Bce e BoE, giovedì andranno in scena due copioni differenti

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Dalla Bce si aspettano segnali su un possibile cambio di rotta, che apra la strada ai primi rialzi dei tassi già nel 2022

A gennaio l'inflazione dell'Eurozona ha superato di ben mezzo punto le attese degli analisti,  alla vigilia della riunione della Bce del 3 febbraio. Il mercato sta sfidando la linea finora mantenuta dalla presidente Lagarde, prezzando due rialzi dei tassi già da quest'anno - gli occhi saranno puntati sulla sua conferenza stampa, per cercare segnali di un possibile cambio di rotta più conservatore

Nel frattempo, la Banca d'Inghilterra dovrebbe varare con ampio consenso il secondo rialzo dei tassi consecutivo, portando il costo del denaro allo 0,5%. Ciò aprirebbe il capitolo del Quantitative tightening, con possibile impatto sui sui rendimenti dei gilt nei prossimi mesi

Un'accelerazione inattesa dell'inflazione a gennaio ha aggiunto nuove pressioni sul board della Bce, alla vigilia della riunione di giovedì 3 febbraio. Dalla conferenza si attendono segnali su un possibile rialzo dei tassi già nel 2022. Una mossa che finora è stata esclusa dalla presidente Christine Lagarde, ma che i mercati hanno già iniziato a prezzare.

Secondo le stime Eurostat l'inflazione ha sveltito il passo dal 5% al 5,1% fra dicembre e gennaio; gli analisti sondati da Reuters sono stati spiazzati, dal momento che avevano previsto un tasso del 4,4%, più basso di ben mezzo punto.

Le maggiori responsabilità, dietro a questo livello record per l'inflazione dell'Area euro, ricadono ancora una volta sui prodotti energetici, i cui prezzi sono aumentati del 28,6% anno su anno, rispetto al +25,9% segnato a dicembre. Anche gli alimenti hanno registrato ulteriori rincari, passando da un tasso annuo del 4,7% a uno del 5,2%.

L'inflazione di fondo “core”, che esclude le componenti più volatili del paniere come energia, alimenti e tabacchi, è rallentata dal 2,6 al 2,3% a gennaio, offrendo qualche speranza sul fatto che gli elementi più persistenti del paniere restano non molto al di sopra del target di medio periodo al 2%.

Benché l'inflazione europea si sia mantenuta al di sopra degli obiettivi anche a gennaio, il consenso degli analisti ritiene improbabile che la Bce proceda a un rialzo dei tassi nel suo imminente incontro.  A dispetto della visione ufficiale finora espressa dalla Banca centrale europea, tuttavia, i mercati stanno già prezzando un tasso negativo sui depositi dello 0,25% entro prossimo dicembre, un livello più elevato di 25 punti base rispetto all'attuale -0,5%. Ciò implicherebbe due rialzi dei tassi da parte della Bce nel corso di quest'anno.

"La Bce è rimasta fedele al mantra di nessun rialzo dei tassi quest'anno, ma il mercato sta chiaramente sfidando questa visione", ha detto al Financial Times Richard McGuire, stratega dei tassi di Rabobank, "gli investitori pensano che la Bce potrebbe essere spaventata da questo cambiamento nell'inflazione".
Nel frattempo, un altro dato macroeconomico potrebbe potrebbe sfidare l'attuale impostazione "da colomba" della Bce: a dicembre il tasso di disoccupazione dell'Eurozona ha toccato il minimo storico al 7%. E' un'ottima notizia per chi cerca lavoro o intende cambiarlo, perché potrà negoziare salari più alti. Lo è meno per le imprese che potrebbero trasferire sui consumatori il maggiore costo del lavoro aumentando i prezzi di beni e servizi. Se questo processo si verifica, di solito alla banca centrale non resta che aumentare i tassi, raffreddare l'economia – e creare condizioni meno favorevoli per il mercato del lavoro.

Infine, se le tensioni geopolitiche in Ucraina dovessero sfociare in un conflitto fra la Russia e le forze Nato le pressioni inflazionistiche potrebbero subire un'ulteriore rinforzo.

Christine Lagarde dovrebbe mantenere integra la narrazione della Bce, ma gli analisti saranno molto attenti nell'individuare eventuali segnali di apertura a un possibile intervento restrittivo sui tassi già da quest'anno.

BoE: verso il secondo rialzo dei tassi consecutivo


Oltre la Manica, la Banca d'Inghilterra (BoE) procede con ritmo assai più spedito verso la normalizzazione delle politiche monetarie. Lo scorso dicembre la banca guidata da Andrew Bailey ha proceduto al primo rialzo dei tassi dall'inizio della pandemia, portandoli allo 0,25%. E' largamente atteso che, nel meeting del 3 febbraio, la Banca d'Inghilterra proceda con un nuovo rialzo dei tassi da 25 base, che porterebbe il costo del denaro allo 0,5%. Se ciò accadesse, sarebbe il primo inasprimento “consecutivo” mai varato dalla BoE dal 2004.

A dicembre il tasso d'inflazione annuo britannico ha raggiunto il 5,4%; contemporaneamente, il mercato del lavoro ha raggiunto un sostanziale equilibrio fra disoccupati e posti di lavoro vacanti. Sono segnali che dovrebbero incoraggiare la BoE a proseguire la rotta dei rialzi.

Non solo: una volta raggiunto il tasso dello 0,5%, aveva affermato la banca centrale lo scorso dicembre, si inizierà a considerare la riduzione degli asset del bilancio. Il Quantitative tightening, che al contrario del Qe tende a sottrarre liquidità dall'economia e a far aumentare i rendimenti dei titoli di stato, sarà un altro degli elementi che la BoE sperimenterà per prima, le grandi banche centrali della triade composta assieme a Fed e Bce.
Responsabile per l'area macroeonomica e assicurativa. Giornalista professionista, è laureato in Linguaggi dei media e diplomato in Giornalismo all'Università Cattolica
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