Sostenibilità al servizio di una gestione attiva e a lungo termine

Riccardo Sabbatini
Riccardo Sabbatini
4.12.2018
Tempo di lettura: 5'
Da oltre 40 anni Aviva Investors incorpora nel suo processo di investimento i criteri Esg che coinvolgono ormai tutti i suoi asset (348 miliardi di sterline). In questa intervista, Paolo Sarno, responsabile wholesale, Southern Europe della società, spiega metodo e risultati

“Il nostro team, composto da 16 specialisti in investimenti responsabili, collabora con i fund manager e gli analisti per integrare l'Esg nel nostro processo d'investimento in tutte le classi di attività”

“Non abbiamo fondi private equity ma investiamo in real asset: real estate, infrastrutture e private corporate debt. Anche in Italia dove, ad esempio, abbiamo investito nel debito della metropolitana 4 di Milano. In tutto sono 40 miliardi destinati a crescere nei prossimi anni”

Sono i veterani della sostenibilità. Fin dagli anni settanta Aviva Investors seleziona le società dove investire non soltanto in relazione alle loro prospetive reddituali e di business ma anche valutando il rispetto degli standard ambientali, di corporate governance e sociali. Cioè di tutti quegli aspetti che rendono sostenibile nel lungo periodo la crescita e i profitti di un'impresa. “È un invidiabile track record e una caratteristica naturale per chi, come noi, è un investitore attivo globale e a lungo termine”, sottolinea Paolo Sarno da pochi mesi head of wholesale, Southern Europe della società, che in questa intervista spiega modalità e obiettivi del processo di investimento di una società di investimento nata da una matrice assicurativa - ancora oggi vengono dalla compagnia inglese Aviva buona parte dei suoi 348 miliardi di sterline di asset in gestione - ma che ha accelerato sensibilmente la sua crescita per vie esterne da quando (2014) Euan Munro ha assunto la carica di ceo. “L'analisi del rischio è da sempre il nostro Dna. Utilizziamo i principi di investimento responsabile (Sri) per conoscere un'azienda in modo più accurato, sappiamo meglio dove investiamo i nostri capitali. In questo modo non abbassiamo la volatilità di quegli asset ma ne gestiamo meglio il rischio”.

Il perimetro dell'investimento sostenibile e responsabile è ancora diversamente definito a livello internazionale. Spesso non sono del tutto chiare se vi sono asset class escluse, totalmente o parzialmente, dalle scelte del gestore. In particolare vi sono settori in cui i principi da voi adottati vi impediscono d'investire in assoluto, per esempio in imprese che producono armi, alcoolici oppure laddove vi sia lo sfruttamento di risorse naturali con elevato impatto ambientale come il fracking? Oppure investite in tutti i settori a patto che siano rispettati alcuni principi ed entro determinati limiti quantitativi?
Primariamente consideriamo sempre che i soldi che gestiamo non sono nostri. In quanto investitori responsabili, non crediamo sia eticamente corretto dettare ai nostri clienti quale debba essere la loro etica personale. Siamo consulenti e forniamo un servizio di gestione di fondi e dovremmo pertanto anteporre le preferenze dei nostri clienti alle nostre. Chiediamo ai nostri clienti istituzionali e ai loro consulenti quali siano le loro preferenze e, ove possibile, le accogliamo. Abbiamo un certo numero di clienti retail e istituzionali che hanno scelto di escludere alcune attività aziendali controverse come la produzione di munizioni a grappolo, mine terrestri, armi chimiche, biologiche e nucleari e l'industria del tabacco. La stessa Aviva è uno di questi clienti e Aviva Investors ha progettato e porta avanti un Ethical Investment Policy che considera tutti questi aspetti. In qualità di advisor, possiamo consigliare una strategia su misura che combina l'integrazione delle tematiche Esg per migliorare i rendimenti degli investimenti; oppure ancora attività di engagement che spingano verso l'adozione di criteri e politiche di voto sostenibili. Oltre a questo effettuiamo uno screening sull'eticità per allontanare i portafogli da società e pratiche controverse, mentre uno screening positivo ci porta a indirizzare maggiormente i portafogli verso aziende che forniscono soluzioni alle sfide sociali ed ambientali.

