Fondi attivi vs passivi, gap è più elevato su azionario Usa e globale

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Alberto Battaglia
9.12.2021
Tempo di lettura: 5'
Il 2021 è stato un anno difficile per i fondi attivi, ha evidenziato una nuova analisi di AJ Bell, che si estende all'ultimo decennio

Complessivamente, solo il 34% dei fondi azionari a gestione attiva è riuscito a superare la performance mediana delle controparti passive nei primi 11 mesi del 2021, ha affermato un nuovo rapporto di AJ Bell

La gestione attiva ha faticato a generare alfa nei mercati che negli ultimi dieci anni hanno corso di più (Nord America, globali) ma non è stato così per altre categorie di fondi

Anche nei primi 11 mesi del 2021, solo una minoranza dei fondi azionari a gestione attiva, il 34%, è riuscita a registrare performance più elevate rispetto a quelli che si limitano a replicare l'andamento degli indici. I dati più aggiornati sul tradizionale “scontro” fra fondi a gestione attiva e passiva sono arrivati dall'ultimo rapporto Manager vs Machine della società britannica AJ Bell, che ha analizzato le performance e le spese di circa 800 fondi aperti al dettaglio.

Più nel dettaglio, solo il 25% dei fondi azionari globali attivi ha battuto la performance mediana delle controparti passive nei primi 11 mesi dell'anno, una percentuale che scende al 19% se si restringe il campo ai fondi in Nord America. Queste due componenti rappresentano una larga parte degli asset gestiti nel mondo e sono, allo stesso tempo, le due aree nelle quali i fondi attivi faticano di più a mantenere la “promessa” di una performance superiore alla media di riferimento, al netto dei costi.

Nello stesso periodo, infatti, i fondi azionari attivi europei (escluso il Regno Uniti) hanno battuto le controparti passive nel 53% dei casi: la percentuale più elevata fra tutte le varie categorie di fondi analizzati da AJ Bell.

Se si allarga l'orizzonte temporale agli ultimi cinque o dieci anni il quadro diventa più variegato. I fondi azionari focalizzati su Nord America e equity globale (nel quale gli Usa restano preponderanti) sono quelli che hanno visto meno successi per la gestione attiva. Al contrario, i fondi attivi nelle altre aree come Mercati emergenti, Giappone o Europa hanno registrato performance relativamente migliori.

























































IA sector2021 YTD 5 year 10 year 
Asia Pacific Ex Japan26%44%63%
Europe Ex UK53%46%64%
Global25%40%30%
Global Emerging Markets50%63%72%
Japan47%61%64%
North America19%32%22%
UK41%71%85%
TOTAL34%51%56%

Qualche esempio. Negli ultimi cinque anni, solo il 32% dei fondi attivi con target sul mercato nordamericano e il 40% di quelli globali ha battuto le controparti passive, contro il 63% dei fondi attivi dedicati agli emergenti e il 71% di quelli dedicati al mercato britannico.

"Nel settore del Nord America, meno di un fondo attivo su cinque ha sovraperformato l'alternativa a gestione passiva nel 2021, e il quadro non è molto migliorato se si considera un periodo di 10 anni", ha affermato Laith Khalaf, responsabile dell'analisi degli investimenti di AJ Bell, "questo è in parte dovuto al fatto che il mercato azionario statunitense è osservato da così tanti occhi analitici che i gestori attivi trovano naturalmente più difficile trovare un vantaggio”.

A queste sfide per i fondi attivi Usa si aggiungerebbe anche il “continuo dominio del mercato da parte di un piccolo numero di grandi titoli tecnologici, che rafforzano il principio implicito dell'investimento passivo per il quale 'grande è bello'”. Questo fenomeno andrebbe a punire “coloro che allocano i portafogli con una visione dissenziente".

La tendenza a preferire le società ad elevata capitalizzazione si è estesa notevolmente anche al settore globale, ha aggiunto l'esperto di AJ Bell, “visto che il mercato azionario statunitense è cresciuto a tal punto da costituire ormai circa due terzi dell'indice mondiale".

"I fondi tracker globali assomigliano quindi sempre più ai fondi tracker statunitensi, rendendo più difficile per i fondi attivi competere in questa arena mentre gli Stati Uniti mantengono il loro ascendente", ha affermato Khalaf.

Sul fronte dei costi, in Europa le controparti attive prevedono costi ricorrenti mediamente superiori di 0,77 punti rispetto ai fondi passivi, ha calcolato la società, sottolineando come “le spese dei fondi attivi sono diventate più competitive da quando la Retail Distribution Review”, la normativa britannica analoga alla Mifid 2, “ha spinto a una maggiore trasparenza in questo mercato”.

Le considerazioni finali di AJ Bell, quindi non sono solo bianche o solo nere. Appare chiaro, però, che i fondi attivi raramente sono riusciti a superare le performance degli indici globali o statunitensi. Ovvero, quelli che negli ultimi dieci anni sono stati i più performanti, com'è possibile osservare dal secondo grafico.

In queste categorie, dunque, l'investitore dovrebbe avere qualche dubbio in più qualora gli venisse proposto di pagare un extra per una gestione attiva. Diverso il caso per i mercati emergenti e varie altre aree geografiche, che però negli anni passati hanno registrato rendimenti medi più contenuti.

“Vale la pena ricordare che la performance del mercato negli ultimi dieci anni è stata pesantemente influenzata da una politica monetaria ultra-allentata e dalla digitalizzazione dell'economia globale”, ha aggiunto in conclusione Khalaf, “se una o entrambe queste tendenze dovessero moderarsi o addirittura invertirsi, la vita potrebbe non rivelarsi così tranquilla per i fondi passivi che semplicemente investono denaro in base alle dimensioni delle aziende sul mercato".
Responsabile per l'area macroeonomica e assicurativa. Giornalista professionista, è laureato in Linguaggi dei media e diplomato in Giornalismo all'Università Cattolica

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