Banche europee: come reggono l'urto del conflitto russo-ucraino

Rita Annunziata
22.4.2022
Tempo di lettura: 5'
S&P Global Ratings spiega perché le banche europee saranno in grado di assorbire le ricadute economiche del conflitto russo-ucraino. E quali sono più esposte ai rischi

Lo scenario base elaborato da S&P a inizio marzo rimane inalterato: il conflitto russo-ucraino ridurrà l’attività per uno o due trimestri, la guerra non si estenderà ad altri paesi e non prevedrà il coinvolgimento di armi non convenzionali

I legami tra le banche europee e l’Est Europa si sono ridotti drasticamente negli ultimi anni al punto da divenire trascurabili a livello di sistema. A fine 2021 le esposizioni nei confronti di Russia, Ucraina e Bielorussia ammontavano a 92 miliardi di euro

Le banche europee sono in grado di gestire le più ampie ricadute economiche connesse al perdurare del conflitto russo-ucraino. Almeno nello scenario base elaborato da S&P Global Ratings nella nuova analisi The Russia-Ukraine conflict: european banks can manage the economic spillovers, for now.
Le esposizioni dirette degli istituti nei confronti dei paesi coinvolti nella guerra sono infatti complessivamente limitate, con solo una manciata di attività significative tra Russia, Ucraina e Bielorussia. Per queste banche alcune perdite finanziarie sono “inevitabili”, ma secondo S&P resteranno tendenzialmente gestibili considerando le riserve esistenti e la diversificazione complessiva. Diverso sarà il caso della gestione operativa della crisi, ritenuta più complessa e dispendiosa in termini di tempistiche. Basti pensare al destino delle filiali russe che, si legge nel rapporto, rischia di “rimanere in bilico per un po'”.
Lo scenario base elaborato da S&P lo scorso 3 marzo è rimasto inalterato e prevede che il conflitto russo-ucraino ridurrà l'attività per uno o due trimestri, la guerra non si estenderà ad altri paesi né prevedrà il coinvolgimento di armi non convenzionali, le esportazioni russe di petrolio e gas verso l'Unione europea non saranno tagliate, i prezzi delle materie prime (specie quelli del petrolio) dovrebbero ridursi gradualmente al termine del conflitto e le catene di approvvigionamento non subiranno un'interruzione permanente. Certo, avverte S&P, parallelamente si sono rafforzati alcuni rischi al ribasso come un duro stop all'energia russa, un'inflazione costantemente elevata e un riprezzamento del mercato all'ingrosso. “La sensibilità a questi scenari al ribasso varia nei sistemi bancari europei”, scrivono gli analisti, rassicurando tuttavia che “se uno o più di essi si concretizzassero, l'intervento del governo sul fronte fiscale smorzerebbe in qualche modo l'effetto sull'economia reale e sulle banche”.

Le banche maggiormente esposte


In questo contesto, i legami tra le banche europee e l'Est Europa si sono dunque ridotti drasticamente negli ultimi anni al punto da divenire “trascurabili a livello di sistema”. A fine 2021 le esposizioni nei confronti di Russia, Ucraina e Bielorussia ammontavano a 92 miliardi di euro. Tra gli istituti che che vantano una presenza maggiormente significativa in Russia o in Ucraina vi è Société Générale che lo scorso 11 aprile ha annunciato che avrebbe venduto la sua filiale russa; il che, stando ai calcoli di S&P, le costerà 2 miliardi di euro, riducendo il suo Common equity tier 1 ratio di 20 punti base. Quanto a UniCredit, si attendono novità sul futuro della sua controllata russa. Ma per gli analisti si tratterebbe comunque di una mossa gestibile anche per il gruppo.

Intanto, i rincari energetici e la carenza di materie prime impatteranno su alcuni settori specifici come i servizi pubblici, l'edilizia e quelli manifatturieri a più alta intensità energetica. E per le banche significherà una minore crescita dei prestiti e delle attività in questi segmenti aziendali e un aumento del rischio di portafoglio. “Riteniamo che alcuni paesi dell'Europa centrale e orientale, in misura minore Italia e Germania, siano più esposti a causa dell'importanza relativa del manifatturiero, dei servizi pubblici e delle costruzioni nelle loro economie e nel mercato del lavoro”, osservano al proposito gli analisti.

In secondo luogo, stando alle stime di S&P, la guerra rallenterà l'attività economica europea complessiva per uno o due quarti. Tuttavia, gli economisti prevedono che la crescita dell'Unione europea e del Regno Unito rallenterà (e non si arresterà) al 3,3% e al 3,5% nel 2022. Nessun paese dovrebbe assistere a una contrazione del prodotto interno lordo quest'anno o il prossimo e anche gli effetti sulla disoccupazione dovrebbero essere “modesti”. In questo contesto, spiegano, anche se “le banche europee dovessero assistere a una crescita dei prestiti più lenta del previsto e a prospettive commerciali complessivamente ridotte, la qualità complessiva degli attivi dovrebbe reggere”. Inoltre, lo shock dei prezzi dell'energia innescato dalla guerra viene considerato temporaneo e, di conseguenza, anche il possibile incremento dei costi operativi degli istituti di credito dovrebbe restare circoscritto al breve termine.
Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.
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