L'investimento in Cina perde appeal, fra tassi Usa e crisi Ucraina

Alberto Battaglia
20.4.2022
Tempo di lettura: 5'
Il ciclo di rialzi monetari negli Stati Uniti, assieme al deterioramento delle prospettive di crescita ha allontanato i fondi dalla Cina

A marzo i fondi stranieri hanno venduto azioni quotate nella Cina continentale per 7 miliardi di dollari, ha affermato Bloomberg, cui si aggiungono vendite di debito governativo cinese per 14 miliardi di dollari, negli ultimi due mesi

Da inizio anno al 20 aprile l'indice azionario cinese Csi 300 ha ceduto oltre il 17%, mentre l'Euro Stoxx 600 ha limitato i danni al -6% e l'S&P 500 al -6,7%

Il ciclo di rialzi monetari negli Stati Uniti, assieme al deterioramento delle prospettive di crescita acuite dalla drastica politica zero-covid, ha contribuito a spostare altrove le preferenze degli investitori. A marzo i fondi stranieri hanno venduto azioni quotate nella Cina continentale per 7 miliardi di dollari, ha affermato Bloomberg, cui si aggiungono vendite di debito governativo cinese per 14 miliardi di dollari, negli ultimi due mesi.

Da inizio anno al 20 aprile l'indice azionario cinese Csi 300 ha ceduto oltre il 17%, mentre l'Euro Stoxx 600 ha limitato i danni al -6% e l'S&P 500 al -6,7%.

La diffidenza degli investitori verso il mercato cinese è aumentata in seguito all'invasione russa dell'Ucraina, sulla quale Pechino non ha voluto prendere una posizione netta né contro né a favore – anche se si è parlato di un sostegno silenzioso a Mosca. Secondo i dati compilati da Epfr Global nel primo trimestre del 2022 le azioni cinesi hanno ricevuto un afflusso netto di capitali da 20 miliardi di dollari, principalmente concentrati, però, nel mese di gennaio.

Il 19 aprile il Fondo monetario internazionale ha rivisto al ribasso la crescita cinese dal 4,8% al 4,4% per l'anno in corso, contro una stima governativa di una crescita del 5,5%.

Mentre le prospettive di crescita si raffreddano e resta sullo sfondo il rischio di un supporto più deciso all'alleato russo che esporrebbe Pechino a inevitabili sanzioni, i mercati hanno fatto i loro calcoli. La crescita dei rendimenti dei Buoni del Tesoro Usa osservata negli ultimi mesi ha fatto sì che sulle scadenze di 10 anni i bond cinesi non offrano più un premio rispetto alle all'alternativa americana – fatto che non si osservava dal 2010.

La divergenza nelle politiche monetarie delle rispettive banche centrali, dunque, sta incoraggiando gli investitori a reddito fisso a spostarsi da Pechino a Washington, ha osservato Helge Berger, responsabile della missione cinese del Fondo monetario internazionale. “Sono le le leggi della macroeconomia internazionale al lavoro”, ha dichiarato in un'intervista a Bloomberg, “stiamo osservando un cambio significativo nell'interesse relativo della Cina che è altamente correlato al rallentamento della crescita, mentre vediamo l'opposto nelle principali economie avanzate, specialmente negli Usa”.

Nonostante questo scenario l'obbligazionario governativo cinese mantiene alcuni estimatori. “Sul fronte obbligazionario, i titoli di stato cinesi non possono essere paragonati ai Treasury statunitensi in termini di beneficio di diversificazione, soprattutto nei periodi di stress”, ha affermato Roberto Rossignoli, portfolio manager di Moneyfarm, “il rischio valutario dell'investimento in obbligazioni cinesi rappresenta infatti uno scenario difficile da gestire, anche se lo yuan si è rivelato una valuta più stabile rispetto a quelle della maggior parte delle economie emergenti. Tuttavia le obbligazioni cinesi sono un asset da valutare con attenzione, grazie a un ciclo economico disallineato rispetto a quello occidentale, una bassa correlazione con il resto degli asset rischiosi e un interessante rendimento atteso”.
Responsabile per l'area macroeonomica e assicurativa. Giornalista professionista, è laureato in Linguaggi dei media e diplomato in Giornalismo all'Università Cattolica

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