T-Rowe Price, gestione attiva vincente in tempi di volatilità

Livia Caivano
Livia Caivano
7.12.2018
Tempo di lettura: 5'
La risposta vincente per affrontare la maggiore volatilità dei mercati, attesa anche per il prossimo anno, è quella di affidarsi a una gestione attiva dei portafogli. A proporla in Italia è un gigante dell'asset management made in Usa, T.Rowe Price

L'asset manager gestisce a livello mondiale oltre 1000 miliardi di dollari

E' in Italia da circa quattro anni

T.Rowe Price nasce nel 1937, proprio nel pieno della Grande Crisi e ha nel suo Dna l'abitudine a gestire periodi di turbolenza. E' in Italia da circa quattro anni e dopo il wholesale, il canale istituzionale e quello della distribuzione, il focus del suo percorso di crescita è tutto indirizzato al private banking.

Alla guida di questa sfida, è il country head of Italy Donato Savatteri. “Stiamo stringendo partnership rilevanti con alcuni gruppi leader in Italia. Uno degli obiettivi principali per il business locale è proprio quello di approfondire i rapporti con la clientela private banking, forti della qualità della nostra offerta, dell'affidabilità del nostro gruppo e della capacità di costruire anche veicoli dedicati e customizzati per i private banker, mettendo a disposizione strategie non presenti nella nostra Sicav”.
 Ciò che T.Rowe Price ha da offrire alla clientela private banking sono soprattutto “strategie sofisticate”, non accessibili alla clientela retail ma piuttosto rivolte agli investitori qualificati. “In Italia – precisa il country head - vogliamo rafforzare in modo significativo l'attività di marketing e comunicazione, al fine di incrementare la riconoscibilità del nostro brand”. In che modo? “Aumenteremo gli sforzi tramite gli incontri con i nostri gestori ma anche traslando a livello locale alcune delle best practice che ci distinguono sul mercato 
statunitense,
 come i programmi 
studiati per l'educazione finanziaria dei giovani
e l'approccio ai Millennials”, 
un tema particolarmente sentito dai private banker d'oltreoceano e che negli ultimi mesi si trova al centro del dibattito anche in Italia. Nel 2019 l'economia mondiale - e così quella italiana - è attesa in ulteriore rallentamento anche se dovrebbe rimanere ancora sostanzialmente in salute. Savatteri spiega da dove proverranno, nelle stime di T.Rowe Price, le maggiori tensioni a livello globale: “Negli Stati Uniti il rialzo dei tassi proseguirà, mentre l'Europa affronterà il primo anno senza il supporto del quantitative easing della Banca centrale europea”. Inoltre “sia le guerre commerciali che gli sviluppi della Brexit continueranno a catalizzare l'attenzione degli operatori. Tutti questi elementi alimenteranno l'incertezza sui mercati e favoriranno una maggiore volatilità”. Di conseguenza, sono in molti ad aspettarsi minori correlazioni e una maggiore dispersione dei rendimenti. “Questo nuovo contesto premierà un approccio strategico e di qualità agli investimenti, basato su una piattaforma di ricerca ampia, dotata di professionisti capaci, in grado di evitare i titoli problematici per individuare invece i vincitori di domani. In T. Rowe Price, ci avvaliamo di 595 professionisti degli investimenti in tutto il mondo e 274 analisti interni dedicati alla ricerca fondamentale bottom-up, che ogni anno coprono direttamente circa il 65% della capitalizzazione di mercato a livello globale”. Nel corso dell'anno prossimo, “ci aspettiamo ancora ritorni positivi, ma una maggiore dispersione. Sarà quindi cruciale stare dal lato giusto del cambiamento e identificare con selettività i nomi giusti, sottopesando o escludendo quelli problematici, cosa che un gestore passivo non può fare fintanto che un titolo resta in un indice”.
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Donato Savatteri - country head Italia T.Rowe Price
“A questo proposito, riteniamo che sia appena iniziato uno dei cicli dell'alpha in cui la gestione attiva tenderà a sovraperformare quella passiva”. T.Rowe Price fa un passo indietro e 
per capire da che parte stare nella secolare lotta tra gestione attiva e passiva, ricorda come
si siano susseguiti i cicli dal 1990 a oggi. “Identifichiamo quattro cicli, due favorevoli alla gestione attiva e due favorevoli a quella passiva. Nel 2000 – ricorda Savatteri - è partito il primo, durato poi 10 anni, a favore degli attivi, in quanto la bolla tech, prima, e la crisi finanziaria del 2008, poi, hanno messo in luce le capacità di selezione dei gestori attivi, che hanno appunto potuto evitare
le ‘trappole', quali i titoli tech 
allo scoppio della bolla, i titoli sub-prime e quelli bancari durante la Grande Crisi finanziaria del 2008”. I periodi più favorevoli alla gestione passiva hanno invece caratterizzato la fine dello scorso secolo e gli anni successivi alla crisi globale. Ma “già nel 2017, è aumentata rispetto al 2016 la percentuale di fondi attivi che hanno battuto il benchmark, in quanto era cresciuta la volatilità. Nel 2018 questa tendenza si è ulteriormente rafforzata e ora ci troviamo all'inizio di un nuovo ciclo favorevole alla gestione attiva”. La strategia vincente, secondo T.Rowe Price, va ricercata nei piani di accumulo di capitale (Pac). “L'idea che suggeriamo per il 2019 è quella di combinare una gestione attiva di qualità con un piano di accumulo, alla luce del previsto aumento della volatilità e quindi delle oscillazioni nei corsi azionari. Riteniamo che i Pac, a dispetto di quello che può essere un luogo comune, possano essere strumenti molto interessanti - chiarisce il country head - anche per i grandi patrimoni e non solo per i piccoli risparmiatori. Si può infatti scegliere sia l'ammontare del piano, che la portata della rata, ripartendo quindi anche una cifra molto rilevante su rate mensili di importo elevato. Questa tipologia di investimento permette di approfittare della volatilità dei mercati: più è elevata la cifra investita ogni mese, più in valore assoluto si può beneficiare dei Pac, in quanto in momenti di ribasso dei mercati, si acquisteranno più quote. Si tratta quindi a nostro avviso, di una strategia molto opportuna per trasformare la volatilità in opportunità, specialmente sul mercato azionario o su altre asset class volatili, come l'obbligazionario emergente o l'high yield. Ultimo ma non ultimo, i piani di accumulo - sottolinea ancora Savatteri - aiutano a ‘smussare' l'emotività dei clienti e ad attenuare quindi la volatilità tipica dell'investimento a breve termine".

Quanto alle asset class “riteniamo che valga sempre la pena allocare una parte del proprio portafoglio all'azionario Usa: all'interno dell'indice Msci All Country World, l'azionario americano rappresenta circa il 55%, pertanto l'investitore italiano è sempre, per definizione, sottopesato: anche senza andare naturalmente a replicare queste percentuali, sicuramente è indicato partecipare alla crescita di questo mercato, che è il più liquido del mondo, che molto spesso sovraperforma gli altri mercati azionari e che, negli ultimi dieci anni, ha sempre tenuto meglio rispetto al mercato europeo nelle fasi di drawdown – anche durante la Grande Crisi Finanziaria del 2008. Anche nell'azionario Usa, mercato tradizionalmente difficile da battere, affidarsi ad un gestore con un comprovato track record può fare una grande differenza, soprattutto in fasi di mercato in cui aumentano volatilità e dispersione dei rendimenti”.

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