Come si traducono i principi Sri nella selezione e nella gestione dell'investimento?
Il nostro team composto da 16 specialisti in investimenti responsabili collabora con i fund manager e gli analisti per integrare l'Esg nel nostro processo d'investimento in tutte le classi di attività. In qualità di investitori a lungo termine, consideriamo fattori come la cultura aziendale, la buona governance, la strategia in materia di cambiamenti climatici e gli scenari normativi come elementi fondamentali per il successo dei nostri investimenti. Le considerazioni su questi fattori sono integrate da strumenti come la nostra Esg Heat Map, il nostro strumento di integrazione specifico per l'azienda basato sulla documentazione Esg, dati e analisi disponibili per tutti i team di investimento. Inoltre promuoviamo una nostra stewardship attiva attraverso l'engagement e il voto quale parte del processo decisionale delle aziende in cui siamo azionisti utilizzando la nostra influenza per promuovere buone pratiche nelle società in cui investiamo e per ottenere informazioni e ridurre il rischio di investimento per i nostri clienti sulle tematiche Esg.

Tra i criteri Esg, quelli riguardanti la governance sono particolarmente importanti in un processo di investimento e - si evince dai vostri report - guidano ben il 53% delle iniziative di engagement delle società investite. Quali sono i principi guida per Aviva Investors?
Cerchiamo di stabilire una relazione costruttiva e di supporto con i consigli di amministrazione delle società in cui investiamo. Siamo interessati a comprendere le specificità del business e il contesto in cui operano, riconoscendo che non esiste un modello di governance unico che può o dovrebbe essere applicato a tutti. Consideriamo pertanto attentamente le spiegazioni che le aziende forniscono quando si discostano dalle migliori prati - che in modo da garantire i necessari controlli e una protezione adeguata per gli azionisti. Cerchiamo di capire il modo in cui le società interpretano lo spirito - e non la lettera - di una buona governance, e teniamo conto dei trascorsi delle diverse realtà per formare la nostra opinione. In breve, non adottiamo una mentalità di pura e semplice compliance. Siamo interessati ai principi di buona governance e a come questi vengono realizzati nella pratica, per promuovere le migliori prospettive a lungo termine per le aziende in cui investiamo.

Come valutate lo strumento dell'Opa ostile che i manuali di corporate governance considerano uno strumento utile per estrarre valore da un'impresa ma che non sempre è giudicato allo stesso modo nelle metodologia Sri.
Nel valutare l'impresa oggetto di un'offerta pubblica di acquisto ostile, cerchiamo di capire se l'azienda creerà un valore sostenibile a lungo termine come impresa a sé stante o se è stata acquisita a puri scopi speculativi. Esaminiamo diversi fattori per determinare la nostra preferenza finale, uno dei quali è il grado di allineamento degli interessi a lungo termine tra noi investitori e il management team delle due entità. Ci formiamo anche un'opinione sulla credibilità della strategia a lungo termine proposta e sul track record di esecuzione. Prendiamo infine in considerazione il contesto di mercato più ampio, e cerchiamo di comprendere l'impatto e la gestione dei più ampi interessi degli stakeholder al momento di definire la nostra posizione.

Come valutate aziende in cui si verificano casi di rimozione del vertice com'è avvenuto recentemente in Tim con il ceo Amos Genish che Aviva Investors ha sostenuto nell'ultimo meeting degli azionisti?
Mi consenta di fare un discorso di metodo. Come per qualsiasi evento significativo di corporate governance, ci assicuriamo di identificare se vi è un allineamento completo tra le parti interessate e gli interessi dei nostri clienti, nonché dove possano sorgere potenziali conflitti. In questo modo, ci formiamo in modo indipendente una visione di quale leadership team è nella posizione migliore per realizzare una strategia che crei valore aggiunto. Cerchiamo anche di acquisire la fiducia neces - saria e quindi ci affidiamo agli organi e alle voci indipendenti all'interno dell'azienda che sono in una posizione migliore per proteggere i nostri interessi.

