Come investire nelle imprese più inclusive

Alberto Battaglia
31.3.2022
Tempo di lettura: 5'
Le soluzioni per investire sull'aspetto dell'inclusività sociale sono numerose: ecco su che cosa i vari gestori basano le proprie valutazioni

Per orientarsi nella selezione delle società che brillano maggiormente sul fronte della diversity possono essere adottate varie soluzioni

Una scelta frequente consiste nel fare riferimento alle valutazioni di Equileap, un data provider indipendente divenuto una sorta di benchmark nella misurazione della parità di genere e dell'inclusività

Le ricerche su Google della locuzione “gender equality” sono quintuplicate negli ultimi cinque anni in Italia; quelle su “parità di genere” addirittura decuplicate. Quest'ultimo concetto è ormai più cercato del termine “femminismo”. Che cosa c'entra questo con la gestione patrimoniale? Come il movimento ambientalista giovanile ha dimostrato, l'allineamento dei valori alle scelte d'investimento sta influenzando profondamente l'industria del risparmio. In particolare, diverse ricerche hanno mostrato come le nuove generazioni siano decisamente più idealiste delle precedenti e siano più disposte a rinunciare anche a un pezzo dei ritorni, pur di provare la sensazione di lasciare un proprio segno sulla realtà. Il tema della gender equality, che potrebbe essere considerato come una branca specifica del tema diversity (che include anche razze, età, orientamenti sessuali), rientra a pieno titolo fra le offerte di carattere “etico” offerte dai gestori patrimoniali.

Per orientarsi nella selezione delle società che brillano maggiormente sul fronte della diversity possono essere adottate varie soluzioni. Alcuni Etf tematici come il Lyxor Global Gender Equality (DR) Ucits Etf, fanno riferimento alle valutazioni di Equileap, un data provider indipendente divenuto una sorta di benchmark nella misurazione della parità di genere e dell'inclusività. Equileap analizza oltre 4mila aziende in 23 Paesi del mondo applicando 19 parametri di valutazione, fra cui l'equilibrio di genere, il divario retributivo di genere, il congedo parentale retribuito e le politiche contro le molestie sessuali. Equileap è nata nel recente 2016, ma da allora, come abbiamo visto, la sensibilità del pubblico e degli investitori è andata ad aumentare notevolmente. Altre società d'investimento come State Street preferiscono compiere autonomamente la valutazione della diversity. State Street, che propone un suo Gender Diversity Index Etf, ha elaborato un suo indice che “traccia le performance delle large cap statunitensi che guidano il proprio settore nel far avanzare le donne e la gender diversity nei board e nelle posizioni di leadership”. Per chi desidera assecondare le proprie priorità etiche sulla diversity, entrare nel dettaglio dei criteri sulla base dei quali i fondi orientano la propria selezione dovrebbe essere un passo imprescindibile.

“In BlackRock siamo convinti che integrare la sostenibilità negli investimenti, cioè combinare gli investimenti tradizionali con insights legati ad aspetti ambientali, sociali e di governance (Esg), contribuisca a rendere i portafogli più resilienti e a ottenere rendimenti aggiustati per il rischio superiori nel lungo termine”, ha dichiarato a questo giornale la società di asset management, attiva sul terreno della parità di genere con una soluzione tematica dedicata, l'iShares Refinitiv Inclusion and Diversity Ucits Etf. BlackRock, per la selezione azionaria di questo fondo ha adottato quattro criteri. Le percentuali di diversity nei board, fra i dipendenti e i dirigenti; l'inclusione verso i dipendenti affetti da disabilità e servizi di assistenza; le notizie sulle controversie in merito a opportunità di carriera e salari; la soddisfazione dei dipendenti. “Il nostro punto di vista è che le aziende con un profilo solido sui temi rilevanti legati alla sostenibilità hanno il potenziale per fare meglio (rispetto a società che non incorporano questi principi)”, ha affermato BlackRock.

Anche Ubs è una delle società attive nell'investimento tematico dedicato alla partità di genere. “Nel 2018 abbiamo deciso di creare l' UBS Etf (IE) Global Gender Equality Ucits Etf (hedged to EUR) A-acc, che investe sull'indice Solactive Equileap Global Gender Equality 100 Leaders che riflette le 100 società leader a livello mondiale con un forte track record nella diversità di genere e nella sostenibilità con un focus sulla diversità nei consigli societari e nei ruoli dirigenziali”, ha dichiarato a We Wealth Alessandro Bonardi, Etf & Index sales Italy di Ubs AM. “L'indice è costruito in base alla ricerca di Equileap che produce il Gender Equality Global Report and Ranking analizzando annualmente oltre 3.000 società quotate di 23 paesi usando 19 criteri per misurare il loro progresso nella diversità di genere. A monte viene applicato un filtro di liquidità e sono escluse le società che nel loro business si occupano di armi, scommesse, tabacco e combustibili fossili”.

Bonardi ritiene che quella la diversity sia in grado di rafforzare il portafoglio. “Secondo Bloomberg, negli Usa le aziende che hanno una rappresentanza di almeno il 20% di donne nei cda o ai vertici hanno profitti superiori rispetto alla media. Inoltre, le aziende della prima categoria hanno visto aumentare, in media, il valore delle proprie azioni di quasi il 20% in cinque anni (contro il 15% di quelle non gender-diverse)”.

Secondo BlackRock l'aspetto sociale sta acquisendo sempre più importanza. “Negli ultimi anni ci si era spesso concentrati sulla E, per assecondare la transizione net zero. Ma S e G possono dare un contributo sostanziale all'ottenimento di un Esg rating robusto, in particolare su tematiche quali la gestione del capitale umano, la diversità e l'inclusione. Nello specifico, l'idea è che le aziende che monitorano, riportano e conseguono metriche di diversità, inclusione e valorizzazione delle persone genereranno risultati migliori nel tempo rispetto a quelle che non lo fanno”.

 

Articolo tratto dal numero del mensile We Wealth di marzo 2022
Responsabile per l'area macroeonomica e assicurativa. Giornalista professionista, è laureato in Linguaggi dei media e diplomato in Giornalismo all'Università Cattolica

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