La nuova Franklin Templeton: taglia gigante, formula boutique

Pieremilio Gadda
Pieremilio Gadda
17.6.2021
Tempo di lettura: 5'
La fusione con Legg Mason ha fatto di Franklin Templeton il sesto più grande operatore del risparmio gestito indipendente. Portandolo nel suo perimetro una piccola galassia di società con competenze di altissimo profilo su singole classi di attivo. E ora l'obiettivo è “rafforzare il ruolo di player locale”. Il country head, Michele Quinto, spiega perché

Dopo la fusione Franklin Templeton ha visto aumentare le masse oltre quota 1.500 miliardi di dollari.

Franklin Templeton è presente nella Silicon Valley dal 1973 e può vantare una strategia focalizzata sull’innovazione tecnologica dal 1968.

Taglia extra large - è il sesto asset manager indipendente più grande al mondo - e specializzazione da boutique. Dimensione internazionale e presenza locale. Presidio dei mercati e caccia alle startup. Sono tutte “coppie” apparentemente dicotomiche che tuttavia diventano coerenti, senza stonature, nella nuova Franklin Templeton.

Un anno fa ha completato l'acquisizione di Legg Mason tra le più importanti operazioni di consolidamento nell'industria a livello globale dando vita a uno dei maggiori player indipendenti del risparmio gestito, con masse superiori a 1.500 miliardi di dollari e oltre 1.300 professionisti.

Il bilancio della fusione

“L'integrazione è completata, tutti i passaggi più importanti sono stati ultimati. Ora diamo sostanza al matrimonio, che poggia su due pilastri”, ricorda Michele Quinto, country head per l'Italia dell'asset manager californiano, presente in Italia da oltre 20 anni e la cui storia affonda le radici nel 1947, a New York.

“Un primo obiettivo è creare economie di scala. Diventare più grandi vuol dire essere nelle condizioni di fare maggiori investimenti nelle aree strategiche: tecnologia, competenze, distribuzione”, osserva Quinto. “Al tempo stesso – ed ecco il secondo pilastro abbiamo rafforzato le nostre capacità d'investimento, puntando sulla specializzazione: penso ad esempio alle sei società di investimento indipendenti che sono state integrate in seguito all'acquisizione di Legg Mason, come ClearBridge Investments e Martin Currie nell'azionario, Royce Investment Partners sul fronte small cap o Brandywine Global di Filadelfia. Senza contare Western Asset per il reddito fisso, una “boutique” che gestisce da sola oltre 500 miliardi di dollari”, precisa il top manager.
Qual è la priorità adesso?
Accentuare la nostra dimensione di player locale.

Per quale motivo?
La vicinanza al cliente permette di reagire prontamente all'evolvere delle condizioni di mercato. Significa poter lanciare un nuovo prodotto, magari costruito a quattro mani con i nostri partner del mondo distributivo, in tempi più rapidi. E con un focus specifico sul mercato italiano.

Un esempio concreto.
Qualche mese fa abbiamo costruito una soluzione ad hoc per un importante partner italiano: un fondo derivato da una nostra strategia ammiraglia del segmento obbligazionario, che però è stata adattata alle esigenze degli investitori italiani, ridimensionando le caratteristiche di volatilità, per offrire uno strumento più difensivo. Ci sono voluti meno di due mesi per la commercializzazione.

Il presidio locale aiuta anche a definire quali siano le strategie più adatte al mercato domestico, tra le centinaia disponibili attraverso le nostre 18 piattaforme di prodotto e quindi focalizzare gli sforzi di proposizione commerciale sugli strumenti giusti. In questa fase, ad esempio, c'è grande richiesta per strategie obbligazionarie in grado di resistere al rialzo dei rendimenti, attraverso una combinazione di titoli governativi, emissioni societarie, valute, Paesi emergenti, con una duration (durata finanziaria ndr) molto flessibile, come quella proposta da uno dei prodotti di Brandywine Global, per variare la sensibilità dell'investimento all'andamento dei tassi d'interesse.

Al tempo stesso, la presenza locale ci permette di sviluppare contenuti formativi e informativi dedicati e di rispondere velocemente a domande di qualsiasi genere provenienti dai nostri clienti. In Italia, del resto, vogliamo proporre una partnership che abbraccia tutto l'universo dell'asset management: gestione attiva, passiva, advisory, formazione, servizi.

