Asset manager: è scontro con chi non si impegna su clima e diversity

Rita Annunziata
27.7.2021
Tempo di lettura: 3'
Fidelity minaccia di adottare una linea dura su clima e diversity, preparandosi a punire i board di oltre 1.000 aziende. Ma non è l'unica ad aver assunto impegni in tal senso

Sulla base della situazione attuale Fidelity International potrebbe votare contro la rielezione degli amministratori di circa 300-400 aziende ritenute responsabili di gran parte delle emissioni di carbonio all’interno dei propri portafogli d’investimento

BlackRock ha dichiarato di aver votato contro oltre 1.850 amministratori solo nel primo semestre dell’anno per la mancanza di diversity all’interno dei board, nonché contro 255 soggetti per le preoccupazioni legate al clima

L’iniziativa “Net zero asset managers”, avviata lo scorso dicembre al fine di stimolare il settore della gestione patrimoniale sul fronte del climate change, conta oggi 128 firmatari con 43mila miliardi di asset in gestione

Fidelity International, gestore patrimoniale con in pancia 787 miliardi di dollari di asset, minaccia di adottare una linea dura sul cambiamento climatico e la diversità di genere nei consigli di amministrazione. Preparandosi a punire i leader di oltre 1.000 società in giro per il mondo se entro il prossimo anno non affronteranno tali tematiche. Stando a quanto risulta al Financial Times, sulla base della situazione attuale Fidelity potrebbe votare contro la rielezione degli amministratori di circa 300-400 aziende ritenute responsabili di gran parte delle emissioni di carbonio all'interno dei propri portafogli d'investimento (che non hanno implementato una politica in tal senso e non divulgano informazioni sull'argomento). Allo stesso tempo, stima il gestore, i membri dei cda di un terzo delle 4mila società in cui investe rientrerebbero nel mirino per la questione-diversity.
Nel dettaglio, spiega il quotidiano economico-finanziario britannico, Fidelity colpirà i board nei mercati sviluppati che non contino almeno il 30% di donne; una percentuale che scivola al 15% nei mercati “dove gli standard di genere sono ancora in via di sviluppo”. Jenn-Hui Tan, global head of stewardship and sustainable investing di Fidelity International, ha dichiarato che la società spera che, discutendo con i consigli di amministrazione nei mesi a venire, possa riuscire a incoraggiare le aziende a intraprendere azioni più forti sul fronte della diversity e del climate change. “Siamo fiduciosi che la nostra politica le aiuterà a riconoscere il valore di cda diversi e a garantire i giusti livelli di rappresentanza”, ha spiegato, aggiungendo come l'attenzione alla diversità “non inizia e finisce” però all'interno dei board. In Giappone, per esempio, Fidelity avrebbe chiesto alle aziende di fornire dati sulla partecipazione femminile alla forza lavoro, sia a livello di management che di board, nonché sul divario retributivo di genere.
Ma non è l'unica ad aver assunto impegni in tal senso. BlackRock, per esempio, ha dichiarato di aver votato contro oltre 1.850 amministratori al 30 giugno 2021 per la mancanza di diversity all'interno dei board, nonché contro 255 soggetti per le preoccupazioni legate al clima. Lo scorso anno, invece, Axa investment managers ha annunciato che avrebbe adottato una delle politiche più severe del settore sulla diversità di genere, richiedendo che i cda fossero composti per almeno un terzo da donne nei mercati sviluppati. Inoltre, ha anche affermato che avrebbe votato contro il capo del comitato per le nomine o contro l'approvazione dei conti nei mercati emergenti e in Giappone qualora le donne non possedessero almeno un seggio o non costituissero il 10% dei cda più grandi.

Quanto al clima, da non dimenticare è l'iniziativa “Net zero asset managers” avviata lo scorso dicembre al fine di stimolare il settore della gestione patrimoniale sul fronte del climate change. Oggi conta 128 firmatari con 43mila miliardi di asset in gestione, tra cui Amundi, Franklin Templeton e Hsbc asset management. Società che hanno aderito all'obiettivo zero emissioni nette entro il 2050 (o prima), in linea con gli sforzi per limitare il riscaldamento globale a 1,5°C. “Il 2021 deve essere l'anno dell'azione per il clima per tutti gli attori economici. Governi e aziende hanno la responsabilità collettiva di passare a economie decarbonizzate adottando ambiziosi obiettivi di riduzione delle emissioni”, ha spiegato a inizio luglio Valérie Baudson, ceo di Amundi. “Siamo convinti che il settore finanziario sia un catalizzatore chiave dell'azione nella corsa al net zero”.

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