Banche: come assorbire l'urto dei 1.200 miliardi di npl in arrivo

Rita Annunziata
9.9.2021
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In arrivo un'ondata di npl in tutta Europa, che potrebbe toccare i 1.200 miliardi di euro. Una cifra gestibile, secondo Bain & Company, se le banche assumeranno un atteggiamento proattivo su cinque aree

Gli istituti di credito europei si preparano a gestire un’ondata di npl in arrivo tra la fine del 2021 e il 2022, quando i governi nazionali sospenderanno le misure eccezionali sui prestiti. Si parla di una cifra compresa tra 0,9 e 1,2 trilioni di euro

Roberto Frazzitta: “Le banche oggi hanno un’opportunità unica di ripensare ai propri modelli, con l’obiettivo di assicurarsi una crescita redditizia. Accelerando la digitalizzazione e lavorando sulla sostenibilità”

A oltre un anno e mezzo dallo scoppio dell'emergenza pandemica, di fronte agli istituti di credito europei si apre l'opportunità di trasformare la crisi nel trampolino di lancio di nuovi modelli di business. Un'occasione, secondo gli esperti di Bain & Company, anche per gestire il violento urto di npl in arrivo tra la fine del 2021 e il 2022, quando i governi nazionali sospenderanno le misure eccezionali sui prestiti. Si parla di una cifra compresa tra 0,9 e 1,2 trilioni di euro. “Un'ondata di portata considerevole ma gestibile, se le banche assumono un atteggiamento proattivo”, nelle parole di Roberto Frazzitta, partner dell'azienda di consulenza globale.
“Le banche oggi hanno un'opportunità unica di ripensare ai propri modelli, con l'obiettivo di assicurarsi una crescita redditizia”, spiega Frazzitta. “È chiaro come debbano affrontare la sfida incombente di un aumento dei crediti in sofferenza, ma è necessario che guardino anche oltre, accelerando la digitalizzazione e lavorando sulla sostenibilità, in modo che diventi veramente centrale nel loro business”. Senza dimenticare poi il nodo del basso rendimento del capitale, con il “Roe in calo ulteriormente nel 2020 e il cost-income ratio rimasto bloccato in media a circa il 66%”, interviene Giulio Naso, anch'egli partner di Bain & Company.
Si tratta di numeri dietro i quali si celano due ulteriori problematiche: da un lato il digital divide che separa le giovani banche dalle incumbent (che per queste ultime significa performance minori in termini di costi, velocità e customer experience) e dall'altro la redditività “evaporata nei pool di entrate tradizionali, come i prestiti commerciali oltre i 250mila euro”, scrivono gli esperti. Tematiche strutturali che, tuttavia, potrebbero trovare risposta in un intervento mirato su cinque aree. Una volta “sviluppato un piano solido sul tema npl”, precisano.

Innanzitutto premere ancor più l'acceleratore sulla digitalizzazione, valutando “onestamente la velocità” del proprio progresso digitale e spingendo le risorse sulle aree che “contano di più per i clienti e per la redditività dell'istituto”. Puntare poi sulla sostenibilità, anche in termini di costi. Basti pensare alla ridefinizione dei beni immobili resasi necessaria dalle nuove modalità di lavoro (vedi lo smart working) ma anche a un uso più intelligente della tecnologia, della digitalizzazione e degli strumenti di automazione. Seguono al terzo e quarto posto la necessità di individuare nuovi percorsi per la redditività e trasformare la sostenibilità in una proposta commerciale. “I prodotti e la consulenza relativi a questioni come la decarbonizzazione e il rischio climatico porteranno a una riconfigurazione dei processi interni sulla gestione del rischio, la catena di fornitura e i beni immobiliari”, osservano al proposito i due esperti. “Raggiungere un profilo sostenibile può tradursi in una migliore economia e una maggiore resilienza della banca”.

Chiude il cerchio la necessità di accelerare il consolidamento. Dal 2019, infatti, i primi tre player di ogni mercato nazionale a livello europeo vantano meno del 50% dei depositi del proprio mercato di riferimento. Certo, rassicura Bain & Company, le stime sull'escalation di operazioni M&A restano positive. Il che significa che deal nazionali che vedono la partecipazione degli istituti di minori dimensioni potranno consentire una migliore gestione dei costi e delle richieste normative. Mentre quelli “opportunistici transfrontalieri emergeranno sulla scia della spinta delle autorità di regolamentazione che chiedono istituti più grandi e più sani”. Da non escludere, concludono gli esperti, anche l'acquisizione di fintech. Considerando le loro valutazioni in discesa.
Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.
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