L'arrivo di Mifid2, la direttiva europea che ha aggiornato la disciplina sul mercato degli strumenti finanziari, ha cambiato le regole del gioco. I costi operativi sono aumentati in modo significativo, gli intermediari preferiscono sviluppare partnership più solide con meno case prodotto. La famigerata architettura aperta forse non esiste già più...
La collaborazione tra asset manager e distributore è molto più stretta. Insieme disegniamo i prodotti, realizziamo le campagne di comunicazione e marketing. Facciamo squadra.

Quali sono i criteri che le reti utilizzano per scegliere i propri partner?
Le dimensioni contano. Come anche la capacità di abbracciare tutte le classi di attivo e diversi stili d'investimento. E poi la presenza locale, per i motivi che dicevo.

Il futuro del risparmio è sostenibile

La sostenibilità, a sua volta, sta diventando un fattore critico...
Ormai non si può prescindere da questo approccio. Il regolamento Sfdr, entrato in vigore il 10 marzo, è un passo importante per promuovere trasparenza ed autenticità nel modo in cui gli investitori interpretano tematiche Esg e della sostenibilità.

In Franklin Templeton, però, miriamo ad andare oltre il semplice rispetto della normativa: siamo decisi a diventare leader nel settore della sostenibilità. In seguito all'acquisizione di Legg Mason, abbiamo l'opportunità di offrire una sempre più ampia varietà di approcci Esg, da parte di tutti i nostri gestori specializzati, tra cui Brandywine Global, ClearBridge Investments e Martin Currie, che affiancano i team d'investimento Franklin Templeton.

Quanti sono i vostri fondi sostenibili?
Quasi tutti i fondi Franklin Templeton e Legg Mason, circa 160, oltre ai mandati di gestione affidati alle due società, prendono in considerazione i rischi per la sostenibilità, rilevanti ai sensi dell'articolo 6 del regolamento, e integrano la valutazione di questi rischi nel processo d'investimento, lasciando ai gestori piena autonomia decisionale.

Inoltre offriamo 20 fondi riconducibili all'articolo 8, che identifica le strategie che presentano caratteristiche ambientali e sociali vincolanti, più cinque prodotti articolo 9, contraddistinti, cioè, da uno specifico obiettivo di investimento sostenibile.

Un esempio è la strategia focalizzata sul cambiamento climatico. Non solo. A marzo abbiamo dato vita al nostro Stewardship and Sustainability Council, un comitato che riunisce gli specialisti di tematiche Esg di Franklin Templeton e delle società affiliate, e guiderà l'evoluzione della piattaforma di soluzioni sostenibili.

Nuove idee d'investimento

Gli investitori sono sempre a caccia di nuove idee. Quali sono le aree più intriganti sul piano dell'innovazione di prodotto?
Franklin Templeton proviene da una storia d'innovazione. Siamo presenti nella Silicon Valley dal 1973 e possiamo vantare una strategia focalizzata sull'innovazione tecnologica dal 1968.

Le nuove scoperte della genomica, le modalità dirompenti di sviluppo del commercio globale, le macchine “intelligenti”, sono tra i temi più attraenti, già disponibili nella nostra offerta negli Stati Uniti. Li porteremo anche in Italia.

Non solo. A San Mateo, nel 2019, abbiamo contribuito a lanciare un'iniziativa di scouting delle nuove imprese nel settore fintech, in partnership con EvoNexus, uno dei più prestigiosi incubatori di startup tecnologiche della California. Di fatto, Franklin Templeton è in grado di accompagnare le aziende lungo tutto il loro ciclo di vita, dalla startup alla quotazione. Questo ci permette di conoscere dall'interno alcune delle esperienze più promettenti nel panorama dell'innovazione finanziaria, destinate a diventare un giorno, chi lo sa, i campioni tech di domani. E perché no, a entrare nei portafogli dei nostri fondi.

Dove si collocano le nuove frontiere del risparmio gestito?

In futuro avremo delle soluzioni multi-asset di nuova generazione, che permetteranno di abbracciare anche classi di attivo alternative, accanto a azioni e reddito fisso, all'interno dei fondi. E poi, magari tra 10 o 15 anni, avremo fondi ad personam, personalizzati in base alle caratteristiche del singolo individuo.
Direttore del magazine We wealth direttore editoriale della redazione di We Wealth. Nato a Brescia, giornalista professionista, è laureato in Relazioni Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano. Nel passato ha coordinato la redazione di Forbes Italia e Collabora anche con l’Economia del Corriere della Sera e Milano Finanza.

Cosa vorresti fare?

X
I Cookies aiutano a migliorare l'esperienza sul sito.
Utilizzando il nostro sito, accetti le condizioni.
Consenti