La Cina multa banche e asset manager che nascondono Npl

Livia Caivano
Livia Caivano
28.5.2019
Tempo di lettura: 3'
I regolatori finanziari cinesi stanno intensificando le sanzioni nei confronti delle banche e dei gestori patrimoniali scoperti a nascondere i crediti deteriorati. Gli npl sono priorità dell'agenda del presidente Xi Jinping: solo nel 2018 ne sono stati smaltiti 258 miliardi di dollari

Il presidente Xi Jinping ha fatto della riduzione dei crediti deteriorati un elemento chiave della sua agenda finanziaria negli ultimi anni

Le banche sono state sorprese a utilizzare i fondi di società di asset management per iniettare liquidità ‘tossiche', rimuovendole temporaneamente dai bilanci

Crescono ancora gli sforzi del governo cinese nella lotta agli npl detenuti nelle banche e nei portafogli del Paese. Il presidente Xi Jinping ha fatto della riduzione dei crediti inesigibili un elemento chiave della sua agenda finanziaria, mosso dal timore che un'eccessiva quantità di crediti non esigibili possa generare instabilità finanziaria e sociale. Solo nel 2018 le autorità hanno costretto banche e asset manager a smaltire circa 258 miliardi di dollari di npl, mascherati nei conti come ‘prestiti speciali'.

Sono in aumento anche nel 2019 le multe per gli istituti e società che aiutano a coprire i crediti non performanti e ci sono almeno cinque grandi istituzioni, incluso un ramo della Industrial and Commercial Bank of China, che sono incorsi in queste sanzioni nell'ultimo mese. L'autorità di regolamentazione bancaria nel mese di aprile ha multato la Icbc, China Minsheng Bank, Tianjin Rural Commercial Bank e Shengjing Bank.

Per anni, le banche cinesi più piccole hanno mascherato la presenza degli npl classificandoli come prestiti speciali. Come risultato, le banche hanno insolitamente registrato un aumento del 20% dei prestiti con menzione speciale ma bassi tassi di crediti non deteriorati.

Le autorità di regolamentazione si concentrano ora anche sugli asset manager. Le società controllate dai governi locali sono state incaricate di risolvere parte del massiccio carico di crediti inesigibili del paese, ma in alcuni casi è emersa una certa reticenza, e che alcuni gestori cercano di nascondere le vere dimensioni del problema.

In alcune situazioni, le banche sono state sorprese a utilizzare i fondi delle società di management per iniettare liquidità ‘tossiche', rimuovendole temporaneamente dai bilanci. Spesso i gestori erano a conoscenza del trucco sui conti e l'accordo prevedeva che successivamente l'asset tossico venisse restituito alla banca, sotto pagamento di una percentuale.

 

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