Che rappresenta l'Italia per Aviva Investors?
L'Italia è al centro della nostra strategia di sviluppo, la potremmo definire una Tier 1 country. Stiamo investendo molto e abbiamo un piano di sviluppo molto ambizioso. Partiamo da 2 miliardi di masse in gestione (al 31 ottobre 2018) e vogliamo crescere. Il nostro primo target di clientela è quello wholesale (fondi di fondi, gestioni patrimoniali). Poi viene la clientela istituzionale (fondi pensione, casse di previdenza etc.) e quindi le reti che si rivolgono alla clientela private, un segmento che teniamo a servire in modo sempre adeguato. Riteniamo di avere prodotti particolarmente adatti a queste tre tipologie di clientela. Come canale distributivo per la clientela private abbiamo in essere un rapporto storico con Fineco e ne stiamo valutando altri.

Ma non siete spaventati del “rischio Italia” che tiene in apprensione molti gestori internazionali? Colpisce nell'asset allocation dei vostri investimenti che ponderiate maggior - mente il rischio Brexit rispetto a quello dell'Italexit. Qual è la vostra view sui mercati?
È così, a nostro giudizio, il rischio di Italexit è sovrappesato dai mercati. In effetti l'attuale governo non ha avuto dagli elettori il mandato di portare il paese fuori dall'area dell'euro. Il rischio piuttosto riguarda le conseguenze di una manovra economica che incorpora ipotesi di crescita elevate su cui si esprime lo scetticismo degli investitori internazionali. Nel complesso, a livello globale, ci aspettiamo ancora una crescita dell'economia mondiale, benché moderata. I problemi sono tre. Il primo sono le guerre commerciali, il secondo è il rischio Brexit ed il terzo è il rischio Italia. Non tanto, come dicevo il rischio Italexit quanto i timori legati alla recente legge di bilancio. Già all'inizio dell'anno ci aspettavamo un aumento della volatilità, piuttosto è la sua intensità che ci ha sorpreso.

C'è un crescente interesse in questo periodo, tra i gestori, sui “real asset”, visti come uno strumento per sostenere l'economia reale ed anche per attenuare la volatilità dei mercati finanziari tradizionali. Anche in questo caso siete stati degli anticipatori?
Direi di si. Gestiamo circa 40 miliardi di euro in questa asset class, tramite la nostra piattaforma centralizzata investiamo in: real estate, infrastructure (sia equity che debito) e private corporate debt. L'Italia non è solamente un Paese dove facciamo fund raising ma anche dove investiamo: ad esempio, nel debito della metropolitana 4 di Milano. In tutto sono 40 miliardi destinati a crescere nei prossimi anni. C'è sempre più interesse in questa classe di asset per via di performance più elevate e della possibilità di estrarre un illiquidity premium che, in un contesto di bassi tassi d'interesse, attira la domanda degli investitori. A cercare queste soluzioni non sono soltanto gli istituzionali ma anche la clientela private. Fa questa scelta chi può permettersi “il lusso”, se così si può dire, di rimanere investito in un orizzonte temporale medio lungo (almeno 5 anni) alla ricerca della diversificazione degli investimenti e di una performance maggiore. Dal nostro punto di vista sono investimenti coerenti con la natura long term e previdenziale che caratterizza il nostro stile di gestione.

E quali altri prodotti innovativi sono presenti nel vostro scaffale?
Una nostra specialità sono i fondi multistrategy Aims, una tipologia di investimento total return che possiamo proporre grazie alle dimensioni che abbiamo raggiunto come investitore globale. Anche i nostri prodotti obbligazionari sui mercati emergenti raccolgono l'interesse degli investitori e, per le condizioni correnti dei mercati, i fondi global high yield short duration oltre ai real asset di cui parlavo in precedenza.

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