece Frédéric Oudéa, amministratore delegato della francese Société Générale, secondo cui lo stare 22 ore in ufficio è superata. SocGen ha annunciato un accordo con i sindacati per permettere a tutto il personale francese di lavorare da casa tre giorni a settimana dopo che la crisi si sarà placata. Anche il ceo di HSBC Noel Quinn è per la via “europea”: in ballo c'è anche un tema di costi. Hsbc ha l'obiettivo di tagliare il 40% dei costi della sua sede globale. Lo stesso Quinn ha detto che darà il buon esempio lavorando spesso in remoto e dimezzando i suoi viaggi di lavoro. Inoltre i manager della C-suite ora non avranno più un proprio ufficio e faranno hot-desking.

Le banche stanno anche prestando maggiore attenzione al morale dei dipendenti dopo che la pandemia ha ravvivato le critiche sulle condizioni lavorative del settore. A febbraio, un gruppo di analisti del primo anno nella divisione investment banking di Goldman Sachs si è lamentato dell'eccessivo carico di lavoro affermando che la loro settimana lavorativa media era di 95 ore: lavoro fino alle 3 di mattina, cinque ore di sonno, per poi ripartire con una nuova giornata.
Laureato in Finanza e mercati Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano, nella redazione di We Wealth scrive di mercati, con un occhio anche ai private market. Si occupa anche di pleasure asset, in particolare di orologi, vini e moto d’epoca.
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